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Rimborsi di imposte automatizzati, definite le regole in un decreto Mef

Rimborsi di imposte automatizzati,
definite le regole in un decreto Mef

I beneficiari comunicano all’Agenzia delle entrate le coordinate del proprio conto corrente, e le eventuali variazioni, per ricevere il pagamento tramite bonifico bancario o postale

Redazione Fisco Oggi

Fisco Oggi

Da gennaio 2020, per tasse e imposte dirette e indirette i rimborsi sono automatizzati. Le modalità di esecuzione in un decreto Mef del 22 novembre scorso, pubblicato nella Gu n.11 di ieri, 15 gennaio 2020.
In particolare, il decreto chiarisce in premessa la necessità di prevedere la tracciabilità dei rimborsi da erogare alle persone fisiche, in considerazione dello sviluppo di nuovi e più sicuri strumenti di pagamento e dell’esigenza di garantire un efficiente servizio al contribuente.
Si tratta di rimborsi dei tributi di competenza dell’Agenzia delle entrate risultanti dalla liquidazione delle dichiarazioni e delle istanze, da corrispondere con procedure automatizzate di pagamento sulla base di liste contenenti, per ciascun periodo e tipo d’imposta, in corrispondenza del singolo nominativo, le generalità del beneficiario, il numero di protocollo dell’atto (dichiarazione o istanza da cui è originato il rimborso) e l’importo da rimborsare. 
Restano invariate le diverse modalità di rimborso definite da specifiche norme.

Il rimborso viene erogato tramite bonifico sul conto corrente bancario o postale del beneficiario. Il contribuente interessato dovrà, pertanto, comunicare all’Agenzia le coordinate del proprio conto  e le eventuali variazioni, da utilizzare per tutti i rimborsi da corrispondere. In relazione ai pagamenti si ritengono valide le comunicazioni del numero di conto inviate prima dell’emanazione del decreto in esame.

Il pagamento, perciò, sarà eseguito dalla Banca d’Italia, mediante bonifico, sulla base degli elenchi trasmessi dall’Agenzia delle entrate, la quale, come specifica l’articolo 3 del decreto, nel caso in cui il rimborso non sia andato a buon fine, ne darà comunicazione al beneficiario con indicazione delle motivazioni.

Il contribuente che non esegue la comunicazione delle coordinate bancarie o postali potrà ottenere il rimborso tramite titoli di credito a copertura garantita emessi da Poste italiane spa, che eseguirà dunque il rimborso sulla base degli elenchi trasmessi dall’Agenzia. Le somme spettanti potranno essere incassate presso un qualunque ufficio postale o versate sul conto corrente bancario o postale indicato dallo stesso beneficiario.

Le regole tecniche e le modalità di trasmissione dei flussi telematici per l’esecuzione dei rimborsi saranno definite d’intesa dall’Agenzia delle entrate e dalla Banca d’Italia, mentre quelle relative all’erogazione dei rimborsi ai contribuenti in caso di mancata comunicazione delle coordinate bancarie o postali d’intesa dall’Agenzia delle entrate e da Poste italiane spa.

Le disposizioni contenute nel decreto in esame valgono per gli elenchi di rimborsi emessi a decorrere dal 1° gennaio 2020.

Ulteriori disposizioni attuative, infine, saranno approvate tramite provvedimenti direttoriali delle Entrate.

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Legge di bilancio per il 2020 – 4: conferma per lo sport bonus

Legge di bilancio per il 2020 – 4:
conferma per lo sport bonus

Le persone fisiche e gli enti non commerciali possono utilizzare il credito direttamente in dichiarazione dei redditi, i titolari di reddito d’impresa tramite il meccanismo della compensazione

Gaetano Corallo – Fisco Oggi

Fisco Oggi

L’articolo 1, comma 177, del Bilancio 2020 (legge n. 160/2019) estende a tutto il 2020 la possibilità di usufruire del credito d’imposta per le erogazioni liberali destinate a interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e alla realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche.
La disciplina relativa allo sport bonus è stata introdotta dall’articolo 1, commi da 621 a 626, della legge n. 145/2018 (legge di bilancio 2019) e prevede che il beneficio spetta nella misura del 65% delle erogazioni liberali destinate a interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e alla realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche. Il credito d’imposta spetta nei casi in cui la dazione sia stata effettuata sia nei confronti del proprietario dell’impianto sia nei confronti di soggetti che detengono l’impianto in concessione o in altro tipo di affidamento. Per usufruire dell’agevolazione le nuove strutture da realizzare devono essere pubbliche.
 
In base all’articolo 1,comma 179, del Bilancio 2020, per l’attuazione di tali disposizioni continuano ad applicarsi, in quanto compatibili, le previsioni del Dpcm 30 aprile 2019. Il provvedimento richiamato stabilisce che l’agevolazione fiscale è riconosciuta alle persone fisiche e agli enti non commerciali nonché a tutte le imprese e alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di imprese non residenti, a condizione che le erogazioni liberali siano effettuate per il tramite di un sistema di pagamento tracciabile, quale: il bonifico bancario, il bollettino postale, le carte di debito, le carte di credito e prepagate o gli assegni bancari e circolari.
 
Il beneficio spetta entro determinati limiti ovvero, per le persone fisiche e gli enti non commerciali, in misura non superiore al 20% del reddito imponibile indicato in dichiarazione e, per i soggetti titolari di reddito d’impresa, in misura non superiore al 10‰ dei ricavi annui, ripartito in tre quote annuali di pari importo e non è cumulabile con altre agevolazioni previste da legge a fronte della stessa liberalità.
Per quanto riguarda le modalità di fruizione, le persone fisiche e gli enti non commerciali possono utilizzare il credito direttamente in dichiarazione dei redditi in diminuzione delle imposte dovute, mentre i titolari di reddito d’impresa devono ricorrere al meccanismo della compensazione di cui al Dlgs n. 241/1997.
 
Al fine di incentivare il ricorso al bonus, la legge prevede che lo stesso non è soggetto al limite di utilizzo in compensazione pari a 700mila euro, di cui alla legge n. 388/2000, e al limite annuale di utilizzo di 250mila euro, previsto dalla legge n. 244/2007. A ogni modo, i soggetti beneficiari delle erogazioni liberali devono comunicare all’ufficio per lo sport, istituito presso la presidenza del Consiglio dei ministri, l’ammontare delle somme ricevute e la loro destinazione, provvedendo a darne adeguata pubblicità attraverso l’utilizzo di mezzi informatici.
 
Inoltre, entro il 30 giugno di ogni anno successivo all’erogazione e fino all’ultimazione dei lavori di manutenzione, restauro o realizzazione delle nuove strutture, i destinatari dei contributi dovranno comunicare lo stato di avanzamento dei lavori, mediante rendicontazione delle somme erogate.
In base alle norme richiamate dalla legge di bilancio, il credito d’imposta è revocato nel caso in cui venga accertata l’insussistenza di uno dei requisiti. Qualora l’Agenzia delle entrate accerti, nell’ambito dell’ordinaria attività di controllo, l’eventuale indebita fruizione del credito d’imposta, la stessa ne dà comunicazione in via telematica all’ufficio per lo sport che provvede al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo legge.
 
Il comma 180 dell’articolo 1 della Legge di bilancio 2020, infine, inserisce le associazioni sportive dilettantistiche e gli enti di promozione sportiva tra i destinatari del fondo per interventi in favore delle società dilettantistiche previsto dall’articolo 13, comma 5, del Dl n. 87/2018. I criteri e le modalità di ripartizione delle risorse disponibili saranno definiti con apposito Dpcm o con decreto dell’Autorità politica con delega allo sport. 

 

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Solo il destinatario può detrarre l’Iva assolta all’importazione in dogana

Solo il destinatario può detrarre l’Iva assolta all’importazione in dogana

L’unico contribuente legittimato a recuperare l’imposta sul valore aggiunto è l’effettivo acquirente finale delle merci impiegate nell’esercizio della propria attività

Redazione Fisco Oggi

Fisco Oggi

Soltanto l’effettivo destinatario della merce può detrarre l’Iva assolta in dogana dallo spedizioniere, considerato che la vendita ha luogo direttamente tra una ditta svizzera e una società italiana. Il debitore d’imposta è, infatti, l’acquirente risultante dalla fattura estera ed è lui anche l’unico soggetto legittimato a recuperare l’imposta versata al momento dell’importazione. È quanto precisa l’Agenzia delle entrate con la risposta n. 4/2020.
 
A porre il quesito è una ditta Svizzera di commercio all’ingrosso che vendeva merce in Italia tramite il proprio rappresentante fiscale nel nostro Paese. Nel dettaglio, la società acquistava materiale ferroso all’estero che poi esportava in Italia attraverso il rappresentante fiscale italiano. La merce veniva venduta e fatturata a quest’ultimo, che provvedeva allo sdoganamento e al pagamento dell’Iva all’importazione e, poi, alla vendita e alla fatturazione del materiale al cliente finale. Trattandosi di operazioni esenti, l’imposta veniva poi rimborsata al rappresentante fiscale.
Non a caso, fin qui è stato utilizzato l’imperfetto. Il dubbio oggetto dell’interpello deriva, infatti, dal nuovo meccanismo di vendita adottato dalla ditta a seguito dell’emanazione del Regolamento Ue n. 670/2016. Secondo il nuovo iter, la società svizzera vende direttamente la merce al cliente italiano avvalendosi di uno spedizioniere, che svolge le operazioni di sdoganamento e di assolvimento dell’Iva all’importazione, mentre un trasportatore si occupa della consegna. I diritti doganali, che nel caso in esame riguardano solo l’Iva, da quanto risulta dalla documentazione presentata, sono successivamente addebitati all’istante rappresentante fiscale.
Descritto il nuovo meccanismo, nell’interpello si chiede quale sia la corretta procedura da seguire per recuperare l’imposta, considerato che l’esportatrice non ha una stabile organizzazione in Italia e non ha identificazione diretta.
 
L’analisi della disciplina condotta dall’Agenzia chiarisce ogni dubbio.
In particolare, la risposta, partendo dall’esame del Testo unico delle leggi doganali, in base al quale il versamento dell’Iva è eseguito in dogana dal proprietario della merce o da colui tramite il quale si effettua l’importazione (lo spedizioniere), evidenzia che il debitore d’imposta, come ha chiarito la risoluzione n. 431354/1990, è sempre l’effettivo proprietario della merce e non l’intermediario che agisce come rappresentante indiretto obbligato al pagamento dei diritti doganali (nel nostro caso lo spedizioniere). Tale interpretazione pone le radici nell’articolo 19 del Dpr n. 633/1972 dalla cui lettura emerge che il termine “contribuente” non può che riferirsi all’effettivo destinatario della merce, come risulta dalla fattura estera di acquisto ed è questo l’unico soggetto autorizzato, quindi, ad applicare la detrazione d’imposta, versata dal mandatario senza rappresentanza (spedizioniere). In continuità con tale documento di prassi, l’Agenzia ricorda la sentenza n. 2570/2019 con la quale la corte di Cassazione chiarisce che “è obbligato al pagamento dei tributi e diritti doganali evasi anche l’effettivo proprietario della merce, ossia il soggetto in nome o per conto del quale sia stata effettuata l’operazione di importazione, e non soltanto colui che abbia materialmente presentato la merce in dogana rendendo la relativa dichiarazione”.
In linea generale, quindi, l’unico soggetto legittimato a recuperare l’Iva assolta al momento dell’importazione è il destinatario finale della merce, il quale, una volta annotata la bolletta doganale nel registro degli acquisti, potrà detrarre l’imposta assolta.
Anche nel caso dell’interpello, considerato che la ditta svizzera vende ormai direttamente il materiale ferroso alla società italiana, il debitore, ai fini Iva, è l’acquirente italiano dal quale lo spedizioniere avrebbe dovuto recuperare l’imposta assolta in dogana.
Corretto, invece, il procedimento precedentemente adottato, quando, in sintesi, la società italiana acquistava la merce dal rappresentante fiscale italiano, che risultando a sua volta primo acquirente della merce poteva richiedere il rimborso dell’imposta versata in dogana.

 

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Legge di bilancio per il 2020 – 3: il nuovo bonus fiscale “facciate”

Legge di bilancio per il 2020 – 3: il nuovo bonus fiscale “facciate”

Rientrano nell’inedita agevolazione esclusivamente gli interventi, anche quelli di sola pulitura o tinteggiatura, sulle strutture opache esterne degli edifici, su balconi o su ornamenti e fregi

Gaetano Corallo – Fisco Oggi

Fisco Oggi

L’articolo 1, commi da 219 a 224, del Bilancio 2020 (legge n. 160/2019) prevede la detraibilità dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche (Irpef) del 90% delle spese documentate relative agli interventi edilizi finalizzati al recupero o restauro della facciata degli edifici.
In particolare, i commi indicati introducono la detraibilità dall’Irpef del 90% delle spese documentate, sostenute nel corso del 2020, relative agli interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati nelle zone A o B indicate nel decreto del ministro dei Lavori pubblici n. 1444/1968.
In base a tale decreto, per zone A) e B) devono intendersi le parti del territorio comunale interessate da agglomerati urbani che rivestano carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale (i centri storici), comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante degli agglomerati stessi e le parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle precedenti.

Ferme restando le agevolazioni già previste in materia edilizia e di riqualificazione energetica, sono ammessi al beneficio esclusivamente gli interventi sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi. Rientrano nell’ambito di applicazione di tali disposizioni anche le spese relative alla sola pulitura o tinteggiatura esterna purché riguardanti le parti degli edifici sopra indicate.
Come per le agevolazioni di carattere similare, la detrazione è ripartita in dieci quote annuali costanti e di pari importo da detrarre nell’anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi. Non sono previsti limiti massimi di spesa, a differenza delle agevolazioni già presenti in materia.

A ogni modo, si applicano le disposizioni del regolamento di cui al decreto del ministro delle Finanze n. 41/1998. In particolare, il regolamento prevede che i soggetti che intendono avvalersi della detrazione d’imposta sono tenuti a indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e, se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo e gli altri dati richiesti ai fini del controllo della detrazione e a conservare ed esibire a richiesta degli uffici la relativa documentazione.
Inoltre, il pagamento delle spese detraibili deve essere disposto mediante bonifico bancario dal quale risulti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il numero di partita Iva ovvero il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato.

Ai fini dei controlli concernenti la detrazione, le banche presso le quali sono disposti i bonifici trasmettono all’Agenzia delle entrate in via telematica, i dati identificativi del mittente, dei beneficiari  della  detrazione  e dei destinatari dei pagamenti.

La detrazione è disconosciuta in caso di violazione dell’obbligo di indicazione dei dati catastali in dichiarazione, effettuazione di pagamenti secondo modalità diverse da quelle previste, esecuzione di opere edilizie difformi da quelle eventualmente comunicate, violazione delle norme in materia di tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro.

Tuttavia, nell’ipotesi in cui i lavori di rifacimento della facciata riguardino interventi influenti dal punto di vista termico o che interessino oltre il 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, gli interventi dovranno soddisfare i requisiti di cui al decreto del ministro dello Sviluppo economico 26 giugno 2015 e, con riguardo ai valori di trasmittanza termica, i requisiti di cui alla tabella 2 dell’allegato B al decreto del ministro dello Sviluppo economico 11 marzo 2008, aggiornato dal decreto del ministero dello Sviluppo economico 26 gennaio 2010. In questo caso troveranno applicazione le disposizioni in materia di risparmio energetico.

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Legge di bilancio per il 2020 – 2: come cambia il regime forfetario

Legge di bilancio per il 2020 – 2:
come cambia il regime forfetario

Cancellata la disposizione che introduceva, da quest’anno, la tassazione sostitutiva al 20% per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni con ricavi/compensi compresi tra 65.001 e 100mila euro

Nicola Buongrido – Fisco Oggi

Fisco Oggi

La disciplina del regime forfetario, riservato alle persone fisiche titolari di redditi d’impresa o di lavoro autonomo che nell’anno precedente hanno conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 65mila euro (articolo 1, commi da 54 a 89, legge 190/2014), è stata oggetto di alcune modifiche a opera della legge di bilancio 2020 (articolo 1, comma 692legge 160/2019).

In particolare, sono stati reintrodotti due vincoli che, secondo la relazione tecnica al provvedimento normativo, dovrebbero ridurre quasi di un quarto la platea dei beneficiari del regime, da 1,4 milioni a meno di 1,1 milioni:

  • è stata aggiunta una nuova condizione di accesso, rappresentata dal limite di 20mila euro lordi di spese sostenute per lavoro accessorio, per lavoro dipendente e per compensi erogati a collaboratori, anche a progetto, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati e quelle per prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari. Invero, tale requisito, anche se con tetto decisamente più basso (5.000 euro lordi), vigeva già negli anni passati, prima di essere soppresso dalla legge di bilancio 2019
  • è stata ripristinata la causa di esclusione, anch’essa cancellata dalla scorsa manovra finanziaria, per i contribuenti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 30mila euro. La verifica di tale parametro non va effettuata se, in quello stesso anno, il rapporto di lavoro è cessato, sempre che, come precisato dalla prassi amministrativa (vedi circolare 10/2016, par. 2.3), non sia stato percepito un reddito di pensione; quest’ultimo, infatti, essendo assimilato al reddito di lavoro dipendente rientra nel conteggio ai fini del raggiungimento del limite. 

Pertanto, alla luce delle novità ora introdotte, dal 2020, per applicare il regime forfetario, è richiesta la contemporanea presenza di due requisiti di accesso, da verificare rispetto all’anno precedente:

  • ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 65mila euro
  • ammontare complessivo delle spese per lavoro accessorio, lavoratori dipendenti, collaboratori, utili agli associati in partecipazione, prestazioni di lavoro dell’imprenditore o dei suoi familiari, non superiore a 20mila euro lordi. 

Invece, il nuovo elenco delle esclusioni comprende:

  • chi si avvale di regimi speciali ai fini dell’Iva o regimi forfetari di determinazione del reddito
  • i non residenti in Italia, tranne quelli che, residenti in un altro Stato Ue o aderente allo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni, producono nel nostro Paese almeno il 75% del proprio reddito complessivo (“non residenti Schumacker”)
  • coloro che effettuano, in via esclusiva o prevalente, cessioni di fabbricati o loro porzioni, di terreni edificabili ovvero cessioni intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi
  • chi partecipa a società di persone, associazioni o imprese familiari oppure detiene il controllo, diretto o indiretto, di Srl o di associazioni in partecipazione che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dall’esercente attività d’impresa, arti o professioni
  • chi esercita l’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro (o di soggetti a essi direttamente o indirettamente riconducibili) con cui sono in essere rapporti di lavoro o lo erano nei due precedenti periodi d’imposta, fatta eccezione per coloro che iniziano un’attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni
  • chi nell’anno precedente ha percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati superiori a 30mila euro, a meno che il rapporto di lavoro sia cessato. 

Oltre alle due novità circa i requisiti di accesso e le cause di esclusione, la legge di bilancio ha anche introdotto un regime premiale per incentivare l’applicazione delle disposizioni in materia di fatturazione elettronica, adempimento dal quale i contribuenti forfetari sono esonerati (articolo 1, comma 3, Dlgs 127/2015). È, infatti, previsto che per questi ultimi, nel caso in cui vi aderiscano e abbandonino completamente la modalità cartacea mostrando un fatturato annuo costituito esclusivamente da fatture elettroniche, il termine di decadenza per la notificazione degli avvisi di accertamento (articolo 43, comma 1, Dpr 600/1973) è ridotto di un anno, da cinque a quattro.
 
Inoltre, è stato puntualizzato che il reddito assoggettato al regime forfetario deve essere sempre conteggiato nel reddito complessivo per determinare, tra l’altro, la condizione di familiare a carico, le detrazioni per carichi di famiglia, le detrazioni d’imposta legate alla tipologia di redditi posseduti (articolo 13, Tuir), le detrazioni per canoni locativi (articolo 16, Tuir). Più in generale, rileva tutte le volte in cui le norme fanno riferimento, per la spettanza o per il calcolo di deduzioni, detrazioni o benefici, anche diversi da quelli fiscali, al possesso di requisiti reddituali, ad esempio l’Isee. Se ne deve tener conto anche quando al reddito complessivo è collegato un beneficio, come nel caso delle detrazioni per le erogazioni liberali a favore delle associazioni senza scopo di lucro (articolo 15, comma 1, lettera i), Tuir), che spettano entro il limite del 2% del reddito complessivo.
 
Un’ultima novità, di segno positivo, per i contribuenti in regime forfetario dovrebbe discendere dalle disposizioni contenute nei commi da 184 a 197 della legge di bilancio, con i quali, in luogo della proroga per le discipline dell’iper e del super ammortamento, è stato istituito un nuovo credito d’imposta per gli investimenti in beni nuovi strumentali all’esercizio d’impresa. È, infatti, previsto che possono accedere al bonus tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, a prescindere, tra l’altro, dal regime fiscale di determinazione del reddito (comma 186). Pertanto, quelle in regime forfetario, che per le particolari modalità di determinazione del reddito non potevano fruire della maggiorazione delle quote di ammortamento riconosciuta dalle precedenti discipline agevolative, potranno invece fruire del nuovo credito d’imposta. Inoltre, il bonus per i beni materiali non ad alto valore tecnologico spetta anche per gli investimenti fatti da esercenti arti e professioni (comma 194). 

È il caso, infine, di segnalare che il comma 691 della legge di bilancio 2020 ha abolito la disposizione dettata dalla quella 2019 (articolo 1, commi da 17 a 22, legge 145/2018), che aveva istituito, a decorrere da quest’anno, un regime di favore per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni: se nel periodo d’imposta precedente avessero conseguito ricavi o percepito compensi compresi tra 65.001 euro e 100mila euro, ragguagliati ad anno, avrebbero potuto applicare al reddito d’impresa o di lavoro autonomo, determinato ordinariamente, un’imposta sostitutiva di Irpef, addizionali regionale e comunale e Irap, con l’aliquota del 20 per cento.

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Legge di bilancio per il 2020 – 1: le novità sulla cedolare secca

Legge di bilancio per il 2020 – 1:
le novità sulla cedolare secca

In prossimità dell’imminente scadenza del periodo di proroga dell’aliquota ridottissima, risolta con l’intervento normativo, proponiamo un viaggio a ritroso nei meandri dell’imposta

Gaetano Corallo – Fisco Oggi

Fisco Oggi

L’articolo 1, comma 6, del Bilancio 2020 (legge n. 160/2019) riduce dal 15 al 10% l’aliquota dell’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali, dell’imposta di registro e di quella di bollo per la tassazione diretta e indiretta del reddito derivante da contratti di locazione di unità immobiliari urbane a canone concordato nei comuni ad alta densità abitativa.
 
L’imposta in commento, la cedolare secca, è stata introdotta nel nostro ordinamento dal decreto legislativo n. 23/2011 e rappresenta un regime di tassazione facoltativo che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva – pari al 21% del canone di locazione annuo stabilito dalle parti – dell’Irpef e delle addizionali. Non sono dovuti il Registro e il Bollo, ordinariamente dovuti per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione.
 
Il decreto istitutivo, inoltre, ha previsto anche un’aliquota ridotta al 19% per i contratti a canone concordato, vale a dire quelli stipulati secondo le disposizioni di cui agli articoli 2, comma 3 e 8 della legge n. 431/1998, relativi ad abitazioni ubicate nei comuni ad alta densità abitativa, di cui all’articolo 1, comma 1, lettere a) e b), del Dl n. 551/1988, e negli altri comuni ad alta tensione abitativa individuati dal Cipe.
Per contratti di locazione a canone concordato si intendono quei contratti in cui le parti definiscono le condizioni contrattuali sulla base di appositi accordi definiti in sede locale fra le organizzazioni della proprietà edilizia e quelle dei conduttori maggiormente rappresentative. I  criteri generali, cui devono attenersi gli accordi locali, sono definiti con apposito decreto del ministro dei Lavori pubblici, adottato in concerto con il ministro delle Finanze. Nel medesimo decreto sono individuati anche i contratti tipo che le parti possono utilizzare in funzione delle diverse esigenze abitative, (decreto interministeriale 16 gennaio 2017 – ministero Infrastrutture e Trasporti).
In particolare, per quanto riguarda la durata dei contratti a canone concordato, la legge prevede che non possono avere una durata inferiore ai tre anni e, alla prima scadenza del contratto, ove le parti non concordino sul rinnovo dello stesso, questo è prorogato di diritto per due anni, fatta salva la facoltà di disdetta da parte del locatore nei casi espressamente consentiti dalla legge.
Tuttavia, l’aliquota ridotta è riconosciuta a condizione che tali contratti abbiano a oggetto immobili situati nei comuni di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia e nei comuni confinanti con gli stessi; negli altri comuni capoluogo di provincia e nei comuni considerati ad alta tensione abitativa, individuati nella delibera Cipe 30 maggio 1985, non compresi nelle lettere precedenti.
 
Più in generale il Comitato interministeriale per la programmazione economica, su proposta del ministro dei Lavori pubblici, d’intesa con i ministri dell’Interno e di Grazia e Giustizia, provvede, ogni ventiquattro mesi, all’aggiornamento dell’elenco dei comuni. L’ultima delibera in materia risale al 13 novembre 2003.
Al fine di incentivare l’utilizzo di tale tipologia contrattuale, per effetto del decreto legge n. 102/2013, l’aliquota del 19% è stata ridotta al 15%, in relazione ai contratti a canone concordato, relativi ad abitazioni ubicate nei comuni ad alta densità abitativa, stipulati nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013.
 
Successivamente, con il “decreto casa” (Dl n. 47/2014), l’aliquota in commento veniva ulteriormente ridotta al 10% in relazione ai contratti a canone concordato stipulati nei comuni ad alta densità abitativa, nel corso del quadriennio 2014 – 2017.
In sede di conversione del decreto legge, inoltre, l’applicazione dell’aliquota agevolata veniva estesa anche ai contratti di locazione aventi a oggetto immobili situati nei comuni per i quali fosse stato deliberato, nei cinque anni precedenti la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (27 maggio 2014), lo stato di emergenza dovuto a eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che, in ragione della loro intensità ed estensione, avrebbero dovuto essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante periodi di tempo limitati e predefiniti.
 
Più tardi, la legge n. 205/2017 (il Bilancio 2018), modificando il “decreto casa” ha ulteriormente prorogato il periodo di validità dell’aliquota ridotta al 10%, di ulteriori due anni, fino al 2019.
 
Pertanto, in prossimità dell’imminente scadenza del periodo di proroga (31 dicembre 2019), il legislatore è intervenuto nuovamente con la legge di bilancio 2020, modificando l’articolo 3, comma 2, del Dlgs n. 23/2011, al fine di rendere permanente la riduzione al 10% dell’aliquota agevolata.
Inoltre, a parere dello scrivente, in virtù del rinvio effettuato dall’articolo 9 del “decreto casa” alle disposizioni in materia di cedolare secca, si ipotizza che la stessa aliquota continuerà ad applicarsi anche ai contratti di locazione relativi a immobili situati nei comuni per i quali sia stato deliberato, nei cinque anni precedenti la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (27 maggio 2014), lo stato di emergenza dovuto a eventi calamitosi.
Ricordiamo che l’articolo 3-bis del “decreto crescita” (il Dl n. 34/2019) ha disposto l’abrogazione dell’obbligo della comunicazione della proroga della cedolare secca e della relativa sanzione previsti all’articolo 3, comma 3 del Dlgs n. 23/2011.

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Bonus per l’efficienza energetica in compensazione anche con le accise

Bonus per l’efficienza energetica
in compensazione anche con le accise

Si tratta di un credito d’imposta che può essere utilizzato, mediante F24 accise, per il pagamento di quanto dovuto sulla produzione e la vendita di energia elettrica e gas naturale

Fisco Oggi

Fisco Oggi

Il credito d’imposta, ceduto da un’impresa che esegue interventi di riqualificazione edilizia di edifici condominiali a una società fornitrice di energia elettrica e/o gas naturale, può essere utilizzato in compensazione anche per il debito per le accise dovute sulla produzione e la vendita, ai senti dell’articolo 17 del Dlgs. n. 241/1997. Questo, in sintesi, il chiarimento fornito con la risposta n. 1 del 7 gennaio 2020 a un’istanza di interpello posto da una società che si occupa della vendita di energia elettrica e gas naturale.
 
A interpellare l’Agenzia è una società che ha tra i propri clienti imprese che eseguono interventi di riqualificazione edilizia volti all’efficienza energetica. L’istante richiama l’articolo 14 del Dl n. 63/2013, che, come novellato dal decreto crescita, prevede che l’importo spettante ai fini della detrazione d’imposta maturata a seguito di interventi edilizi eseguiti sull’involucro degli edifici condominiali per migliorare l’efficienza energetica possa essere ceduto all’impresa che esegue l’intervento in cambio di uno “sconto” sull’importo indicato in fattura.
Per l’impresa che esegue il lavoro questo importo costituisce un credito d’imposta da utilizzare in compensazione in cinque quote annuali di uguale entità, ai sensi dell’articolo 17 del Dlgs. n. 241/1997.
L’impresa, in alternativa, può cedere il credito ai propri fornitori che, a loro volta, possono utilizzarlo in compensazione alle stesse condizioni.
Nel caso prospettato l’impresa che esegue gli interventi di riqualificazione edilizia di edifici condominiali, cessionaria del credito d’imposta, vuole a sua volta cederlo all’istante, che le fornisce di energia elettrica e/o gas naturale. La società interpellante chiede se il credito possa essere utilizzato in compensazione con i “tributi dovuti a titolo di accise sul consumo di energia elettrica e gas naturale“.
 
L’Agenzia è d’accordo: il credito in questione può essere utilizzato per compensare il debito per le accise dovute sulla produzione e la vendita di energia elettrica e gas naturale, utilizzando il modello F24 accise.
 
Innanzitutto, i tecnici delle Entrate ricordano quanto previsto dall’articolo 14, comma 1 del Dl n. 63/2013, che prevede che “per gli interventi di efficienza energetica di cui al presente articolo, il soggetto avente diritto alle detrazioni può optare, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e a quest’ultimo rimborsato sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione in cinque quote annuali di pari importo, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 …. Il fornitore che ha effettuato gli interventi ha a sua volta la facoltà di cedere il credito d’imposta ai propri fornitori di beni e servizi, con esclusione della possibilità di ulteriori cessioni da parte di questi ultimi..”.
Il committente, primo cedente, può cedere all’impresa che esegue i lavori, primo cessionario, l’importo che gli compete per la detrazione d’imposta; in tal modo l’impresa acquisisce un credito d’imposta da utilizzare in compensazione in cinque rate annuali di pari importo, riconoscendo al committente una somma di pari ammontare, sotto forma di “sconto” sul corrispettivo dovuto.
L’impresa può cedere tale credito d’imposta a un proprio fornitore, che sarà il secondo cessionario, il quale, a sua volta, può utilizzarlo solo in compensazione alle stesse condizioni del primo cessionario. In tal senso l’Agenzia ha dato disposizioni con il provvedimento del 31 luglio 2019 (vedi articolo “Eco e sisma bonus: sconto al cliente direttamente in fattura”).
 
Ricordate le condizioni, l’Agenzia passa a esaminare l’articolo 28, comma 7, della legge n. 388/2000, il quale prevede che i pagamenti delle imposte sulle produzioni e sui consumi possono essere effettuati anche mediante il versamento unitario previsto dall’articolo 17 del Dlgs n. 241/1997, con possibilità di compensazione con altre imposte e contributi.
 
Pertanto, conclude l’Agenzia, è consentito versare le accise utilizzando il modello di pagamento unificato F24 accise, con possibilità di compensazione con crediti per altre imposte, e, quindi, utilizzare il credito d’imposta in questione per compensare il debito per le accise dovute.

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Legge di bilancio per il 2020: le misure tributarie in pillole

Legge di bilancio per il 2020:
le misure tributarie in pillole

Nel pacchetto di detrazioni per la casa, in vetrina, oltre alle conferme per lavori edilizi, efficienza energetica e acquisto mobili, l’inedito bonus facciate, che vale il 90% delle spese sostenute

Nicola Buongrido – Fisco Oggi

Fisco Oggi

La Camera dei deputati ha licenziato in via definitiva la legge di bilancio 2020. Tante, come consueto, le disposizioni fiscali, con new entry, proroghe, rimodulazioni, abrogazioni.
Previste la riduzione delle imposte per i lavoratori dipendenti, con la costituzione, a tal fine, di un apposito fondo con la dotazione di 3 miliardi di euro per il 2020 e 5 miliardi all’anno a partire dal 2021, e l’attribuzione di premi in denaro per chi acquista beni e servizi non in contanti, ma con strumenti di pagamento tracciabili.
Per le imprese, tra le altre misure: l’estensione del “bonus ricerca e sviluppo” alle attività di transizione ecologica, innovazione tecnologica 4.0 e altre attività innovative, quali quelle di design e ideazione estetica; la conferma del “bonus formazione 4.0” e del credito d’imposta per la partecipazione a fiere internazionali; in sostituzione dell’iper e del super ammortamento, un nuovo credito d’imposta a favore di chi investe in beni strumentali nuovi; il ripristino dell’Ace, con contestuale abrogazione della mini Ires; la proroga del credito d’imposta per chi acquista beni strumentali destinati a strutture produttive nei comuni del Centro Italia colpiti dal sisma del 2016 e di quello riservato a chi investe nelle regioni del Mezzogiorno.
E poi, le modifiche al regime forfetario per le partite Iva, l’introduzione della plastic tax per ridurre l’utilizzo dei manufatti in plastica monouso e della sugar tax per colpire il consumo delle bevande contenenti edulcoranti aggiuntivi, l’unificazione dell’Imu e della Tasi, la riproposizione della rivalutazione di terreni e partecipazioni e quella dell’estromissione agevolata di beni…

Nella tabella che segue, in sintesi, le principali disposizioni di carattere tributario, con indicazione dei commi di riferimento dell’articolo 1 della legge.

Comma Argomento
2 e 3 Clausole di salvaguardia Iva e accise
Bloccati gli aumenti delle aliquote Iva per il 2020. Rimodulati quelli per gli anni successivi e la misura delle entrate attese dall’incremento delle accise sui carburanti
4 e 5 Deducibilità Imu
Confermata, per il 2019, la deducibilità del 50% dell’Imu sugli immobili strumentali dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo (stessa cosa per l’Imi e l’Imis, le imposte municipali immobiliari delle province autonome di Bolzano e di Trento)
6 Cedolare secca per contratti a canone concordato
Stabilizzata al 10% l’aliquota della cedolare secca sui canoni delle locazioni abitative a canone concordato nei comuni ad alta densità abitativa
7 Riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti
Costituito un apposito fondo, con dotazione di tre miliardi di euro per il 2020 e cinque a partire dal 2021. L’attuazione degli interventi in successivi provvedimenti normativi
70
e 176
Sconto in fattura per gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica
Abrogate le disposizioni del “decreto crescita” che hanno introdotto, per gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica e per l’installazione di impianti fotovoltaici, il meccanismo dello sconto in fattura in luogo della detrazione spettante. Ora è applicabile soltanto agli interventi di ristrutturazione importante di primo livello, per le parti comuni degli edifici condominiali, con un importo dei lavori pari almeno a 200mila euro
118 Monitoraggio strutturale degli immobili
Istituito, ai fini delle imposte sui redditi, un credito d’imposta per le spese di acquisizione e predisposizione dei sistemi di monitoraggio strutturale continuo, con l’obiettivo di aumentare il livello di sicurezza degli immobili. Le modalità attuative in un successivo decreto Mef, da adottare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio
175 Bonus ristrutturazioni, ecobonus e bonus mobili
Prorogate di un anno, nella misura vigente nel 2019, le detrazioni per le spese relative a lavori di recupero edilizio, a interventi di efficienza energetica e all’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici destinati all’arredo di immobili ristrutturati
da 177
a 179
Sport bonus
Applicabile anche nel 2020 la disciplina che riconosce un credito d’imposta del 65% per le erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche, enti non commerciali e soggetti titolari di reddito d’impresa e destinate a interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e alla realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche
183 Redditi terreni dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali
Estesa al 2020 l’esenzione Irpef per i redditi dominicali e agrari dei terreni dichiarati da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola. Per il 2021, gli stessi redditi concorreranno alla base imponibile Irpef al 50%
da 184
a 197
Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali
Introdotto, in sostituzione delle discipline dell’iper e del super ammortamento operative nel 2019, un credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, compresi quelli immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica secondo il modello Industria 4.0. Riguarda tutte le imprese e, con riferimento ad alcuni beni, anche i professionisti; spetta in misura diversa a seconda della tipologia di beni oggetto dell’investimento
da 198
a 209
Credito d’imposta per la competitività delle imprese
Introdotto, per il 2020, un nuovo credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo, transizione ecologica, innovazione tecnologica 4.0 e altre attività innovative, quali quelle di design e ideazione estetica svolte dalle imprese dei settori tessile e moda, calzaturiero, occhialeria, orafo, mobile e arredo e della ceramica per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari. La disciplina sostituisce l’attuale credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo. Un decreto Mise, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio, definirà le modalità attuative della norma
da 210
a 217
Bonus formazione 4.0
Confermato per il 2020, con alcune modifiche, il credito d’imposta per le spese di formazione del personale dipendente, finalizzate all’acquisizione e al consolidamento di competenze nelle tecnologie rilevanti per la realizzazione del processo di trasformazione delle imprese previste dal “Piano nazionale industria 4.0”. Queste le principali novità: è rimodulato il limite massimo annuale del credito; la misura del bonus è incrementata al 60% se l’attività di formazione riguarda lavoratori svantaggiati o ultra svantaggiati; il credito non spetta alle imprese destinatarie di sanzioni interdittive; scompare l’obbligo di disciplinare espressamente lo svolgimento delle attività di formazione in contratti collettivi aziendali o territoriali
218 Credito d’imposta per investimenti nel Centro Italia
Prorogato a tutto il 2020 il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi per i comuni delle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dal sisma del 2016
da 219
a 224
Bonus facciate
Introdotta una detrazione del 90% per le spese del 2020 relative a interventi, inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, finalizzati al recupero o restauro della facciata degli edifici ubicati nella zona A o B ex Dm 1444/1968 (centri storici e parti già urbanizzate, anche se edificate in parte). Sono ammessi al beneficio i soli interventi su strutture opache della facciata, balconi, ornamenti e fregi. La detrazione va ripartita in dieci quote annuali di pari importo. Se i lavori non sono di sola pulitura o tinteggiatura esterna e influiscono dal punto di vista termico o interessano oltre il 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, devono soddisfare i requisiti energetici previsti dal decreto Mise 26 giugno 2015 e quelli della tabella 2 allegata al decreto Mise 11 marzo 2008, riguardanti i valori di trasmittanza termica
225 Imprenditori agricoli florovivaistici
Per le attività dirette alla commercializzazione di piante vive e prodotti della floricoltura, acquistate da imprenditori agricoli florovivaistici, nei limiti del 10% del volume di affari, da altri imprenditori florovivaistici, il reddito si calcola applicando all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni rilevanti ai fini Iva, il coefficiente di redditività del 5%
287 Aiuto alla crescita economica (Ace)
Ripristinata, con decorrenza dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018, la disciplina Ace, finalizzata a incentivare la patrimonializzazione delle imprese. Il meccanismo consente di dedurre un importo pari al rendimento figurativo, calcolato con l’aliquota dell’1,3%, degli incrementi di capitale effettuati mediante conferimenti in denaro e accantonamenti di utili a riserva. Contestualmente, sono abrogate le misure di riduzione dell’Ires, che erano state introdotte al posto dell’Ace
da 288
a 290
Incentivi all’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici
Istituito un fondo con dotazione di 3 miliardi annui per il 2021 e il 2022 per attribuire rimborsi in denaro a chi, non nell’esercizio di attività di impresa o professione, effettua abitualmente acquisti con strumenti di pagamento elettronici. Le modalità attuative saranno individuate da un decreto Mef entro il 30 aprile 2020
300 Credito d’imposta per partecipazione a fiere internazionali
Esteso al 2020 il credito d’imposta, introdotto dal “decreto crescita” per il solo anno 2019, a favore delle piccole e medie imprese italiane che partecipano a manifestazioni fieristiche internazionali di settore. È pari al 30% delle spese sostenute per l’affitto e l’allestimento degli spazi espositivi e di quelle per attività pubblicitarie, di promozione e di comunicazione connesse alla partecipazione, fino a un massimo di 60mila euro
316 Zone economiche speciali (Zes)
Estesa la fruibilità del credito d’imposta per gli investimenti nelle Zes: va commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquisiti entro il 31 dicembre 2022, non più entro il 2020. Istituita, inoltre, la zona franca doganale nell’area portuale di Taranto, per incentivare il recupero delle potenzialità e sostenere l’occupazione
319 Credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno
Prorogato al 31 dicembre 2020 il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive nelle zone assistite ubicate nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo
346
e 347
Detrazione per lo studio e la pratica della musica
Istituita dal 2021 una detrazione Irpef del 19% per le spese sostenute, fino a un massimo di 1.000 euro e anche nell’interesse di familiari a carico, da contribuenti con reddito complessivo non superiore a 36mila euro, per l’iscrizione annuale e l’abbonamento di ragazzi tra i 5 e i 18 anni a conservatori di musica, istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica legalmente riconosciute, scuole di musica iscritte nei registri regionali nonché cori, bande, e scuole di musica riconosciuti da una P.A.
355
e 356
Esenzione canone tv
Fissata stabilmente a 8mila euro annui la soglia reddituale per le persone di almeno 75 anni che vogliono accedere all’esenzione dal pagamento del canone tv. Con riferimento al requisito di non avere conviventi titolari di un reddito proprio, viene specificato che non rilevano collaboratori domestici, colf e badanti
361 Detrazione per spese veterinarie
Innalzato a 500 euro l’importo massimo detraibile delle spese veterinarie sostenute per la cura di animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva
393 Bonus edicole
Per il 2020, il credito d’imposta a favore delle edicole è esteso anche agli esercenti un’attività commerciale non esclusivamente rivolta alla vendita di giornali pur quando non rappresenta l’unico punto vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici nel comune di riferimento (nel 2019, invece, tali soggetti erano esclusi dal bonus)
431 Pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo
Sancita l’esenzione fiscale per le somme corrisposte a titolo di indennità di risarcimento in esecuzione di pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo, qualora la Corte stessa preveda la clausola di esenzione. Pertanto, in tali circostanze, non si applica la disposizione dell’articolo 88 del Tuir, secondo cui le indennità conseguite a titolo di risarcimento sono imponibili come sopravvenienze attive
509 Colture arboree pluriennali
Incrementata del 20%, per il triennio 2020-2022, la quota di ammortamento deducibile dalle imposte sui redditi, a fronte di spese sostenute per investimenti in nuovi impianti di colture arboree pluriennali, con l’esclusione dei costi relativi all’acquisto dei terreni
513
e 514
Oleoturismo
Le disposizioni dettate dalla legge di bilancio 2018 per l’enoturismo, in particolare la determinazione forfetaria dell’imponibile Irpef con un coefficiente di redditività del 25% e, a talune condizioni, l’applicazione di un regime forfettario Iva, dal 2020 sono estese alle attività di oleoturismo: visite nei luoghi di coltura, produzione o esposizione degli strumenti utili alla coltivazione dell’ulivo; degustazione e vendita delle produzioni aziendali; iniziative didattiche e ricreative nei luoghi di coltivazione e produzione
da 559
a 580
Misure in favore di Campione d’Italia
Istituita la nuova imposta locale sul consumo di Campione d’Italia (Ilcci) su forniture di beni, prestazioni di servizi e importazioni effettuate nel territorio del comune per il consumo finale, con aliquote Iva allineate a quelle svizzere. Riduzione a metà di Irpef, Ires e Irap, per cinque anni, a favore di chi risiede a Campione (l’agevolazione spetta anche a società ed enti non residenti, che hanno sede nel comune). Previsto un credito d’imposta per i nuovi investimenti iniziali nel territorio di Campione, fino al 2024
629 Detrazioni Irpef in base al reddito
Dal 2020, per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 120mila euro, la detrazione per gli oneri di cui all’articolo 15 del Tuir spetta in misura pari al rapporto tra 240mila euro, meno il reddito complessivo, e 120mila euro; pertanto, oltre i 240mila euro di reddito, il beneficio si azzera completamente. La nuova regola non si applica agli interessi passivi pagati in dipendenza di prestiti o mutui agrari e di mutui ipotecari per l’acquisto o costruzione dell’abitazione principale e a tutte le spese sanitarie
630 Accisa sul gasolio commerciale
Dal 1° ottobre 2020, niente più accisa agevolata sul gasolio commerciale per i veicoli appartenenti alla categoria euro 3 e inferiori; dal 1° gennaio 2021, l’esclusione riguarderà anche i veicoli di categoria euro 4
631 Accisa sui prodotti energetici
Rimodulate e innalzate le aliquote di accisa applicabili ai prodotti energetici utilizzati per la produzione di energia elettrica
632
e 633
Auto aziendali
Modificata la tassazione dei veicoli aziendali concessi in uso promiscuo ai dipendenti, che sarà agganciata ai valori di emissione di anidride carbonica: all’aumentare di questi, aumenterà il reddito figurativo. Il compenso in natura, attualmente, è pari al 30% dell’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15mila chilometri, calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio indicato nelle apposite tabelle dell’Aci. Invece, per i contratti stipulati a decorrere dal 1° luglio 2020: per i veicoli con CO2 entro i 60 grammi per chilometro, si assumerà il 25% del costo chilometrico ACI; per i veicoli con CO2 superiore a 60 gr per km ma non a 160, si assumerà il 30%; per i veicoli con CO2 superiore a 160 gr per km ma non a 190, si assumerà il 40% (dal 2021, il 50%); per i veicoli con CO2 oltre i 190 gr per km, si assumerà il 50% (dal 2021, il 60%)
da 634
a 658
Plastic tax
Istituita l’imposta sul consumo di manufatti in plastica con singolo impiego (Macsi) utilizzati per il contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o prodotti alimentari, ad esclusione dei manufatti compostabili, dei dispositivi medici e dei Macsi adibiti a contenere medicinali. È pari a 0,45 euro per chilogrammo di materia plastica. Si applicherà dal primo giorno del secondo mese successivo alla pubblicazione del provvedimento dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli che, entro maggio, dovrà definire le modalità attuative della norma. Alle imprese produttrici di Macsi spetterà un credito d’imposta nella misura del 10% delle spese sostenute nel 2020 per l’adeguamento tecnologico finalizzato alla produzione di manufatti compostabili
659
e 660
Tassazione dei tabacchi lavorati e dei prodotti accessori al loro consumo
Innalzate le accise che gravano sui tabacchi lavorati e introdotta una nuova imposta sui prodotti accessori al consumo dei tabacchi da fumo (cartine e filtri per arrotolare le sigarette), nella misura di 0,0036 euro per ogni pezzo
da 661
a 676
Sugar tax
Istituita l’imposta sul consumo di bevande analcoliche edulcorate nella misura di 10 euro per ettolitro, nel caso di prodotti finiti, e di 0,25 euro per chilogrammo, nel caso di prodotti predisposti a essere utilizzati previa diluizione. Si applicherà dal primo giorno del secondo mese successivo alla pubblicazione del decreto Mef che, entro agosto, dovrà definire le modalità attuative della norma
677 Buoni pasto
Cambia il regime fiscale dei buoni pasto: se erogati in formato elettronico, la quota non tassata è elevata da 7 a 8 euro; se erogati in formato diverso, la quota che non concorre al reddito di lavoro è ridotta da 5,29 a 4 euro. Mantenuto il limite giornaliero a 5,29 euro per le indennità sostitutive delle somministrazioni di vitto a favore dei lavoratori addetti a strutture lavorative temporanee oppure ubicate in zone prive di servizi di ristorazione
678 Imposta sui servizi digitali
Intervenendo sulla disciplina introdotta dalla legge di bilancio 2019: sono chiarite le modalità applicative del tributo circa i corrispettivi colpiti, le dichiarazioni, la periodicità del prelievo; sono individuate le ipotesi di esclusione; è inserito l’obbligo per i soggetti passivi non residenti di nominare un rappresentante fiscale; è stabilita l’applicazione dell’imposta a partire dal 1° gennaio 2020, senza necessità di normativa secondaria; si prevede che la disciplina venga abrogata appena entreranno in vigore disposizioni derivanti da accordi internazionali in materia di tassazione dell’economia digitale
679
e 680
Tracciabilità delle detrazioni
Per poter fruire delle detrazioni Irpef del 19% per oneri fiscalmente rilevanti, diventa obbligatorio utilizzare sistemi di pagamento tracciabili. Il vincolo non opera per i medicinali e i dispositivi medici, nonché per le prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale
da 681
a 686
Analisi di rischio
Per le attività di analisi del rischio evasione effettuate con le informazioni dell’Archivio dei rapporti finanziari, l’Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza potranno avvalersi di tecnologie, elaborazioni e interconnessioni con le altre banche dati di cui dispongono, per individuare criteri di rischio utili per far emergere posizioni da controllare e incentivare l’adempimento spontaneo. Le attività di prevenzione e contrasto dell’evasione sono incluse fra quelle di rilevante interesse pubblico per cui è ammesso il trattamento di dati personali e vengono limitati i diritti dell’interessato, previsti dal Regolamento generale sulla protezione dei dati personali. Un decreto Mef, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio, sentiti il Garante per la protezione dei dati personali e l’Agenzia delle entrate, dovrà definire i diritti da limitare e le modalità di esercizio degli stessi e delle connesse misure di garanzia
690 Estromissione dei beni immobili imprese individuali
La disciplina dell’estromissione agevolata dei beni immobili strumentali è estesa alle esclusioni dal patrimonio dell’impresa dei beni posseduti al 31 ottobre 2019, effettuate dal 1° gennaio al 31 maggio 2020. La relativa imposta sostitutiva dell’8% andrà versata entro il 30 novembre 2020 (il 60% del totale) e il 30 giugno 2021 (il rimanente 40%)
691
e 692
Regime forfetario
Previsti: come condizione di accesso, un limite di 20mila euro di spese sostenute per il personale; l’esclusione per i redditi di lavoro dipendente superiori a 30mila euro; la riduzione di un anno dei termini di decadenza per l’accertamento, per i contribuenti forfetari che, benché non obbligati, hanno un fatturato annuo costituito esclusivamente da fatture elettroniche. Abrogata, infine, la norma che prevedeva, dal 2020, l’imposta sostitutiva al 20% per le partite Iva con ricavi o compensi tra 65.001 e 100.000 euro
693
e 694
Rivalutazione terreni e partecipazioni
Rivalutabili, entro il prossimo 30 giugno, terreni e partecipazioni posseduti alla data del 1° gennaio 2020. Prevista un’unica aliquota per il calcolo dell’imposta sostitutiva: 11%
695 Plusvalenze immobiliari
Incrementata dal 20 al 26% l’imposta sostitutiva applicabile alle plusvalenze realizzate in caso di cessione di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni
da 696
a 704
Rivalutazione beni d’impresa e partecipazioni
Le imprese che non adottano i principi contabili internazionali possono rivalutare i beni e le partecipazioni, esclusi gli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività, risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2018. È previsto il pagamento di un’imposta sostitutiva con aliquota del 12% per i beni ammortizzabili e del 10% per i beni non ammortizzabili; per l’affrancamento del saldo attivo della rivalutazione, è dovuta un’imposta sostitutiva del 10%. Il versamento potrà essere frazionato fino a tre rate annuali di pari importo, se l’ammontare complessivamente dovuto non supera 3 milioni di euro, ovvero, in caso contrario, fino a sei rate
710
e 711
Ivie e Ivafe
Dal 2020 sono soggetti passivi dell’imposta sul valore degli immobili situati all’estero e dell’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero, oltre alle persone fisiche, anche gli enti non commerciali e le società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice, residenti in Italia, tenuti agli obblighi di dichiarazione per gli investimenti e le attività previsti dalle norme sul monitoraggio fiscale (articolo 4, Dl n. 167/1990)
da 712
a 715
Deduzione di componenti negative Ires
Differite le percentuali di deducibilità, ai fini Ires e Irap, previste da alcune norme (stock di svalutazioni e perdite su crediti per gli enti creditizi e finanziari; riduzione di valore dei crediti e delle altre attività finanziarie derivante dalla rilevazione del fondo a copertura perdite per perdite attese; stock di componenti negativi riferibili alle quote di ammortamento relative al valore dell’avviamento e delle altre attività immateriali)
da 716
a 718
Redditi da attività in concessione
Introdotta, per il triennio 2019-2021, una maggiorazione di 3,5 punti percentuali per l’Ires sui redditi derivanti dallo svolgimento di attività in regime di concessione
720 Cinque per mille Irpef
Incrementata la dotazione delle risorse destinate alla quota del 5 per mille dell’Irpef: 10 milioni per il 2020, 20 milioni per il 2021 e 25 milioni a decorrere dal 2022
721 Trattamento fiscale delle Università non statali
Confermata, con una norma di natura interpretativa, la non assoggettabilità a imposta sui redditi delle attività di formazione esercitate dalle Università non statali riconosciute
722
e 723
Normativa Fatca: obblighi degli intermediari finanziari
Semplificati gli obblighi di comunicazione riguardanti l’applicazione della normativa Fatca: le istituzioni finanziarie operanti in Italia, in caso di mancata acquisizione del codice fiscale, potranno comunicare all’amministrazione finanziaria la data di nascita dei titolari dei conti correnti statunitensi o residenti negli Usa, fermo restando l’obbligo di reiterare la richiesta del codice fiscale ed effettuare le opportune verifiche. Dal periodo di rendicontazione 2017, alle istituzioni finanziarie che si avvalgono di tale comunicazione semplificata non si applicano le sanzioni previste per la mancata acquisizione e comunicazione del codice fiscale statunitense
725
e 726
Noleggio imbarcazioni da diporto
A partire dal 1° aprile 2020, per l’applicazione dell’Iva ai servizi di locazione, noleggio e simili a breve termine di imbarcazioni da diporto, l’effettiva utilizzazione e fruizione del servizio fuori della Ue andrà dimostrata con adeguati mezzi di prova e non presunta
da 731
a 735
Preu sugli apparecchi da intrattenimento e sulle vincite
Incrementato il prelievo erariale sulle new slot e sugli apparecchi in rete che si attivano solo in presenza del collegamento a un sistema di elaborazione della rete stessa. Ridotta la percentuale delle somme giocate destinata alle vincite. Aumentati al 20% sia il prelievo sulle vincite eccedenti i 200 euro sia il diritto sulla parte della vincita eccedente i 500 euro
736
e 737
Royalties idrocarburi
Dal 2020, esenzioni dal pagamento delle royalties applicabili ai soli concessionari di coltivazione di idrocarburi con una produzione annua non superiore a 10 milioni di Smc di gas in terraferma e a 30 milioni di Smc di gas in mare
da 738
a 783
Unificazione Imu Tasi
Dal 2020, scompare il tributo per i servizi indivisibili e viene prevista una sola forma di prelievo patrimoniale immobiliare, la cui disciplina, fondamentalmente, ricalca quella preesistente per l’Imu. L’aliquota di base è fissata allo 0,86%, con possibilità per i Comuni di aumentarla fino all’1,06% o diminuirla fino all’azzeramento. Il termine per la presentazione della dichiarazione torna al 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui sono intervenute variazioni rilevanti per la determinazione dell’imposta
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Riscossione degli enti locali
Riformata profondamente la riscossione degli enti locali, con l’introduzione, tra l’altro, dell’istituto dell’accertamento esecutivo (sulla falsariga di quanto già previsto per le entrate erariali) e, in assenza di regolamentazione da parte degli enti, di una specifica disciplina per rateizzare il pagamento delle somme dovute
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Canone unico enti locali
Istituiti, dal 2021, il canone unico patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria (al posto di Tosap, Cosap, Cimp e canone per l’occupazione delle strade) e il canone unico patrimoniale di concessione per l’occupazione nei mercati (in sostituzione di Tosap, Cosap e, per i casi di occupazioni temporanee, anche di Tari)

 

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Deducibilità dei dividendi: la norma interna contrasta con l’Ue

Deducibilità dei dividendi:
la norma interna contrasta con l’Ue

La controversia sottoposta ai giudici comunitari riguarda il regime fiscale applicabile alle società madri figlie e, in particolare, l’ordine in cui i redditi devono essere dedotti dagli utili imponibili

Marcello Maiorino – Fisco Oggi

Fisco Oggi

È contraria alla normativa comunitaria, in particolare all’articolo 4, paragrafo 1, della Direttiva 90/435, la disposizione secondo la quale i dividendi che una società madre percepisce dalla società figlia debbano essere, in un primo tempo, inclusi nella base imponibile della società madre, prima di poter essere in un secondo tempo, oggetto di deduzione, nella misura del 95% del loro importo (Corte Ue causa C-389/18).
La fattispecie e la questione pregiudiziale 
La domanda di pronuncia pregiudiziale in commento verte sull’interpretazione dell’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva n. 90/435/Cee relativa al regime fiscale applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi ed è stata presentata nell’ambito di una controversia che oppone una società avente sede in Belgio allo Stato belga in merito all’ordine in cui i redditi deducibili devono essere dedotti dagli utili imponibili.
I giudici comunitari sono stati in particolare chiamati a pronunciarsi in relazione alla seguente questione pregiudiziale con cui il giudice ‘a quo’ chiede in sostanza se l’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva n. 90/435 debba essere interpretato nel senso che osta a una normativa di uno Stato membro in base alla quale i dividendi che una società madre percepisce dalla sua società figlia debbano essere, in un primo tempo, inclusi nella base imponibile della società madre, prima di poter essere in un secondo tempo, oggetto di deduzione, nella misura del 95% del loro importo, la cui eccedenza può essere riportata agli esercizi successivi senza limiti nel tempo, deduzione che è prioritaria rispetto ad un’altra deduzione fiscale il cui rinvio sia limitato nel tempo.
 
Le valutazioni dei giudici comunitari
La Corte Ue, con la pronuncia in esame, evidenzia il contrasto con la disciplina comunitaria di una disciplina interna che, nel prevedere la deduzione prioritaria di alcune componenti reddituali, si riveli idonea a ridurre, se non addirittura ad azzerare, la base imponibile, con l’effetto di privare, in tutto o in parte, il contribuente di un altro vantaggio fiscale. Di seguito, l’iter interpretativo adottato dalla Corte Ue nel pervenire a tali conclusioni.
L’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva n. 90/435 prevede che quando una società madre o la sua stabile organizzazione, in base al rapporto di partecipazione tra la società madre e la sua società figlia, riceve utili distribuiti in occasione diversa dalla liquidazione della società figlia, lo Stato membro della società madre e lo Stato membro della sua stabile organizzazione o si astengono dal sottoporre tali utili a imposizione oppure li sottopongono a imposizione, autorizzando però tale società madre o la sua stabile organizzazione a dedurre dall’importo della sua imposta la frazione dell’imposta societaria relativa a tali utili e pagata dalla società figlia e da ogni sub‑affiliata, a condizione che a ciascun livello la società e la sua sub-affiliata soddisfino i requisiti di cui agli articoli 2 e 3 di tale direttiva, entro i limiti dell’ammontare dell’imposta corrispondente dovuta.
La direttiva 90/435 affida pertanto agli Stati membri la scelta tra il regime di esenzione e il regime di imputazione, rispettivamente previsti al primo e al secondo trattino dell’articolo 4, paragrafo 1, della medesima Direttiva.
Al riguardo, lo Stato belga ha optato per il regime di esenzione come previsto dall’articolo 4, paragrafo 1, primo trattino, della direttiva 90/435, sulla cui base occorre rispondere alla questione sollevata.
Pertanto, gli Stati membri non hanno il diritto di assoggettare il godimento del vantaggio derivante dall’articolo 4, paragrafo 1, primo trattino, di tale Direttiva, a condizioni diverse da quelle previste dalla medesima direttiva.
 
Il regime fiscale belga relativo ai redditi definitivamente tassati (RDT) inizialmente prevedeva che i dividendi percepiti dalla società madre fossero aggiunti alla base imponibile della medesima e che, in seguito, un importo pari al 95% di tali dividendi fosse dedotto da tale base imponibile, ma solo nella misura in cui esistessero utili imponibili in capo alla società madre e senza alcuna possibilità di riportare agli esercizi fiscali successivi la parte non dedotta degli RDT.
 
La Corte ha dichiarato che, qualora la società madre non avesse realizzato altri utili imponibili per il periodo d’imposta considerato, la riduzione delle perdite della società madre avveniva nei limiti dei dividendi percepiti e, nella misura in cui ammetteva il riporto delle perdite agli esercizi fiscali successivi, era idonea ad aumentare la base imponibile della società madre durante gli esercizi fiscali successivi.
 
Il regime degli RDT è stato successivamente modificato. Difatti, in seguito alle modifiche intervenute, la parte degli RDT che non può essere dedotta nel corso dell’esercizio fiscale può ormai essere oggetto di riporto ai successivi esercizi fiscali. Tra l’altro, tale rinvio non è limitato nel tempo. Risulta quindi che la diminuzione delle perdite riportabili, conseguente all’integrazione dei dividendi nella base imponibile della società madre, è ormai compensata da un riporto, illimitato nel tempo, degli RDT del medesimo importo.
Tuttavia, sulla base della apposita disciplina nazionale vigente, risulta che gli RDT riportati devono essere dedotti in via prioritaria dai risultati positivi realizzati dalla società madre in occasione degli esercizi successivi, mentre gli altri elementi deducibili, possono essere dedotti solo se, e nella misura in cui, ciò sia ancora possibile dopo la deduzione degli RDT.
Più precisamente, la base imponibile della società madre è determinata deducendo dai suoi utili, innanzitutto, gli RDT riportati, poi, sempre che esistano ancora utili imponibili, la DCR (deduzione per il capitale di rischio), se il termine per il suo utilizzo non è scaduto, e, infine, le perdite riportate.
Pertanto, la deduzione prioritaria degli RDT è idonea a ridurre, se non addirittura ad azzerare, la base imponibile, con l’effetto di privare, in tutto o in parte, il contribuente di un altro vantaggio fiscale.
Risulta, quindi, che la combinazione del regime degli RDT applicabile ai dividendi percepiti, dell’ordine delle deduzioni previsto dalla normativa nazionale, nonché della limitazione nel tempo della possibilità di utilizzare la DCR, può avere come effetto che la percezione dei dividendi sia idonea a comportare, per la società madre, la perdita di un altro vantaggio fiscale previsto dalla legislazione nazionale e, di conseguenza, un’imposizione di tale società più onerosa rispetto a quella a cui essa sarebbe stata soggetta se non avesse percepito dividendi dalla sua società figlia non residente oppure se i dividendi fossero stati puramente e semplicemente esclusi dalla base imponibile della società madre.
La Corte Ue osserva che l’articolo 4, paragrafo 1, primo trattino, della direttiva 90/435 osta sia a qualsiasi imposizione diretta della società madre a titolo degli utili distribuiti dalla sua società figlia, quanto alle situazioni in cui la società madre subisce indirettamente un’imposizione sui dividendi che essa percepisce dalla sua società figlia. Orbene, la percezione dei dividendi, nell’ambito dell’applicazione di un regime fiscale come quello oggetto della controversia in esame può, in alcune situazioni, comportare la perdita di un vantaggio fiscale, il che, a sua volta, può comportare un’imposizione più gravosa della società madre rispetto al caso in cui tali dividendi fossero stati esclusi dalla sua base imponibile. Poiché è possibile che l’onere fiscale della società venga pregiudicato, si deve considerare che quest’ultima, per tale motivo, subisce indirettamente un’imposizione sui dividendi che essa percepisce dalla sua società figlia.
Le conclusioni della Corte Ue
Tutto ciò premesso, la Corte Ue perviene alla conclusione che l’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 90/435 deve essere interpretato nel senso che osta a una normativa di uno Stato membro ai sensi della quale i dividendi che una società madre percepisce dalla sua società figlia debbano essere, in un primo tempo, inclusi nella base imponibile della società madre, prima di poter essere in un secondo tempo, oggetto di una deduzione, nella misura del 95% del loro importo, la cui eccedenza può essere riportata agli esercizi successivi senza limiti nel tempo, deduzione che è prioritaria rispetto ad un’altra deduzione fiscale il cui rinvio sia limitato nel tempo.
 
Marcello Maiorino
 
 
 
Data sentenza
 19 dicembre 2019
 
Numero della causa
 C-389/18
 
Nome delle parti:
Brussels Securities SA
Contro
 Etat belge

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Piani di risparmio a lungo termine: modifiche del collegato fiscale – 1

Piani di risparmio a lungo termine:
le modifiche del collegato fiscale – 1

Le novità in materia di investimenti destinati ai Pir introdotte dalla legge di conversione del Dl fiscale, l’evoluzione e le modalità di impatto delle nuove regole

Gaetano Corallo – Fisco Oggi

Fisco Oggi

La disciplina fiscale dei Pir è stata introdotta con il Bilancio 2017 (articolo 1, commi da 88 a 114, legge n. 232/2016). L’obiettivo del legislatore era quello di indirizzare il risparmio delle famiglie verso gli strumenti finanziari emessi dalle imprese radicate sul territorio italiano, maggiormente bisognose di risorse finanziarie a fronte di  un approvvigionamento bancario insufficiente.
Con l’acronimo Pir, in particolare, il legislatore individuava i piani di risparmio di durata non inferiore ai 5 anni, caratterizzati dalla destinazione di somme o valori per un importo complessivo non superiore a 150mila euro, (ripartiti in misura non superiore a 30mila euro per ciascun anno solare), in investimenti effettuati per il tramite di intermediari o di imprese di assicurazione residenti ovvero non residenti operanti nel territorio dello Stato tramite stabile organizzazione o in regime di libera prestazione di servizi.

La disciplina originaria, più volte modificata, prevedeva che in ciascun anno di durata del piano, per almeno i due terzi dell’anno stesso (ovvero 243 giorni l’anno), le somme o i valori oggetto del piano dovevano essere investiti, per almeno il 70% del totale, in strumenti finanziari emessi o stipulati con imprese che svolgevano attività diverse da quella immobiliare, purché residenti nel territorio dello Stato o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo con stabili organizzazioni nel territorio medesimo.

Con la circolare n. 3/2018, l’Agenzia delle entrate chiariva che per società “immobiliare” si doveva far riferimento alla società il cui patrimonio fosse costituito prevalentemente da beni immobili diversi dai beni merce e da quelli strumentali per destinazione. Si trattava, nello specifico, di società immobiliari in cui prevaleva la detenzione degli immobili tra le immobilizzazioni (elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente nell’impresa) e la cui attività consisteva principalmente nella mera locazione di immobili a terzi.
La quota del 70%, inoltre, doveva essere investita per almeno il 30% in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice Ftse Mib della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati. L’indice Ftse Mib, infatti, è un indice azionario che racchiude le 40 principali società quotate in Italia con elevata liquidità nei diversi settori Icb (Industry Classification Benchmark).

Per quanto riguarda i mercati esteri, la circolare considerava “equivalenti” al Ftse Mib i principali indici di tali mercati regolamentati. A titolo esemplificativo erano indicati i seguenti indici: il Ftse 100, per il mercato inglese, il Dax, per il mercato tedesco, il Cac 40 per il mercato francese, l’Aex per il mercato olandese, l’Ibex, per il mercato spagnolo e il Psi 20, per il mercato portoghese.

In presenza dei requisiti sopra descritti, i redditi di capitale e i redditi diversi di natura finanziaria, percepiti da persone fisiche residenti nel territorio dello Stato, derivanti dagli investimenti nei piani di risparmio a lungo termine non avrebbero concorso alla formazione del reddito complessivo.

La legge di bilancio 2017, inoltre, stabiliva che ciascuna persona fisica non poteva essere titolare di più di un piano di risparmio a lungo termine e ciascun piano di risparmio non avrebbe potuto avere più di un titolare. A tal fine, al momento di ricevere l’incarico, l’intermediario o l’impresa di assicurazioni avrebbero dovuto acquisire un’autocertificazione, con la quale il titolare avrebbe dovuto dichiarare di non essere intestatario di un altro piano di risparmio a lungo termine (principio di unicità).

Il mancato rispetto del vincolo quinquennale di detenzione dell’investimento avrebbe comportato la perdita del beneficio fiscale con la ripresa a tassazione (recapture) dei redditi realizzati nel periodo di investimento e non assoggettati ad imposizione.

La decadenza dal regime, inoltre, avrebbe comportato l’obbligo di corrispondere le imposte non pagate, unitamente agli interessi, senza applicazione di sanzioni, sui redditi degli strumenti finanziari detenuti nel piano. In tal caso, il versamento avrebbe dovuto essere effettuato dall’intermediario, entro il giorno 16 del secondo mese successivo a quello in cui le cause di decadenza si sarebbero verificate.

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