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Rifornimento con la carta aziendale. Non c’è obbligo di invio telematico

Rifornimento con la carta aziendale.
Non c’è obbligo di invio telematico

È sufficiente che i corrispettivi per la somministrazione di carburante ai dipendenti del proprio gruppo siano annotati in apposito registro, in linea con le previsioni del decreto Iva

Redazione – Fisco Oggi

 

Fisco Oggi

Una società che senza gestire direttamente impianti di distribuzione ad alta automazione, in forza di un contratto di netting intende fornire delle carte aziendali ai dipendenti del proprio gruppo per consentire la somministrazione di carburante, ferma l’annotazione nel relativo registro Iva, non ha obbligo di memorizzare e inviare telematicamente i relativi corrispettivi. È la sintesi della risposta n. 412/2019 dell’Agenzia delle entrate.

La società istante fornisce ai propri clienti soggetti passivi di imposta delle carte aziendali da utilizzare per il rifornimento di carburante, nell’ambito di un contratto di netting, che prevede somministrazioni continuative da parte del gestore, che ne annota i corrispettivi nel registro, e somministrazioni continuative da parte sua ai titolari della carta aziendale, documentate sempre con fattura. L’istante ha intenzione di fornire le carte anche ai dipendenti del suo gruppo e al riguardo chiede se è sufficiente annotare i corrispettivi nel registro secondo le previsioni dell’articolo 24 Dpr n. 633/1972, senza la necessità di emettere fattura nei rapporti business to consumer, B2C. Precisa, inoltre, i rifornimenti ai dipendenti sarebbero annotati dai gestori degli impianti nel registro dei corrispettivi e che i corrispettivi delle somministrazioni dalla società istante ai dipendenti titolari della carta aziendale sarebbero annotati in un suo apposito registro dei corrispettivi.
L’Agenzia fa un quadro della disciplina che oggi trova applicazione in materia fa una distinzione tra il rapporto gestore/istante e quello istante/dipendenti. Il primo caso, in cui sono coinvolti due soggetti passivi d’imposta, ricade nell’obbligo della fatturazione elettronica, tramite Sistema di interscambio: le fatture che vanno a documentare le cessioni dei gestori nei confronti della società seguono le regole generali per tempi e modalità di emissione. Più articolata è la documentazione delle cessioni di carburante nei confronti dei consumatori. In particolare, per effetto di quanto previsto dalla legge di Bilancio 2018 (articolo 1, comma 909, legge n. 205/2017), che introduce il comma 1-bis all’articolo 2, Dlgs n. 127/2015, a decorrere dal 1° luglio 2018 scatta l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi derivanti da cessioni di benzina e gasolio destinati ad essere utilizzati come carburanti per motori.

Con il provvedimento direttoriale del 28 maggio 2018, poi, l’Agenzia ha dato attuazione alla citata previsione fissando le informazioni da memorizzare e trasmettere telematicamente da parte dei soggetti passivi Iva interessati dall’obbligo comunicativo per le cessioni effettuate a partire dal 1° luglio 2018, che per ora riguarda i soli soggetti passivi “Iva che gestiscono impianti di distribuzione stradale di benzina e gasolio ad elevata automazione, in cui il rifornimento avviene unicamente in modalità self service prepagato muniti di sistemi automatizzati di telerilevazione dei dati di impianto, di terminali per il pagamento tramite accettatore di banconote e moneta elettronica (bancomat, carte di credito, prepagate, etc.) e di sistemi informatici per la gestione in remoto dei dati di carico e di scarico delle quantità di carburante”.
Come precisato dallo stesso provvedimento direttoriale, con successivi provvedimenti verranno individuate le altre categorie di soggetti e saranno definite modalità e termini graduali per l’adempimento dell’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi e dei dati del registro di carico e scarico dei carburanti, anche in considerazione del grado di automazione degli impianti stessi, fermo restando che l’ultimo termine di avvio dell’obbligo è individuato nella data del 1° gennaio 2020.

Facendo il punto delle regole utili al caso in esame, l’Agenzia rileva che per le cessioni nei confronti dei consumatori:

a) fino al 31 dicembre 2019, solo gli esercenti degli impianti di distribuzione hanno l’obbligo di certificare i relativi corrispettivi, tramite memorizzazione elettronica ed invio telematico nei tempi e modi fissati dal provvedimento delle Entrate del 28 maggio 2018 se il rifornimento di benzina o gasolio destinati ad essere utilizzati come carburanti per motori avviene presso un impianto ad alta automazione. Qualora la cessione riguardi altra tipologia di carburante per autotrazione, l’obbligo di certificazione viene meno in quanto escluso dall’articolo 1 del decreto del Mef del 10 maggio 2019.

b) dal 1° gennaio 2020, la memorizzazione e l’invio dei corrispettivi saranno necessari solo con riferimento alle cessioni diverse da quelle di carburanti per autotrazione.
Il documento di prassi ricorda che la memorizzazione elettronica e l’invio telematico dei dati corrispettivi possono sempre avvenire su base volontaria facendo, così, venire meno gli obblighi di registrazione di cui all’articolo 24, comma 1, del decreto Iva (articolo 2, comma 1, del Dlgs n. 127/2015).

In conclusione, nel caso in esame la società istante non è tenuta all’obbligo di invio telematico dei corrispettivi per la somministrazione di carburanti per autotrazione ai dipendenti del proprio gruppo, ma dovrà semplicemente annotare l’operazione nel relativo registro Iva. Può comunque procedere volontariamente.
Infine, in merito al momento in cui effettuare tale l’operazione, l’Agenzia precisa che l’annotazione dovrà avvenire con la medesima data valuta della trattenuta a carico dei dipendenti, in linea con la previsione dell’articolo 6, comma 2, del decreto Iva secondo la quale “l’operazione si considera effettuata all’atto del pagamento del corrispettivo”.

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Scaffalature portanti del magazzino, incluse nell’iperammortamento

Scaffalature portanti del magazzino, incluse nell’iperammortamento

L’agevolazione è applicabile, con effetto retroattivo, anche al costo della scaffalatura asservita dagli impianti automatici di movimentazione che costituisce parte del sistema costruttivo del fabbricato

Redazione – Fisco Oggi

 

Fisco Oggi

Una società che nel 2018  ha acquistato un magazzino automatizzato per lo stoccaggio di prodotti usufruendo del cosiddetto “iperammortamento” per le sole componenti impiantistiche, può, avvalendosi dell’articolo 3-quater del Dl n. 135/2018 (decreto semplificazioni), accedere al beneficio anche per la parte di costo delle scaffalature, inizialmente esclusa perché oggetto di stima castale. Al riguardo non sarà necessario allegare una nuova perizia giurata essendo sufficiente allegare alla vecchia perizia una semplice dichiarazione del legale rappresentante che indichi il costo attribuibile alla scaffalatura asservita agli impianti automatici di movimentazione. È la sintesi del chiarimento fornito dall’Agenzia con la risposta n.408 del 10 ottobre 2019.

Beneficio valido per l’investimento periziato nel 2018
L’istante sostiene di aver incluso fra gli investimenti agevolabili le sole componenti impiantistiche dei magazzini autoportanti escludendo, invece, le voci di costo oggetto di stima catastale, in linea con le precisazioni della risoluzione n. 62/2018, secondo cui sono “agevolabili con il super/iperammortamento le sole componenti impiantistiche dei magazzini autoportanti, ossia le componenti escluse dalla determinazione della rendita catastale secondo i criteri sopra esposti”.

Tuttavia, alla luce della precisazione contenuta nel decreto Semplificazioni 2017 (articolo 3-quater, comma 4, Dl 135/2018), secondo cui “Ai soli fini dell’applicazione della disciplina di cui all’articolo 1, comma 9, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, il costo agevolabile dei magazzini automatizzati interconnessi ai sistemi gestionali di fabbrica, di cui all’allegato A annesso alla suddetta legge, si intende comprensivo anche del costo attribuibile alla scaffalatura asservita dagli impianti automatici di movimentazione, che costituisce, al contempo, parte del sistema costruttivo dell’intero fabbricato; resta ferma la rilevanza di detta scaffalatura ai fini della determinazione della rendita catastale, in quanto elemento costruttivo dell’intero fabbricato”, l’istante chiede se tale previsione si può applicare con effetto retroattivo anche agli investimenti realizzati, interconnessi e già periziati nel 2018 e se, in tal caso, sia necessaria una perizia che rettificasse il precedente importo o si possa produrre un altro documento meno oneroso per l’azienda e da chi debba essere rilasciato. L’interpellante infine l’istante vuole sapere se la maggiorazione del costo spettante debba essere ripartita in base alla durata fiscale dell’ammortamento dell’immobile o se debba seguire la durata fiscale dell’ammortamento del magazzino.

L’Agenzia, precisando che il dubbio interpretativo della società concerne le modalità di fruizione dell’iperammortamento relativamente ai costi riguardanti la scaffalatura asservita agli impianti automatici di movimentazione, descrive un excursus sulla disciplina dell’iperammortamento, introdotta dall’articolo 1, comma 9 della legge di Bilancio 2017 e prorogata con le successive leggi di Bilancio 2018 e 2019. Quest’ultima oltre a rinnovare l’agevolazione ha rimodulato le percentuali di maggiorazioni (170% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, 100% per gli investimenti oltre 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro, 50% per gli investimenti oltre 10 milioni di euro e fino a 20 milioni di euro, nessuna maggiorazione sulla parte che eccede i 20 milioni di euro).
Riguardo le strutture agevolabili, l’Agenzia ricorda i documenti di prassi (circolare n. 4/2017 e risoluzione n. 62/2018) che, in sostanza, hanno chiarito che sono agevolabili con il super/iperammortamento le sole “componenti impiantistiche” dei magazzini autoportanti, mentre le strutture costituenti le scaffalature dei magazzini autoportanti, rappresentando elementi propri del fabbricato – unitamente alle relative opere di fondazione, agli eventuali divisori verticali e orizzontali, alle pareti di tamponamento e alle coperture – sono annoverabili, a tutti gli effetti, tra le “costruzioni” e, come tali, sono escluse dall’agevolazione.
Nella ricostruzione della disciplina, l’Agenzia sottolinea come la legge n. 232/2016 (legge di Bilancio 2017) istitutiva dell’agevolazione, ha ammesso al beneficio i “magazzini automatizzati interconnessi ai sistemi gestionali di fabbrica“, senza distinguere tra i magazzini non costituenti fabbricati e quelli della stessa tipologia, oggetto di accatastamento. In tal senso, anche la circolare n. 4/2017, in linea con la norma, nel dettare le istruzioni applicative della disciplina, non ha operato alcuna distinzione tra le due fattispecie.
L’Agenzia quindi pone l’accento sulla possibile disparità di trattamento degli investimenti, poiché, nel caso di magazzini automatizzati “autoportanti” le scaffalature asservite agli impianti automatici di movimentazione, costituendo elementi essenziali del sistema costruttivo dell’intero fabbricato, rilevano ai fini delle determinazione della rendita catastale. Il legislatore, con la norma di interpretazione autentica introdotta dal comma 4 dell’articolo 3-quater del Dl n. 135/2018, ha eliminato ogni eventuale discriminazione sul punto, assicurando identità di trattamento ad entrambe le tipologie di investimento (magazzini non costituenti fabbricati e magazzini oggetto di accatastamento). Di conseguenza, ritornando al caso in esame, l’impresa potrà applicare tale norma con effetto retroattivo agli investimenti realizzati interconnessi e già periziati nel 2018 che potranno, così, beneficiare interamente dell’iperammortamento.

Non serve una nuova perizia
Infine, in merito alla secondo chiarimento richiesto dell’istante sulla necessità o meno di produrre una nuova perizia comprensiva delle voci di costo soggetta a stima catastale, l’Agenzia evidenzia che nel caso in esame non è necessario procedere a una nuova perizia giurata, essendo sufficiente allegare alla quella precedente una dichiarazione del legale rappresentante che indichi il costo attribuibile alla scaffalatura asservita agli impianti automatici di movimentazione.

Coefficiente di ammortamento
Infine, riguardo al coefficiente di ammortamento fiscale (decreto Mef del 31 dicembre 1988) applicabile alle scaffalature autoportanti alla luce della loro duplice natura, impiantistica e immobiliare, l’Agenzia ritiene che, ai fini della determinazione della vita utile, espressa tramite appunto il coefficiente fiscale di ammortamento, delle scaffalature in esame, le funzioni “immobiliari” svolte da queste ultime assumano un ruolo preponderante rispetto alle quelle “impiantistiche”. Infatti, le scaffalature autoportanti svolgono un ruolo di “struttura portante”, in quanto ad esse sono direttamente connessi gli elementi di copertura e di tamponatura dell’edificio e ciò implica che, in mancanza di tali scaffalature, verrebbe meno anche il fabbricato, di cui esse costituiscono parte integrante e indispensabile.
Di conseguenza, secondo l’Agenzia, la maggiorazione relativa all’iperammortamento fruibile per il costo delle scaffalature autoportanti deve essere ripartita in base alla durata fiscale dell’ammortamento dell’immobile.

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Cartaceo nel cestino, se il digitale fornisce le adeguate garanzie

Cartaceo nel cestino, se il digitale
fornisce le adeguate garanzie

E’ opzionale la conservazione digitale delle note spese e degli altri documenti di rilevanza fiscale generati su documento informatico ovvero di materializzarli e conservarli su supporto analogico

Redazione – Fisco Oggi

Fisco Oggi

Con la risposta n. 403 del 9 ottobre 2019 l’Agenzia chiarisce i dubbi con cui l’istante chiede conferma sulla correttezza della procedura utilizzata ai fini della dematerializzazione e conservazione delle note spese e dei giustificativi relativi alle missioni e alle trasferte dei dipendenti di tutte le società del gruppo.
L‘impresa precisa che la gestione della conservazione è affidata a terzi, che curano l’archiviazione, l’indicizzazione, la firma digitale e l’apposizione della marca temporale, rendendo disponibili in tempo reale tutti i documenti conservati e garantendone l’autenticità, l’immodificabilità, la conservazione, la leggibilità e la sicurezza nel tempo.
In estrema sintesi, il contribuente chiede se le note spese e i giustificati così creati e conservati siano idonei a garantire gli obblighi documentali (contabili e fiscali) richiesti dalle disposizioni relative alla certificazione del reddito di lavoro dipendente e per la documentazione dei costi relativi alla determinazione del reddito d’impresa. Chiede conferma, inoltre, che le note spese, inserite nel sistema informativo dal dipendente, possano essere considerate un documento digitale ed essere conservate come tale.  
Altro dubbio espresso riguarda la natura dei giustificativi quali documenti “originali non unici” in quanto in possesso anche del cedente o prestatore e rappresentando voci fondamentali per certificare i costi deducibili dal reddito dell’impresa e ai fini della determinazione dell’imponibile del dipendente.
L’istante, infine, vuole sapere se il caricamento a sistema dei giustificativi di spesa sia idoneo a garantirne l’archiviazione e se, completato il processo di conservazione, sia possibile procedere alla distruzione dei documenti cartacei.

L’Agenzia, dopo aver descritto le modalità operative adottate dal contribuente, ricorda che il documento fiscale analogico, per essere dematerializzato e poi distrutto, deve avere nella sua veste digitale, le caratteristiche che ne garantiscono l’immodificabilità, l’integrità, l’autenticità e la leggibilità (articolo 2 Dm 17 giugno 2014, articolo 3 Dpcm 13 novembre 2014 e articolo 3 Dpcm 3 dicembre 2013): di conseguenza, se il sistema operativo utilizzato dall’impresa assicura tali condizioni le note spese e i relativi giustificativi oggetto dell’interpello possono essere legittimamente distrutti. In tale circostanza, i documenti analogici possono essere legittimamente sostituiti da documenti informatici.
Inoltre, riguardo al quesito sull’unicità dei giustificativi, questi devono essere considerati “documenti unici” e qualora emessi da operatori economici extra Ue, con i quali non esiste una reciproca assistenza in materia fiscale, valgono le precisazioni fornite in materia di dematerializzazione e conservazione con la risoluzione n. 96/2017 (vedi articolo “Note spese e giustificativi: le regole di gestione documentale”).
Naturalmente i giustificativi di spesa – parte integrante delle note cui si riferiscono, correttamente dematerializzati e conservati, possono essere dedotti soltanto nel caso in cui rispettino i requisiti di inerenza, competenza e congruità rispetto all’attività dell’impresa.

In relazione alla natura della nota spese caricata a sistema, la sua riconducibilità al documento informatico rilevante ai fini tributari è subordinata al rispetto dei requisiti di immodificabilità, integrità, autenticità e leggibilità e di conseguenza anche la rilevanza fiscale dei costi connessi alle trasferte – deducibilità in capo al datore di lavoro istante, non imponibilità in capo al dipendente – è subordinata alla corretta formazione della nota spese in modalità informatica, ai sensi dell’articolo 1 del Dm 14 giugno 2014.

Riguardo la modalità di conservazione della nota spese caricata a sistema come documento informatico, diversamente da quanto previsto per le fatture elettroniche, chiarisce poi l’Agenzia, è opzionale e non obbligatoria la conservazione digitale delle note spese e degli altri documenti di rilevanza fiscale generati su documento informatico ovvero di materializzarli e conservarli su supporto analogico.
In conclusione, la risposta specifica che il documento analogico può essere distrutto soltanto una volta perfezionato il processo di conservazione, secondo in criteri stabiliti dall’articolo 4 del Dm 17 giugno 2014.

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Il bollettino Rav va in pensione. In cartella arriva il modulo pagoPA

Il bollettino Rav va in pensione.
In cartella arriva il modulo pagoPA

Gli “stampati” precedenti, collegati a comunicazioni già inviate come, ad esempio, per il perfezionamento della “rottamazione-ter”, potranno essere comunque ancora utilizzati

Rosalba Totaro – Fisco Oggi

 

Fisco Oggi

In arrivo le prime cartelle di Agenzia delle entrate-Riscossione che contengono il modulo di pagamento pagoPA, il sistema dei versamenti realizzato dallo Stato e gestito dalla nuova società pagoPA spa nell’ambito dell’attuazione dell’Agenda digitale italiana. Si tratta di un ulteriore passo in avanti nell’ambito del percorso di innovazione intrapreso da Agenzia delle entrate-Riscossione per offrire servizi sempre più accessibili, tempestivi e facili da utilizzare. Il nuovo modulo di pagamento sostituirà gradualmente il bollettino Rav, che nel 2018 è stato utilizzato da cittadini e imprese per oltre 15 milioni di pagamenti di cartelle e avvisi, circa il 90% del totale delle transazioni.

Il modulo pagoPA permette di trovare rapidamente le informazioni di cui il contribuente ha bisogno, di aggiornare l’importo dovuto alla data del versamento e include il QRcode per pagare facilmente anche attraverso lo smartphone. Come con il bollettino Rav, si può pagare online oppure presso Poste, banche, tabaccherie e tutti gli altri canali aderenti al nodo pagoPa, portando con sé il modulo di pagamento inserito in cartella.

I bollettini Rav collegati a comunicazioni già inviate (ad esempio per la “rottamazione-ter” delle cartelle) potranno continuare a essere utilizzati per il pagamento. Lo stesso vale per quelle comunicazioni che verranno ancora inviate con i Rav, fintanto che non si concluderà la fase di passaggio a PagoPA.

Le novità
Il modulo di pagamento pagoPA, che Agenzia delle entrate-Riscossione sta inviando insieme alle cartelle, è facilmente riconoscibile dal logo “pagoPA” e contiene due sezioni da utilizzare alternativamente in base al canale di pagamento scelto: una per “Banche e altri canali”, con un QRcode e un codice Cbill, e una per i pagamenti presso “Poste Italiane” caratterizzato dal riquadro Data matrix. L’elemento essenziale è costituito dal codice modulo di pagamento di 18 cifre che consente il collegamento alla cartella o all’atto ricevuto. Il modulo è stampato in modalità fronte/retro utilizzabile sia per il pagamento in unica soluzione sia per il versamento in più rate in base allo specifico documento a cui sarà allegato (cartella, rateizzazione). Nulla, invece, cambia per i contribuenti che possono continuare a utilizzare i canali di pagamento fisici e telematici attualmente abilitati (sito, app, banche, poste, tabaccai, ricevitorie, bancomat, sportelli) versando l’importo dovuto con carta di credito o di debito, addebito in conto corrente o con le altre modalità previste.
Chi si reca agli sportelli fisici, come posta, banca o agli sportelli dell’Agenzia di Riscossione, può consegnare il modulo pagoPA all’operatore, che utilizzerà la sezione con i dati riferiti al canale di pagamento scelto.
Chi paga tramite i servizi telematici, come il portale dell’ente di Riscossione o l’home banking, deve inserire il “Codice modulo di pagamento” di 18 cifre e l’importo da pagare riportati nel modulo pagoPA.
Ancora più semplice il pagamento con smartphone e tablet tramite app: basta inquadrare il QRcode o il Data matrix (sul modulo sono i codici rappresentati da un codice a barre quadrato) e il sistema identifica subito il relativo versamento da effettuare.

Pagamenti 2019: già oltre 2 milioni
Vediamo i numeri nel dettaglio. Negli ultimi tre anni sono stati 4,7 milioni i pagamenti tramite il sistema pagoPA ricevuti dall’Agenzia delle entrate-Riscossione, che già oggi si posiziona al secondo posto, per numero di transazioni, tra gli enti aderenti alla piattaforma. Le operazioni di pagamento con pagoPA verso Agenzia delle entrate-Riscossione hanno registrato un sensibile e progressivo incremento. Da poco più di 256mila transazioni del 2017, quando l’Agenzia ha cominciato ad attivare il nuovo sistema per i propri canali web (sito internet e app Equiclick), si è passati a 2,2 milioni di operazioni effettuate nei primi otto mesi del 2019 a seguito dell’estensione di pagoPA anche agli altri operatori aderenti al nuovo sistema di pagamento elettronico. Sono dati destinati a crescere in modo esponenziale, grazie al piano avviato in questi giorni da Agenzia delle entrate-Riscossione, che prevede l’inserimento direttamente in cartella del modulo di pagamento pagoPA che sostituirà gradualmente il vecchio bollettino Rav.

Cos’è pagoPa
PagoPA è una piattaforma che mette in collegamento cittadini, pubbliche amministrazioni e prestatori servizi di pagamento, per consentire il versamento dei tributi in modo semplice e sicuro. PagoPA non è un sito dove pagare, ma proprio una piattaforma che consente al cittadino di scegliere quale strumento di pagamento utilizzare in base alle sue preferenze e alle sue abitudini. Grazie a pagoPA il cittadino ha la possibilità di ricevere in tempo reale l’attestazione dell’avvenuto pagamento e la pubblica amministrazione di chiudere automaticamente la posizione debitoria aperta.

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L’e-fattura emessa in anticipo non può essere “differita”

L’e-fattura emessa in anticipo
non può essere “differita”

E’ considerata “immediata” e, anche nel caso contenga più operazioni, non può essere trasmessa al Sdi nei primi 15 giorni del mese successivo ma entro 12 giorni

Redazione Fisco Oggi

Fisco Oggi

È sufficiente un’unica fattura per più prestazioni rese nel medesimo mese allo stesso cliente e riscossa non prima di 30 giorni dalla sua emissione. Il documento deve essere trasmesso al Sdi entro 12 giorni dalla “data” indicata nel campo della sezione “dati generali” del relativo file. Con la risposta n. 389/2019, l’Agenzia torna a parlare di fattura “differita” e “immediata” mettendo in risalto le differenze che caratterizzano i due documenti fiscali.

L’occasione si presenta con il caso esposto in un interpello nel quale l’istante effettua interventi meccanici per conto terzi su materiali di proprietà del committente. Terminati i lavori lo stesso restituisce i prodotti, a più riprese, e precisamente nei giorni 10, 20 e 28 settembre 2019, accompagnati da singoli Ddt (Documento di trasporto), con la causale “reso lavorato”. Ai fini fiscali, inoltre, il contribuente emette una fattura elettronica “riepilogativa” per le prestazioni effettuate, alla fine del mese, nei confronti dello stesso cliente, la quale verrà riscossa non prima dei 30 giorni dalla data della fattura.

L’istante chiede chiarimenti riguardo alla data da apporre sulla fattura visto che, dal 1° luglio 2019, il documento deve necessariamente riportare la data in cui è stata effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi o, se diverso, il giorno in cui è stato corrisposto, in tutto o in parte, il relativo corrispettivo (articolo 21, comma 2, lettera g-bis), del decreto Iva).
Il contribuente ritiene, rifacendosi anche a quanto chiarito dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 14/2019 (vedi articolo “E-fattura: nuovi chiarimenti in una circolare tutta dedicata”), di poter emettere un unico documento fiscale mensile per tutte le riconsegne accompagnate da Ddt, avvenute nello stesso mese solare nei confronti dello stesso committente, indicando, nel campo “data” della sezione “dati generali” del file fattura elettronica, la data di fine mese, ovvero, nel caso in esame, il 30 settembre, data di effettuazione dell’operazione ai fini Iva. L’e-fattura potrà essere spedita, secondo il contribuente, al Sistema di interscambio, come previsto per le fatture differite, fino al 15 ottobre 2019, mentre la relativa Iva confluirà nella liquidazione di settembre.

L’Agenzia, innanzitutto, fa il punto sulle disposizioni normative che regolano le modalità di emissione e compilazione delle fatture.
In linea generale, l’e-fattura deve contenere la data di emissione del documento, riportata nel campo “data” della sezione “dati generali” del file, informazione obbligatoria da indicare, che rappresenta la data di effettuazione dell’operazione. La data del documento deve essere sempre valorizzata con la data dell’operazione, ferma restando la possibilità di sfruttare il termine previsto dall’articolo 21, comma 4, del Dpr n. 633/1972, secondo il quale la fattura può essere emessa entro dodici giorni dall’effettuazione dell’operazione per la trasmissione del file della fattura elettronica al Sdi, che attesta la data e l’ora di avvenuto invio del documento. In pratica, la data dell’operazione è quella indicata nel campo specifico, mentre la fattura si considera emessa nel giorno della trasmissione al Sdi, entro dodici giorni dall’operazione.

Lo stesso comma 4 dell’articolo 21 prevede situazioni specifiche, come quella che ammette l’emissione di una sola fattura “differita” riepilogativa di più operazioni, descritte nel dettaglio, effettuate nei confronti dello stesso cliente, nel medesimo mese solare e individuabili “attraverso idonea documentazione”, da emettere entro il 15 del mese successivo a quello della loro effettuazione.
Anche nel caso di fattura “differita”, il giorno da indicare nel campo “data fattura” è quello di effettuazione dell’operazione, ma in questo caso il documento, specifica l’Agenzia, dovrà essere inviato attraverso Sdi entro il 15 del mese successivo. Nell’ipotesi di più cessioni è possibile indicare una delle date in cui sono state effettuate le operazioni, preferibilmente dell’ultima operazione, oppure una data convenzionale purché del mese interessato (in genere fine mese).
Le Entrate al proposito specificano che, comunque, la fattura “differita” non deve necessariamente essere emessa nei primi 15 giorni del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, ma può essere emessa anche nello stesso mese della prestazione senza che per questo venga considerata “immediata”.

Tornando al caso descritto, non si riscontrano prestazioni periodiche/continuative o meno rese nei confronti di soggetti non stabiliti in Italia e il pagamento del corrispettivo avviene solo in un secondo momento rispetto all’emissione della fattura del documento fiscale, o meglio non prima di trenta giorni dalla stessa, di conseguenza, chiarisce l’Agenzia, non è esatto parlare di fatturazione differita ovvero di fattura emessa “successivamente” al giorno di svolgimento dell’operazione.
Al contrario, nel nostro caso, la e-fattura è emessa in anticipo rispetto al pagamento del corrispettivo, circostanza che rende la fattura “immediata”. Si tratta infatti di una fattura che documenta più prestazioni rese nel mese, il cui momento impositivo, cioè quello nel quale l’imposta si rende esigibile, coincide con l’emissione della fattura medesima, che costituisce anche la data da indicare nel relativo campo del file.
La risposta conclusiva, quindi, è che il documento fiscale può contenere tutte le prestazioni documentate dal Ddt, con invio al Sdi entro 12 giorni dalla data indicata nel campo “data fattura”. Nel caso dell’interpello, l’Iva sarà calcolata con la liquidazione del mese di settembre. Se la fattura viene emessa in una data diversa rileva sempre, ai fini dell’esigibilità, la data indicata nel documento: quindi se questo è stato compilato il 1° ottobre, potrà essere trasmesso entro il 13 dello stesso mese (12 giorni di tempo dalla data della fattura) e la relativa imposta confluirà nella liquidazione di ottobre.

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Bonus gasolio, terzo trimestre 2019: ottobre è il mese della dichiarazione

Bonus gasolio, terzo trimestre 2019:
ottobre è il mese della dichiarazione

La maggiore accisa può essere restituita in denaro oppure in forma di credito d’imposta da utilizzare in compensazione tramite il modello di pagamento F24, indicando il codice tributo 6740

Anna Maria Badiali – Fisco Oggi

 

Fisco Oggi

Gli autotrasportatori con accesso all’agevolazione, di cui all’articolo 24-ter del Tu n. 504/1995, hanno tempo fino al 31 ottobre per inviare le dichiarazioni necessarie per ottenere il rimborso dei maggiori oneri sostenuti, a causa degli aumenti dell’accisa sul gasolio, nel periodo 1° luglio-30 settembre 2019. Sul sito delle Dogane è disponibile il software aggiornato per la compilazione e la stampa del relativo modulo. A comunicarlo la stessa Agenzia con una nota dello scorso 26 settembre.

Canale telematico tramite Edi, ma va bene anche il cartaceo
Se in possesso della relativa abilitazione, la dichiarazione che attesta i consumi effettuati nel trimestre interessato può essere trasmessa con modalità informatica attraverso il servizio telematico dell’Agenzia delle dogane (Edi).

Gli esercenti che preferiscono il modulo cartaceo devono riprodurre il contenuto della dichiarazione su supporto informatico (Cd-rom, Dvd, pen drive Usb) e consegnarlo insieme alla dichiarazione cartacea.
Gli uffici competenti alla recezione del documento sono:

  • per le imprese nazionali l’ufficio delle Dogane competente territorialmente rispetto alla sede operativa dell’impresa o, in caso di più sedi, alla sede legale o alla principale tra le sedi operative
  • per le imprese comunitarie obbligate a presentare la dichiarazione dei redditi in Italia, l’ufficio delle Dogane competente rispetto alla sede di rappresentanza nel nostro Paese
  • per le imprese comunitarie che non devono presentare la dichiarazione dei redditi in Italia, l’ufficio delle Dogane di Roma 1.


Il quantum rimborsabile e come
Fatti i conti, l’Agenzia delle dogane comunica che la quota rimborsabile per i consumi effettuati nel terzo trimestre 2019, è pari a 214,18 euro per mille litri di prodotto.
La somma può essere restituita in denaro oppure in forma di credito d’imposta da utilizzare in compensazione tramite il modello di pagamento F24, indicando il codice tributo 6740 (istituito con la risoluzione 39/2015). La scelta va fatta direttamente nella dichiarazione che attesta i consumi. Il credito non è sottoposto ai limiti previsti dall’articolo 1, comma 53 della legge n. 244/2007 e, quindi, può essere compensato anche se l’importo complessivo annuo delle agevolazioni riconosciute alle imprese, indicato nel quadro RU della dichiarazione dei redditi supera il limite di 250mila euro.
Per non perdere il contributo gli operatori devono conservare le fatture di acquisto dei carburanti per comprovare la spesa sostenuta.

Nulla di nuovo per i beneficiari
Confermate le categorie di contribuenti e le attività che danno diritto al bonus.
In pratica, possono usufruire dello sconto gli autotrasportatori di merci con veicoli di massa massima complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate, le imprese e gli enti pubblici che effettuano servizi di trasporto locale o di competenza statale, anche a fune, e le imprese che svolgono attività di autoservizi in ambito comunitario.
Dal 1° gennaio 2016, ricordiamo, sono esclusi dall’agevolazione i mezzi di categoria euro 2 o inferiore.

Recupero dei crediti non compensati nel trimestre precedente
I crediti relativi ai consumi del secondo trimestre 2019 possono essere compensati fino al 31 dicembre 2020. Da tale data e fino al 30 giugno 2021, potrà essere presentata istanza di rimborso in denaro delle eccedenze non utilizzate in compensazione.

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Affitti brevi con cedolare secca: a decidere sarà la Corte di giustizia

Affitti brevi con cedolare secca:
a decidere sarà la Corte di giustizia

Prefigurando un possibile contrasto della normativa italiana con la legislazione sovranazionale, i togati di palazzo Spada hanno spedito la questione dibattuta oltre confine

Maria Lembo – Fisco Oggi

 

 

Fisco Oggi

Con ordinanza n. 6219 del 18 settembre 2019 il Consiglio di Stato ha rinviato alla Corte di giustizia Ue l’analisi della compatibilità con il diritto europeo delle regole sulla cedolare secca per le locazioni brevi.

La vicenda processuale
Alcune società gerenti un noto portale telematico di intermediazione immobiliare impugnavano presso il Tar del Lazio il provvedimento con cui l’Agenzia delle entrate dava attuazione al regime fiscale per le locazioni brevi (ossia “i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni”) introdotto dall’articolo 4, commi 4, 5 e 5-bis, Dl n. 50/2017, e  “interpretato” dall’Agenzia delle entrate con la successiva circolare n. 24/2017.

Il Tar respingeva il ricorso introduttivo e la sentenza veniva impugnata innanzi al Consiglio di Stato. Tra le varie censure proposte, la considerazione che il regime fiscale per le locazioni brevi è stato adottato disattendendo l’obbligo, sancito dagli articoli 4 e 5 della direttiva n. 1535/2015/Ue, di comunicare preventivamente alla Commissione europea ogni progetto di regola tecnica inerente i servizi resi dalla società di informazione. Ad avviso delle appellanti, la disciplina legislativa italiana colpirebbe proprio l’elemento di peculiarità del servizio di intermediazione della società, il cui “unico” modello di business si caratterizzerebbe, appunto, per l’intervento nel pagamento della transazione, “riscuotendo il corrispettivo dal conduttore prima della consegna dell’immobile e trasferendolo al locatore solo dopo l’avvio della locazione senza contestazioni”.

Le questioni pregiudiziali
Prefigurando un possibile contrasto della normativa nazionale con la legislazione sovranazionale, i giudici di palazzo Spada, sospeso il procedimento, hanno sottoposto alla Corte di giustizia le seguenti questioni pregiudiziali:
a) se le disposizioni e i principi del diritto euro-unitario, fra cui gli articoli 4, 5 e seguenti della direttiva 1535/2015/Ue, l’articolo 8 della direttiva 98/34/Ce e l’articolo 56 Tfue ostino a una normativa nazionale che, senza previa notifica alla Commissione europea, imponga al gestore di un portale telematico di intermediazione immobiliare “regole tecniche per la prestazione di un servizio della società dell’informazione” consistenti in obblighi informativi (trasmissione all’Agenzia delle entrate dei dati relativi ai contratti conclusi tramite il portale telematico) e fiscali (effettuazione della ritenuta sui pagamenti operati in relazione ai contratti conclusi tramite il portale telematico e successivo versamento all’Erario)
b) se le disposizioni e i principi del diritto euro-unitario, fra cui gli articoli 3, 18, 32, 44, 49, 56, 101 e seguenti, 116, 120, 127 e seguenti del Tfue e le direttive 2000/31/Ce e 2006/123/Ce, ostino a una normativa nazionale che introduce:
– con riferimento ai gestori di un portale telematico per la ricerca di immobili da locare, obblighi di raccolta e trasmissione di dati relativi ai contratti
– riguardo ai medesimi gestori di portali telematici che intervengano nel pagamento del corrispettivo di contratti di locazione breve, l’obbligo di operare quale sostituto di imposta, ovvero di responsabile di imposta
– con riferimento ai gestori di portali telematici non residenti e riconosciuti privi di stabile organizzazione in Italia, l’obbligo di nominare un rappresentante fiscale
– anche con riguardo a soggetti non residenti e privi di stabile organizzazione in Italia, l’obbligo di operare quali responsabili d’imposta in relazione all’imposta di soggiorno
c) se i principi fondamentali del diritto euro-unitario ostino, in termini generali, a una disciplina nazionale che, di fatto, riversi su un’impresa le inefficienze dello Stato nell’accertamento e riscossione delle imposte.

Saranno pertanto i giudici del Lussemburgo a dover chiarire, se la norma che introduce la cedolare secca sugli affitti brevi debba trovare applicazione anche per le suddette società gerenti un portale telematico di intermediazione, che a oggi, si rifiutano di applicare la norma e di comunicare i dati all’Agenzia delle entrate.

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Ocse: le novità fiscali più diffuse nel Tax policy reforms 2019

Ocse: le novità fiscali più diffuse
nel Tax policy reforms 2019

La pubblicazione offre una panoramica sulle più diffuse modifiche normative in ambito tributario effettuate nel mondo nel corso dell’ultimo anno

Alessandra Gambadoro – Fisco Oggi

 

 

Fisco Oggi

Continua il taglio delle imposte su lavoro e su redditi societari, l’Iva è ancora elevata, mentre le tasse su emissioni inquinanti e immobili sono ancora troppo basse. Queste alcune delle principali tendenze in ambito fiscale evidenziate nel Tax policy reforms 2019. La pubblicazione, giunta alla quarta edizione, offre una panoramica delle riforme tributarie attuate nel corso dell’anno dai Paesi membri dell’Ocse e da quelli partner. I dati contenuti sono raccolti tramite un questionario che l’Organizzazione con sede a Parigi invia ogni anno alle Amministrazioni fiscali degli Stati interpellati.

Imposte sui redditi sempre più giù
Quali sono le principali tendenze fiscali emerse nell’ultimo periodo? Continua l’alleggerimento delle imposte sui redditi delle persone fisiche, con l’obiettivo di supportare i lavoratori a reddito medio-basso, anche se nell’immediato una riduzione delle aliquote comporta meno introiti per le casse degli Stati. Le riforme più incisive sono state attuate in Lituania e in Olanda. Nel primo Paese, il Governo ha introdotto delle novità per aumentare la progressività del proprio sistema fiscale, sostituendo l’aliquota unica del 15% con due, rispettivamente del 20% e del 27%. I Paesi Bassi, invece, con il Tax plan 2019 hanno stabilito che dal 2021 gli scaglioni dell’imposta saranno dimezzati (passeranno da 4 a 2), mentre l’aliquota più alta diminuirà dal 52% al 49,5%, nel caso dei redditi che superano i 68mila euro.
Anche nel 2019, sebbene in modo più ridotto che nel 2018, parecchi Stati hanno ridotto le imposte sui redditi delle società. A tagliare sono soprattutto quei Paesi dove le aliquote sono più alte rispetto alla media Ocse. Si conferma così un trend iniziato all’inizio del nuovo millennio, per cui dal 2000 a oggi l’aliquota media sui redditi delle imprese è diminuita dal 32,2% al 23,5%.  Nel 2019, in particolare, a ridurre la pressione fiscale sulle aziende è stata la Francia, che ha abbassato l’aliquota al 31% in base a un percorso normativo più ampio che porterà la percentuale al 25% nel 2022. Insieme alla Francia, anche Lussemburgo, Norvegia, Grecia, Svezia e Paesi Bassi hanno ridotto la tassazione societaria nel corso dell’ultimo anno.
Buone nuove in materia di cooperazione internazionale. Il report evidenzia, infatti, come molti Paesi si siano allineati alle regole del progetto Ocse/G20 Beps (Base erosion and profit shifting) e abbiano espresso ufficialmente la necessità di coordinarsi per introdurre una tassazione comune globale nel settore digitale.

Iva sempre alta, ma novità per i beni e servizi agevolati
L’Imposta sul valore aggiunto non presenta cambiamenti di rilievo. Per l’Ocse, rimane ancora troppo elevata nella maggior parte dei Paesi analizzati. Per compensare le alte aliquote ordinarie, parecchi Stati hanno esteso l’applicazione di quelle ridotte o ampliato il paniere di prodotti/servizi esenti. Ad esempio, il Sudafrica ha esentato dall’Iva la produzione di farine, la Lituania ha ridotto l’imposta su quotidiani e periodici, mentre l’Ungheria su certi tipi di latte. In alcuni casi l’alleggerimento della tassazione indiretta è stato realizzato per supportare alcune settori specifici dell’economia. In Spagna, ad esempio,  è stata introdotta l’aliquota ridotta sui biglietti del cinema. In Austria e Repubblica Slovacca, invece, si è intervenuti in favore dei servizi alberghieri. Da un altro punto di vista, in alcuni casi si è scelto di ridurre l’imposta sul valore aggiunto per sostenere lo sviluppo di determinate regioni, come le Canarie in Spagna o alcune isole greche. Infine, sempre sul fronte Iva, il report sottolinea l’impegno di numerosi Paesi nel contrasto alle frodi, introducendo nel proptio ordinamento i meccanismi del reverse charge e dello split payment.

Ambiente e immobili: si può fare di più
Ritenuto insufficiente l’impegno dei Paesi analizzati sul versante della tassazione ambientale. Nell’ultimo anno, infatti, sono state praticamente nulle le riforme finalizzate ad aumentare le tasse sull’emissione delle sostanze inquinanti o a garantire incentivi fiscali per incoraggiare l’economia verde e la sostenibilità ambientale. Uniche eccezioni, Paesi Bassi e Slovacchia.
Anche la tassazione degli immobili, secondo l’Ocse, rimane ancora sotto utilizzata, mentre potrebbe costituire una leva importante per garantire maggiori entrate tributarie. In quest’ambito, il report segnala le riforme attuate in Grecia per ridurre le tasse in modo generalizzato, mentre Irlanda e Belgio hanno ridotto solo le imposte di successione relative agli immobili.  In Corea del Sud e in Portogallo, invece, le imposte sono state aumentate, ma solo per gli immobili di alto valore.

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Ottobre 2019: tutti a scuola, per l’Educazione finanziaria

Ottobre 2019: tutti a scuola, per l’Educazione finanziaria

Molte pubbliche amministrazioni entreranno negli istituti d’istruzione per un’attività destinata ai più giovani contribuenti: diffondere la cultura della legalità e dell’equità fiscale

Rosa Colucci – Fisco Oggi

 

 

Fisco Oggi

A ottobre l’Agenzia delle entrate parteciperà all’iniziativa del mese dell’Educazione finanziaria 2019, promossa, su scala nazionale, dai ministeri dell’Economia e delle Finanze; dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e da quello dello Sviluppo economico insieme a numerosi altri enti pubblici e privati di grandi dimensioni.
L’obiettivo dell’iniziativa è rendere accessibili a tutti, in particolare ai più giovani, le conoscenze e le competenze finanziarie.

In questo contesto, l’Agenzia ha aderito valorizzando l’esperienza maturata nell’ambito del progetto “Fisco e Scuola”, che ha l’obiettivo di promuovere azioni per favorire la cultura della legalità fiscale nelle giovani generazioni. Gli strumenti principali, utilizzati dai funzionari delle Entrate, oltre le lezioni frontali, sono rappresentati dai confronti verbali, i giochi, le simulazioni e, in particolar modo, lo stimolo alla creatività dei ragazzi attraverso la realizzazione di disegni, temi, giochi, spettacoli o anche videoclip sui temi fiscali trattati.

Nel tempo il mondo della scuola ha risposto sempre più attivamente, come dimostrato dal crescente numero di iniziative che si sono susseguite nel corso degli anni: oltre diciassettemila i progetti realizzati dal 2004 al 2019.
Dunque, su input della sede centrale alcune direzioni regionali dell’Agenzia (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Piemonte e Sicilia) hanno attivato le loro reti territoriali per approfittare di questa opportunità.

Abruzzo
Le quattro direzioni provinciali della regione hanno promosso alcuni incontri con le scuole, coinvolgendo, a livello regionale, sei istituti superiori: la direzione provinciale di Teramo incontrerà il Liceo statale polo liceale “Luigi Illuminati” di Atri (TE) il 10 ottobre; la direzione provinciale di Chieti invierà alcuni funzionari all’Istituto Ipssar “Giovanni Marchitelli” – Villa Santa Maria (CH) il 17 ottobre e all’Iis “Luigi di Savoia” e Iis “Umberto Pomilio” di Chieti il 30 ottobre; la direzione provinciale dell’Aquila terrà un incontro presso l’Istituto di istruzione superiore “E. Fermi” – sede distaccata di Pratola Peligna (AQ) il 25 ottobre e uno presso l’Istituto di istruzione superiore “Amedeo d’Aosta” dell’Aquila il 30 ottobre. Tutti questi incontri avranno come tema la cultura contributiva. I funzionari coinvolti utilizzeranno sia il materiale didattico del progetto “Fisco e Scuola” che quello messo a disposizione dal portale Taxedu (Ue).

Campania
A Napoli si terranno tre mattinate di “educazione fiscale” (12, 23 e 24 ottobre) presso la Scuola politecnica e delle scienze di base – Collegio di ingegneria dell’Università degli studi Federico II, rivolte agli studenti universitari. Sarà l’occasione per svolgere assistenza e consulenza in loco con l’aiuto di una postazione dell’Agenzia installata presso un’aula dell’Università. Gli studenti potranno ricevere informazioni sugli adempimenti fiscali che li riguardano più da vicino, come la registrazione dei contratti di locazione per fuorisede, il rilascio di codici fiscali, ovvero gli adempimenti fiscali per avviare un’attività.

Emilia Romagna
A Bologna la prima iniziativa ci sarà il 15 ottobre: un incontro pomeridiano con dirigenti scolastici e docenti che si terrà nella sede della direzione regionale. Si tratta di un seminario per presentare il progetto “Fisco e Scuola”. Durante l’incontro avranno il loro spazio anche i bambini di una classe IV della scuola primaria che, attraverso un gioco di ruolo, approveranno la “legge di stabilità”.
È prevista anche una seconda iniziativa che si terrà nel periodo che va dal 21 al 31 ottobre. Si chiama “Come pagare ‘in regola’ meno tasse”: si tratta di cinque puntate della web video regionale dedicate alle agevolazioni fiscali previste per chi effettua lavori in casa. Dunque un target molto ampio che abbraccia una vastissima fetta dei contribuenti.

Piemonte
A Torino è in programma, per il 17 ottobre, una lezione interattiva destinata a docenti e studenti. Gli argomenti in agenda riguardano la compravendita delle abitazioni, sotto l’aspetto economico, fiscale e catastale.

Sicilia
Nella terra di Trinacria, la giornata formativa si terrà il 22 ottobre ad Alcamo (TP) presso due istituti superiori. L’impostazione prevede due momenti: nel primo, le classi dei due indirizzi didattici (Istituto per geometri e tecnico commerciale) insieme approfondiranno il tema della fedeltà fiscale come prospettiva etico professionale da raggiungere; in un secondo tempo gli studenti, secondo la peculiarità del loro indirizzo scolastico, incontreranno funzionari dell’Agenzia esperti di ciascun settore per approfondire le questioni che più da vicino riguardano i futuri ragionieri (in particolare i servizi telematici) e i futuri geometri (Omi, procedure Docfa e Pregeo).

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Quel che fatto è fatto, no al rimborso del tributo pagato dal coobbligato

Quel che fatto è fatto, no al rimborso
del tributo pagato dal coobbligato

L’Amministrazione finanziaria può scegliere, tra gli interessati, il contribuente al quale rivolgersi e non è tenuta a notificare l’avviso di liquidazione d’imposta anche ad altri

Caterina Montanari – Fisco Oggi

 


Fisco Oggi

Il contribuente “dissenziente” non può chiedere all’Agenzia delle entrate il rimborso delle somme corrisposte in pendenza di giudizio dai coobbligati solidali e, quindi, da lui mai versate, ma può soltanto far valere le proprie ragioni opponendosi all’azione di regresso o di rivalsa nei confronti di chi ha effettuato il pagamento (Cassazione, n. 19965/2019).


Premessa
La Corte di cassazione, con la sentenza n. 19965 del 24 luglio 2019, ha affrontato la questione relativa alla richiesta, avanzata da un soggetto che ha impugnato un atto impositivo, di rimborso di tributi versati in pendenza di giudizio dai coobbligati solidali rimasti inerti. Il Collegio supremo risolve la questione in senso negativo affermando che il coobbligato “dissenziente” non può chiedere il rimborso delle somme pagate da altro soggetto, ma soltanto far valere le proprie ragioni opponendosi all’azione di regresso o di rivalsa del coobbligato adempiente.

I fatti in causa
L’Agenzia delle entrate ha notificato a un contribuente un avviso di liquidazione dell’imposta di registro e tributi accessori dovuti per la registrazione di una sentenza civile emessa nell’ambito di un giudizio di divisione tra il contribuente stesso e i fratelli.
Il ricorrente ha impugnato l’avviso, mentre l’imposta è stata pagata dai coobbligati in solido in pendenza del giudizio di primo grado.
La Ctp di Firenze ha accolto il ricorso annullando l’avviso di liquidazione per difetto di motivazione.
La sentenza è passata in giudicato e il contribuente ha presentato ricorso per giudizio di ottemperanza, che è stato respinto. In seguito, il contribuente ha presentato istanza di rimborso per la restituzione di quanto versato dai condebitori, non avendo ottenuto risposta ha impugnato il silenzio rifiuto sull’istanza di rimborso. La Ctp. ha accolto il ricorso.

Avverso la sentenza l’ufficio ha proposto appello principale e il contribuente ha interposto appello incidentale. 
La Ctr della Toscana, con la sentenza n. 52/21/12 del 3 settembre 2012 ha accolto l’appello dell’ufficio escludendo il diritto al rimborso del contribuente sul presupposto che a corrispondere la somma non era stato il ricorrente medesimo bensì i coobbligati in solido.
Il contribuente ha presentato ricorso per la cassazione affidando il gravame a cinque motivi:

  • violazione e falsa applicazione degli articoli 1306 e 2909 cc e dei principi generali in tema di giudicato tributario, del Dlgs n. 546/1992, articolo 68, comma 2, nonché del Dpr n. 131/1986, articolo 56, in relazione all’articolo 360 cpc, comma 1, n. 3
  • violazione e falsa applicazione dell’articolo 84 cpc, nonché degli articoli 2727, 2729 cc, in relazione all’articolo 360 cpc, comma 1, n. 3
  • violazione e falsa applicazione dell’articolo 1292 cc, in relazione all’articolo 360 cpc, comma 1, n. 3
  • omessa/insufficiente motivazione per un fatto decisivo e controverso per il giudizio, in relazione alla circostanza che il pagamento dell’imposta di registro principale risultante dall’avviso di liquidazione sarebbe stato effettuato da soggetti diversi dal ricorrente e, comunque, non sarebbe stato riconducibile a quest’ultimo
  • violazione falsa applicazione degli articoli 53 e 97 della Costituzione, e legge n. 212/2000, articolo 10, in relazione all’articolo 360 cpc, n. 3.

Il ricorso è stato respinto.
Nella sentenza in esame la Corte di cassazione ha, innanzitutto, sottolineato come la Ctr abbia escluso il diritto al rimborso del ricorrente in considerazione del fatto, assolutamente pacifico, che il tributo era stato pagato dagli altri destinatari dell’avviso di liquidazione. L’imposta di registro sulla sentenza di divisione era stata, infatti, assolta dal difensore dei fratelli del contribuente, parimenti destinatari dell’avviso di liquidazione.
Tale circostanza è stata accertata nell’ambito del giudizio di ottemperanza conclusosi con sentenza n. 82/06/10 del 18 maggio 2010, divenuta definitiva, emessa sul presupposto che l’importo reclamato all’ufficio per la registrazione della sentenza era stato corrisposto non già dal ricorrente, bensì dai fratelli condebitori solidali. Il ricorrente stesso ha, peraltro, ammesso che il pagamento era stato effettuato da altri e che intendeva recuperare la somma che i coobbligati gli avevano addebitato in via di regresso.

Osservano, poi, i giudici di legittimità che “il ricorrente non ha, peraltro, indicato quale sarebbe il fatto decisivo controverso idoneo a smentire l’accertamento, né ha allegato da quali documenti, prodotti in atti, emergesse che il difensore dei condebitori non aveva eseguito il versamento in nome e per conto dei suoi assistiti”.
La pretesa del ricorrente di ottenere il rimborso di una somma mai versata è stata, dunque, ritenuta infondata.

L’articolo 68, comma 2, del Dlgs n. 546/1992, che regola, più in generale, il pagamento dei tributi in pendenza di giudizio, nel testo vigente ratione temporis prevedeva che “se il ricorso viene accolto, il tributo corrisposto in eccedenza rispetto a quanto statuito dalla sentenza della commissione tributaria provinciale, con i relativi interessi previsti dalle leggi fiscali, deve essere rimborsato d’ufficio entro novanta giorni dalla notificazione della sentenza”.
Afferma la Corte suprema che “la norma è fonte di un obbligazione ex lege da indebito, atteso che, quando l’impugnazione della parte trova definitivo accoglimento e la pretesa tributaria che ne è oggetto viene caducata nell’intero o solo in parte, l’amministrazione in virtù dell’obbligo da essa stabilito – ma più in generale dell’obbligo che civilisticamente compete a chiunque è destinatario di un pagamento privo di causa – è tenuta ex officio ad eseguire il prescritto rimborso delle somme dovute, maggiorate degli interessi di legge, entro il termine di novanta giorni dalla notificazione della sentenza”.
L’articolo 57, comma 1 del Dpr n. 131/1986 prevede che “oltre ai pubblici ufficiali, che hanno redatto, ricevuto o autenticato l’atto, e ai soggetti nel cui interesse fu richiesta la registrazione, sono solidalmente obbligati al pagamento dell’imposta le parti contraenti, le parti in causa, coloro che hanno sottoscritto o avrebbero dovuto sottoscrivere le denunce di cui agli artt. 12 e 19 e coloro che hanno richiesto i provvedimenti di cui agli artt. 633, 796, 800 e 825 del codice di procedura civile”.
In base all’articolo 1292 cc, poi, in caso di obbligazione solidale, “ciascuno può essere costretto all’adempimento per la totalità e l’adempimento da parte di uno libera gli altri”.
Del tutto corretta è stata ritenuta l’impostazione della corte di merito secondo cui il pagamento effettuato dai fratelli del contribuente ha definito il rapporto tributario anche con lui.
Sul punto è stato chiarito che “il ricorrente dopo il pagamento effettuato da parte di un altro responsabile d’imposta non poteva richiedere il rimborso all’amministrazione finanziaria senza vanificare la facoltà di scelta del creditore di chiedere l’adempimento ad uno qualsiasi degli obbligati solidali. In altri termini, se fosse consentito al coobbligato non destinatario dell’avviso di liquidazione, di chiedere il rimborso del pagamento effettuato da altro coobbligato solidale, di fatto verrebbe svuotato di contenuto il precetto che attribuisce al creditore la facoltà di rivolgersi ad uno qualsiasi dei coobbligati.
Con la ulteriore conseguenza che il rapporto tributario deve considerarsi definito senza che vi sia la possibilità di richiedere, all’amministrazione, il rimborso di quanto pagato. Semmai, il coobbligato “dissenziente” potrà far valere le proprie ragioni opponendosi all’azione di regresso o di rivalsa del coobbligato adempiente”.

Riflessioni
Il diritto tributario non conosce un’autonoma disciplina delle obbligazioni solidali ancorché di esse ci si debba occupare in forza del richiamo contenuto in singole leggi d’imposta ai casi di responsabilità solidale ovvero alle ipotesi di responsabili in solido.
Secondo la miglior dottrina si configurano due tipologie di solidarietà tributaria: la solidarietà cosiddetta paritetica, che si verifica quando il presupposto del tributo è riferibile a una pluralità di soggetti, e la solidarietà cosiddetta dipendente, quando vi è un obbligato principale che ha posto in essere il presupposto del tributo e un obbligato dipendente (il responsabile di imposta), che non ha partecipato alla realizzazione del presupposto ma è tuttavia obbligato in solido perché ha posto in essere una fattispecie collaterale.
Per evidenti motivi di tutela nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, in linea di principio, ciascun coobbligato è sempre tenuto per l’intera obbligazione e qualunque soggetto che adempie libera tutti gli altri.

Il principio di diritto espresso nella sentenza in esame è rinvenibile in altri arresti della Cassazione, resi peraltro in casi differenti.
Nella fattispecie decisa con la sentenza n. 2864/2017, i giudici di legittimità hanno ritenuto corretto l’operato di un ufficio che ha notificato un avviso di rettifica e liquidazione del valore accertato nell’ambito della compravendita di un terreno solamente alla parte venditrice atteso che l’Amministrazione finanziaria, in applicazione dell’articolo 1292 cc, ha la facoltà di scegliere l’obbligato al quale rivolgersi, per cui non è tenuta alla notifica dell’avviso nei confronti degli altri condebitori. Più precisamente è stato affermato che “l’Amministrazione ha la facoltà di scegliere l’obbligato solidale al quale rivolgersi, senza essere tenuta a notificare l’avviso anche agli altri; il pagamento dell’imposta comporta la definizione del rapporto tributario anche nei confronti dei coobbligati solidali, i quali non possono chiedere il rimborso dell’imposta, dovendosi presumere che siano stati informati della notifica ed abbiano deciso di non impugnare l’avviso di liquidazione, ma, eventualmente, hanno titolo per far valere le proprie ragioni opponendosi all’azione di regresso o di rivalsa del coobbligato adempiente”.
La sentenza n. 2864/2017 si inserisce espressamente nel solco della sentenza n. 4047/2007 tramite la quale è stata ritenuta ammissibile la notifica di un avviso di liquidazione fatta al solo notaio quale “responsabile d’imposta” e non al contribuente. In base a tale arresto “in forza dall’art. 57 del D.P.R. n. 131/1986, sussiste un vincolo di solidarietà tra il notaio (responsabile di imposta) che ha rogato l’atto societario ed ha richiesto la registrazione e la società (obbligato principale). Di conseguenza, l’ufficio ben può notificare l’avviso di liquidazione al notaio responsabile d’imposta, con la ulteriore conseguenza che il pagamento seguito a tale notifica definisce il rapporto tributario anche con la società e ciò in forza di quanto dispone l’art. 1292 del codice civile, in caso di obbligazione solidale: “ciascuno può essere costretto all’adempimento per la totalità e l’adempimento da parte di uno libera gli altri”. E la società, dopo il pagamento effettuato da parte del notaio (tanto più se avvenuto con denaro depositato dalla contribuente presso il notaio) non può richiedere il rimborso all’Amministrazione finanziaria in quanto, salva prova contraria, nei rapporti con il creditore si presume che l’obbligato intimato intanto abbia provveduto al pagamento, in quanto abbia avuto l’assenso da parte di tutti gli altri coobbligati, nei cui confronti, altrimenti, non potrebbe esercitare il diritto di regresso ex art. 1299 del codice civile”.

Per quanto attiene il profilo processuale vale la pena riportare quanto espresso nella sentenza n. 16489/2016: “in materia di solidarietà tributaria – qual è quella sussistente tra le parti contraenti ai fini dell’imposta di registro, D.P.R. n. 131 del 1986, art. 57 – si è infatti affermato un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità, i cui passaggi fondamentali possono così riassumersi:
– vige anche in materia tributaria il principio generale di cui all’art. 1306 c.c., comma 1 secondo cui la sentenza non fa stato nei confronti dei debitori in solido che non abbiano partecipato al giudizio; tuttavia, vale anche per la solidarietà tributaria (paritetica o dipendente) il limite apportato a questo principio generale dal comma 2 della norma in esame, in forza del quale il debitore che non abbia partecipato al giudizio può purtuttavia opporre la sentenza a lui favorevole al creditore, salvo che essa sia fondata su ragioni personali al condebitore nei cui confronti è stata emessa;
– a maggior ragione, anzi, tale disciplina deve trovare applicazione in ambito tributario, ove si consideri l’intrinseca unitarietà della funzione amministrativa di accertamento impositivo;
– il presupposto perché il coobbligato, rimasto estraneo al giudizio definitosi con il giudicato favorevole, possa giovarsi di quest’ultimo è però che non si sia nei suoi stessi riguardi formato un altro giudicato, indifferentemente di natura sostanziale o processuale; poiché, in tal caso, l’estensione ultra partes degli effetti favorevoli del giudicato trova ostacolo nella preclusione maturatasi con la definitività della sua specifica posizione;
– ulteriore presupposto è che il giudicato favorevole venga dal coobbligato extraneus invocato in via di eccezione a fronte della richiesta di pagamento dell’amministrazione finanziaria, non potendo per contro essere invocato a fondamento di istanza di rimborso nell’ambito di un rapporto tributario che, per effetto del pagamento dell’imposta da lui effettuato, deve ritenersi anch’esso ormai definito”.

Il caso risolto dalla sentenza in esame risulta più lineare rispetto a quelli affrontati nei casi succitati dal momento che l’avviso di liquidazione è stato notificato a tutti i coobbligati solidali.
La soluzione offerta dai giudici di cassazione, in base alla quale, dopo il pagamento effettuato da parte di un altro responsabile d’imposta, il ricorrente non può richiedere il rimborso all’Amministrazione finanziaria senza vanificare la facoltà di scelta del creditore di chiedere l’adempimento a uno qualsiasi degli obbligati solidali, pare, dunque, del tutto coerente con i principi civilistici relativi alle obbligazioni solidali opportunamente coordinati con le norme del Dpr n. 131/1986 e del Dlgs n. 546/1992.

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