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Trasmissione telematica corrispettivi: nel I semestre, ritardo non sanzionato

Trasmissione telematica corrispettivi: nel I semestre, ritardo non sanzionato

Quando l’unica violazione posta in essere consista nell’omesso invio dei dati nei termini fissati norma, nessuna contestazione sarà rivolta ai soggetti con volume d’affari superiore a 400mila euro

Pier Paolo del Franco – Fisco Oggi

Fisco Oggi

L’invio dei dati dei corrispettivi giornalieri è indispensabile  ai fini del corretto adempimento degli obblighi fissati dall’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo n. 127/2015. Non è comunque necessario soddisfare gli stessi laddove le operazioni siano state documentate tramite fattura. È questa, in estrema sintesi, l’indicazione principale contenuta nella risoluzione n. 6/E del 10 febbraio 2020.

La norma e i relativi dubbi
L’articolo 2, comma 1, del Dlgs n. 127/2015 declina, nell’attuale quadro normativo, la regola generale propria delle operazioni di commercio al minuto in locali aperti al pubblico e di quelle assimilate (articolo 22 del Dpr n. 633/1972), ossia l’obbligo di memorizzare elettronicamente e inviare telematicamente i dati dei relativi ai corrispettivi giornalieri. Ciò in luogo dei vecchi scontrini e ricevute fiscali, “sopravvissuti” solo per operazioni residuali (cfr Dm 10 maggio 2019).

L’obbligo, che decorre dal 1° gennaio 2020 per la generalità dei soggetti passivi, è stato anticipato al 1° luglio 2019 per quelli con volume d’affari, realizzato nel 2018, superiore a 400mila euro.
Lo stesso porta con sé, in caso di violazione, le sanzioni indicate nel successivo comma 6 del medesimo articolo 2, ovvero, stante il rinvio ivi contenuto, quelle dell’articolo 6, comma 3 e 12, comma 2, del Dlgs n. 471/1997 (rispettivamente, cento per cento dell’imposta corrispondente all’importo non documentato, con un minimo di 500 euro e chiusura temporanea dell’esercizio nelle ipotesi di quattro distinte violazioni in giorni diversi all’interno di un quinquennio).
Si tratta di sanzioni onerose che, unite alle difficoltà che sempre accompagnano i nuovi adempimenti, specie quando la platea dei contribuenti coinvolti è molto ampia e deve dotarsi degli strumenti necessari (nel caso concreto il registratore telematico – RT – di cui al provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 28 ottobre 2016), hanno spinto il legislatore a escludere le stesse, nel primo semestre di vigenza dei nuovi adempimenti, in caso di trasmissione telematica dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, fermi restando i termini di liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto (cfr l’articolo 2, comma 6-ter, del Dlgs n. 127).

L’amministrazione finanziaria, con la circolare n. 15/2019, aveva peraltro evidenziato che, in attesa di dotarsi di un RT, i soggetti coinvolti avrebbero potuto adempiere temporaneamente all’obbligo di memorizzazione giornaliera dei corrispettivi mediante i registratori di cassa già in uso, ovvero tramite ricevute fiscali, fermo il rispetto degli altri obblighi legislativamente fissati (invio dei dati entro il mese successivo e corretta liquidazione dell’Iva).
Trascorso, per i soggetti con volume d’affari superiore a 400mila euro, il primo semestre di vigenza dell’obbligo, si è posto il dubbio della possibile applicazione di sanzioni per coloro che, in luogo di memorizzazione e inviare i dati dei corrispettivi giornalieri, avessero documentato le proprie operazioni tramite altri strumenti.

La soluzione fornita dall’Agenzia delle entrate
Il dubbio è stato prontamente dissipato dall’amministrazione finanziaria che, nel richiamare il corretto iter dell’adempimento previsto dall’articolo 2 del Dlgs n. 127/2015 – ossia memorizzazione dei dati (sostituita, nel caso, per il primo semestre, dall’emissione di scontrini/ricevute fiscali), trasmissione telematica degli stessi e corretta liquidazione dell’Iva – ha altresì ricordato che né tale disposizione, né altre, hanno modificato la previsione dell’articolo 22 del Dpr n. 633/1972 e la possibilità, o l’obbligo (a fronte di una richiesta del cliente), di documentare le operazioni ivi richiamate tramite fatture (ex articolo 21 o 21-bis del medesimo decreto).
In tale ipotesi, dunque, precisa la risoluzione, gli obblighi di memorizzazione e invio dei corrispettivi giornalieri sono esclusi, al pari di quanto accade per le operazioni specificamente indicate nel Dm 10 maggio 2019 (si tratta, ad esempio, delle operazioni non soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi ai sensi dell’articolo 2 del Dpr n. 696/1996, di quelle di trasporto pubblico collettivo di persone, veicoli e bagagli al seguito o della gestione del servizio delle lampade votive nei cimiteri).

Nessuna sanzione sarà comunque contestata ai soggetti con volume d’affari superiore a 400mila euro per il periodo 1° luglio-31 dicembre 2019, in applicazione dei principi fissati dallo Statuto del contribuente (cfr in particolare, l’articolo 10 della legge n. 212/2000 in tema di errori del contribuente), quando l’unica violazione posta in essere consista nell’omesso invio dei dati dei corrispettivi nei termini fissati dal richiamato articolo 2, comma 6-ter, del Dlgs n. 127/2015.
Ciò purché l’omissione sia sanata entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa al 2019 (ossia entro il 30 aprile 2020). Trascorso anche tale ultimo termine, evidenzia l’Agenzia delle entrate, sarà comunque possibile avvalersi del ravvedimento operoso (ex articolo 13 decreto legislativo n. 472/1997), istituto al quale ricorrere anche nelle ipotesi di ulteriori inadempimenti od omissioni (ad esempio, in rifermento al corretto versamento dell’Iva) di cui ci si sia avveduti direttamente o tramite le comunicazioni che l’amministrazione finanziaria, nella propria complessiva attività per favorire l’adempimento spontaneo, ha inviato onde segnalare possibili anomalie.                 

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Legge di bilancio per il 2020 – 11: tax credit per zone “disagiate”

Legge di bilancio per il 2020 – 11:
tax credit per zone “disagiate”

Riguardano gli investimenti effettuati nei comuni colpiti dal sisma del Centro Italia, quelli realizzati nelle Zone economiche speciali e quelli messi in atto nelle regioni del Mezzogiorno

Lilia Chini – Fisco Oggi

Fisco Oggi

Il bilancio 2020 (legge n. 160/2019) prevede la proroga, a tutto il 2020, del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive nei comuni del Centro Italia colpiti dal sisma del 2016 e di quello riservato a chi investe nelle zone assistite ubicate nelle regioni del Sud Italia. Estesa la fruibilità del credito d’imposta per gli investimenti nelle Zes e istituita la zona franca doganale nell’area portuale di Taranto.
Vediamo ora le singole disposizioni riguardanti le diverse agevolazioni.

Credito d’imposta per investimenti nel Centro Italia
Il comma 218 della legge di bilancio 2020 proroga di un anno, fino al 31 dicembre 2020, il periodo entro il quale le imprese localizzate nei comuni situati nelle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dagli eventi simici che si sono succeduti dal 24 agosto 2016 che effettuano investimenti possono beneficiare del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi.
 
Il bonus per gli investimenti nei territori del sisma è stato istituito dall’articolo 18-quater del decreto legge n. 8/2017 che ha esteso alle imprese localizzate nei comuni delle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo, colpiti dagli eventi sismici verificatisi a decorrere dal 24 agosto 2016, il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, istituito dalla legge di stabilità 2016.
In particolare, il beneficio viene attribuito nella misura del 25% per le grandi imprese, del 35% per le medie imprese e del 45% per le piccole imprese.
Il regime di aiuti di cui all’articolo 18-quater è stato autorizzato dalla Commissione europea.
Il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 9 agosto 2019 ha fornito indicazioni sulle modalità di presentazione della comunicazione per la fruizione del credito d’imposta (vedi articolo “La comunicazione per il Mezzogiorno vale anche per i bonus sisma e Zes”).
Con la risoluzione n. 83/E del 27 settembre 2019 è stato poi istituito il codice tributo “6905 (credito d’imposta investimenti sisma centro Italia – articolo 18-quater, comma 1, Dl n. 8/2017) da utilizzare nel modello F24 telematico.
 
Rafforzamento Zes e Zona franca doganale nel porto di Taranto
Esteso ai beni acquisiti entro il 31 dicembre 2022 (anzichè entro il 31 dicembre 2020) il credito d’imposta concesso per gli investimenti nelle Zone economiche speciali dal comma 316 della legge di bilancio 2020. Il medesimo comma istituisce anche la Zona franca doganale nell’area portuale di Taranto, per incentivarne il recupero delle potenzialità e sostenere l’occupazione.
 
Il comma 316 della legge di Bilancio 2020 modifica l’articolo 5, comma 2 del Dl n. 91/2017 riguardante il regime fiscale per gli investimenti nelle Zes stabilendo che il credito d’imposta già previsto per gli investimenti nelle Zes sia commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquisiti entro il 31 dicembre 2022, estendendone quindi la fruibilità; resta invariato il limite massimo previsto, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro.
Anche in questo caso l’Agenzia delle entrate ha dato disposizioni in merito alle modalità di presentazione della comunicazione per la fruizione del credito d’imposta per gli investimenti nelle Zone economiche speciali con il citato provvedimento del 9 agosto 2019 e con la medesima risoluzione 83/E del 27 settembre 2019 ha istituito il codice tributo “6906” (credito d’imposta investimenti Zes – articolo 5, comma 2, Dl n. 91/2017) da utilizzare con il modello F24 telematico.
 
È bene ricordare che le agevolazioni vengono revocate nel caso in cui le imprese non mantengono le loro attività nelle Zes per almeno 7 anni dopo aver completato l’investimento.
L’istituzione delle Zone economiche speciali è stata prevista dal “decreto Sud” (articoli 4 e 5, Dl n. 91/2017) per favorire, in alcune aree del Paese, la creazione di condizioni favorevoli in termini economici, finanziari e amministrativi, finalizzate allo sviluppo delle imprese già operanti, nonché all’insediamento di nuove realtà imprenditoriali
Secondo la normativa di riferimento, per Zes si intende “una zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti, purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un’area portuale” (avente le caratteristiche stabilite dal regolamento Ue n. 1315 dell’11 dicembre 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, sugli orientamenti dell’Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T).
Sulla base della normativa europea, le Zes possano essere costituite in alcune aree del Paese, in particolare nelle regioni “meno sviluppate” o “in transizione”. Le regioni meno sviluppate in Italia sono Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia e Campania, mentre sono regioni in transizione Sardegna, Abruzzo e Molise
Nelle Zes occorre creare condizioni favorevoli dal punto di vista economico, finanziario e amministrativo che permettano lo sviluppo delle imprese già esistenti e la nascita di nuove realtà imprenditoriali; in particolare, le imprese che si insediano all’interno delle Zes usufruiscono di benefici fiscali nonché di riduzione dei termini dei procedimenti e di semplificazione degli adempimenti, così come stabilito dall’articolo 5 del Dl n. 91/2017.
 
L’istituzione della Zona franca doganale nell’area portuale di Taranto è prevista dalla lettera b) del comma 316 che stiamo prendendo in considerazione. Per tale Zona franca doganale, che ha lo scopo di incentivare il recupero delle potenzialità nell’area portuale di Taranto e di sostenere l’occupazione, la perimetrazione è definita dall’Autorità di sistema portuale del Mar Jonio e approvata con determinazione del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.
 
Credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno
Il comma 319 della legge di bilancio 2020 stabilisce la proroga la 31 dicembre 2020 del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive nelle zono assistite situate nelle regioni del Mezzogiorno, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo.
 
L’articolo 1, commi da 98 a 110, della legge n. 208/2015 (Stabilità 2016), ha istituito un credito di imposta a favore delle imprese che, a decorrere dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2019, effettuano l’acquisizione, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di beni strumentali nuovi, vale a dire macchinari, impianti e attrezzature varie, facenti parte di un progetto di investimento iniziale e destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo.
Il credito di imposta è riconosciuto nel rispetto della Carta degli aiuti a finalità regionale 2014-2020, cioè del 25% per le grandi imprese situate in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna e del 10% per le grandi imprese ubicate in determinati comuni delle regioni Abruzzo e Molise. Inoltre, le intensità massime di aiuto applicabili alle grandi imprese possono essere maggiorate: di un massimo di 20 punti percentuali per le piccole imprese; di un massimo di 10 punti percentuali per le imprese di medie dimensioni.
 
Va inoltre ricordato che l’Agenzia delle entrate ha emanato le circolari 34/2016 e 12/2017, interpretative della disciplina agevolativa e con il provvedimento 14 aprile 2017 ha messo a disposizione il modello, con le relative istruzioni, per la presentazione, in via telematica, delle richieste di autorizzazione alla fruizione del credito d’imposta.

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Legge di bilancio per il 2020 – 10: Digital Tax, applicata da subito

Legge di bilancio per il 2020 – 10:
Digital Tax, applicata da subito

Una norma di chiusura prevede che la disciplina sia abrogata non appena entrino in vigore disposizioni derivanti da accordi internazionali in materia di tassazione dell’economia digitale

Stefania Latini – Fisco Oggi

Fisco Oggi

L’articolo 1, comma 678, del Bilancio 2020 (legge n. 160/2019) contiene il via libera definitivo all’applicazione, anche in Italia, come in altri Paesi, di un’imposta sui servizi digitali o Digital service tax (DST). In realtà, la nuova normativa modifica in modo sostanziale la preesistente disciplina dell’imposta sui servizi digitali, peraltro già introdotta dalla precedente legge di bilancio ma mai entrata in vigore.

L’a, b, c della nuova imposta sui colossi del web
Le nuove norme chiariscono in primo luogo le modalità applicative dell’imposta, che resta pari al 3%, con riferimento ai corrispettivi tassati, alle dichiarazioni e alla periodicità del prelievo. Sono altresì individuate le eventuali ipotesi di esclusione dall’imposta. Un’ulteriore condizione di novità riguarda l’introduzione dell’obbligo per i soggetti passivi non residenti di nomina di un rappresentante fiscale. E ancora, riguardo la tempistica, la riformulazione dell’imposta ne consente l’applicazione piena già dal 1° gennaio 2020, perché l’effettività è ora del tutto svincolata dall’approvazione di eventuali norme secondarie. Nuova è anche l’aggiunta della cosiddetta “sunset clause”, o norma di chiusura, che prevede fin d’ora l’abrogazione dell’imposta stessa non appena entrino in vigore disposizioni derivanti da accordi internazionali in materia di tassazione dell’economia digitale. In questo modo l’Italia si allinea pienamente ai lavori in materia condotti dall’Ocse e dalla stessa Unione europea, entrambe impegnate ad elaborare una soluzione globale e largamente condivisa nel contesto internazionale. In sostanza, non l’attuazione ma la durata temporale dell’imposta, la sua efficacia, sarà subordinata all’evoluzione del quadro internazionale.

Modalità di tassazione, schema generale “cosa e quando si tassa”
La nuova formulazione dell’imposta chiarisce che l’ambito di applicazione guarda ai servizi digitali e si applica sui ricavi derivanti dalla fornitura di tali servizi realizzati dai soggetti passivi di imposta nel corso dell’anno solare. In particolare, per il computo delle soglie di ricavi che consentono l’applicazione dell’imposta, sono presi in considerazione i ricavi conseguiti nell’anno precedente a quello di riferimento.

Clausole di esclusione o “cosa e chi non si tassa
La nuova norma precisa anche i confini di ciò che rientra nella categoria e/o nozione di servizi digitali e di ciò che ne è escluso. In particolare, l’imposta non trova applicazione sulla fornitura diretta di beni e servizi, nell’ambito di un servizio di intermediazione digitale o sulla fornitura di beni o servizi ordinati attraverso il sito web del fornitore di quei beni e servizi, a patto che il fornitore non svolga funzioni di intermediario. E ancora, non è assoggettata all’imposta la messa a disposizione di un’interfaccia digitale il cui scopo esclusivo o principale è quello della fornitura agli utenti dell’interfaccia da parte del soggetto che gestisce l’interfaccia stessa di contenuti digitali, servizi di comunicazione o servizi di pagamento. E’ altresì fuori dal campo d’applicazione della nuova Digital tax la messa a disposizione di un’interfaccia digitale utilizzata per gestire alcuni servizi bancari e finanziari e, più precisamente: i sistemi dei regolamenti interbancari o di regolamento o di consegna di strumenti finanziari; le piattaforme di negoziazione o i sistemi di negoziazione degli internalizzatori sistematici (soggetti che in modo organizzato, frequente e sistematico negoziano per conto proprio eseguendo gli ordini del cliente al di fuori di un mercato regolamentato o di un sistema multilaterale di negoziazione); le attività di consultazione di investimenti partecipativi e, se facilitano la concessione di prestiti, i servizi di intermediazione nel finanziamento partecipativo; le sedi di negoziazione all’ingrosso, cioè le sedi di negoziazione di strumenti finanziari che, in base alle regole adottate dal gestore, consentono esclusivamente le negoziazioni tra operatori che impegnano posizioni proprie ovvero, nel caso dei soggetti abilitati, quelle nelle quali gli operatori eseguono in contropartita diretta, con posizioni proprie, ordini di clienti professionali; le controparti centrali, in pratica, persone giuridiche che si interpongono tra le controparti di contratti negoziati su uno o più mercati finanziari agendo come acquirente nei confronti di ciascun venditore e come venditore nei confronti di ciascun acquirente; i depositari centrali, ovvero, persone giuridiche che operano un sistema di regolamento titoli individuato ex lege dalle norme europee; gli altri sistemi di collegamento la cui attività è soggetta ad autorizzazione e l’esecuzione delle prestazioni dei servizi soggetta alla sorveglianza di una autorità di regolamentazione al fine di assicurare la sicurezza, la qualità e la trasparenza delle transazioni riguardanti strumenti finanziari, prodotti di risparmio o altre attività finanziarie; la cessione di dati da parte dei soggetti che forniscono i servizi finanziari indicati in precedenza; lo svolgimento delle attività di organizzazione e gestione di piattaforme telematiche per lo scambio dell’energia elettrica, del gas, dei certificati ambientali e dei carburanti, nonché la trasmissione dei relativi dati ivi raccolti e ogni altra attività connessa.

Quando un dispositivo è nel territorio dello Stato?
Ai fini dell’individuazione degli utenti collocati nel territorio nazionale e, dunque, ai fini dell’esistenza del presupposto di imposta, il fattore territoriale è dirimente. In particolare, la localizzazione avviene con riferimento principalmente all’indirizzo di protocollo internet (lP) del dispositivo stesso o ad altro sistema di geolocalizzazione, nel rispetto delle regole relative al trattamento dei dati personali.

Come si calcola l’imponibile da tassare
In pratica, ove un servizio imponibile è fornito nel territorio dello Stato nel corso di un anno solare, in tal caso il totale dei ricavi tassabili viene definito come il prodotto della totalità dei ricavi derivanti dai servizi digitali, ovunque realizzati, per la percentuale rappresentativa della parte di tali servizi collegata al territorio dello Stato. In realtà, le norme fissano convenzionalmente tale percentuale, che è pari: a) per i servizi di veicolazione su un’interfaccia digitale di pubblicità mirata agli utenti della medesima interfaccia, alla proporzione dei messaggi pubblicitari collocati su un’interfaccia digitale, in funzione dei dati relativi ad un utente che consulta tale interfaccia mentre è localizzato nel territorio dello Stato; b) mentre, per i servizi di messa a disposizione di un’interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e di interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni o servizi, due sono le opzioni: la prima, se il servizio comporta un’interfaccia digitale multilaterale che facilita le corrispondenti cessioni di beni o prestazioni di servizi direttamente tra gli utenti, la percentuale sarà pari alla proporzione delle operazioni di consegna di beni o prestazioni di servizi per le quali uno degli utenti dell’interfaccia digitale è localizzato nel territorio dello Stato; in alternativa, se il servizio comporta un’interfaccia digitale multilaterale di un tipo che non rientra tra quelli dì cui al numero l), la percentuale corrisponderà alla proporzione degli utenti che dispongono di un conto aperto nel territorio dello Stato che consente di accedere a tutti o parte dei servizi disponibili dell’interfaccia e che hanno utilizzato tale interfaccia durante l’anno solare in questione; c) per i servizi di trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale, la percentuale corrisponderà alla proporzione degli utenti per i quali tutti o parte dei dati venduti sono stati generati o raccolti durante la consultazione, quando erano localizzati nel territorio dello Stato, di un un’interfaccia digitale.

Occhio alla tempistica e più spazio per la contabilità, anche per i ricavi digital
Come già detto, l’imposta si applica sui ricavi realizzati nell’anno solare, in luogo dei ricavi realizzati trimestralmente. Di conseguenza, si prevede che il versamento dell’imposta avvenga entro il 16 febbraio dell’anno solare successivo a quello di riferimento, e che i soggetti passivi presentino una dichiarazione annuale sull’ammontare dei servizi tassabili forniti entro il 3l marzo dello stesso anno. Per le società appartenenti al medesimo gruppo, per l’assolvimento degli obblighi derivanti dalle disposizioni relative all’imposta sui servizi digitali è nominata una singola società del gruppo.
In particolare, la norma prevede che i soggetti non residenti, privi di stabile organizzazione nel territorio dello Stato, stabiliti in uno Stato diverso da uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo con il quale l’Italia non ha concluso un accordo di cooperazione amministrativa per lottare contro l’evasione e la frode fiscale e un accordo di assistenza reciproca per il recupero dei crediti fiscali, siano tenuti a nominare un rappresentante fiscale per assolvere gli obblighi di dichiarazione e di pagamento dell’imposta sui servizi digitali.
Tali soggetti passivi dell’imposta sono altresì obbligati a tenere un’apposita contabilità per rilevare mensilmente le informazioni sui ricavi dei servizi imponibili, cosi come gli elementi quantitativi mensili utilizzati per calcolare le proporzioni dei servizi imponibili. In particolare, l’informazione sulle somme riscosse mensilmente precisa, ove necessario, l’importo riscosso in una valuta diversa dall’euro e l’importo convertito in euro.

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Leasing operativo: iper ammortamento escluso per gli intermediari finanziari

Leasing operativo: iper ammortamento escluso per gli intermediari finanziari

I potenziali destinatari dell’agevolazione sono coloro che effettuano gli investimenti in beni strumentali materiali utilizzati per l’esercizio dell’attività ordinaria industriale o commerciale

Redazione Fisco Oggi

Fisco Oggi

Non possono avvalersi dell’iper ammortamento gli intermediari finanziari titolari di contratti di “locazione operativa” di beni materiali strumentali in relazione al processo produttivo dell’impresa locataria. L’esclusione va rintracciata nella schema contrattuale degli atti posti in essere, in cui la proprietà formale dei beni non si ricollega allo svolgimento di attività di noleggio o locazione operativa in senso proprio, ma alla sola funzione di garanzia a tutela del rischio di credito assunto dal locatore. Questo il chiarimento dell’Agenzia delle entrate espresso con il principio di diritto n. 2 del 27 gennaio 2020.

Vale la pena di ricordare che l’iper ammortamento, disposto dal comma 9 e seguenti dell’articolo 1 della legge n. 232/2016, dà modo di maggiorare i costi di acquisizione dei beni ai fini della definizione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria. L’agevolazione è fruibile, come specificato anche con la circolare n. 4/E del 2017, dai soggetti che acquisiscono da terzi, in proprietà o in leasing, i beni materiali strumentali nuovi compresi nell’allegato A alla citata legge n. 232/2016.
La stessa circolare delle Entrate, una volta chiarito che i beneficiari dell’agevolazione sono comunque gli utilizzatori (proprietari, nel caso di acquisto in proprietà, o locatori finanziari, nel caso di acquisto tramite leasing), chiarisce che sono esclusi dall’iper ammortamento i beni utilizzati in base a un contratto di locazione operativa o di noleggio. In questo caso il fruitore del vantaggio contabile spetta all’impresa di noleggio o che effettua la locazione operativa, a condizione che tali attività costituiscano quella principale o una delle attività abitualmente svolte dall’impresa.

Tale presupposto si sposa con la ratio dell’agevolazione, che consiste nell’incentivare gli investimenti in beni strumentali materiali direttamente utilizzati dall’impresa per lo svolgimento della sua attività ordinaria. Ne consegue che sono considerati potenziali destinatari del beneficio – proprietari, locatari finanziari, imprese che svolgono attività di noleggio o locazione operativa – coloro che effettuano gli investimenti sopportandone i rischi e fruendo dei vantaggi che derivano dall’esercizio delle attività industriali o commerciali, nei cui processi i nuovi beni strumentali sono inseriti.
In questa ottica, ribadisce il principio di diritto n. 2/2020, sono esclusi dal meccanismo di calcolo coloro che, come gli intermediari finanziari, che pongono in essere contratti nei quali – sia pur denominati di “locazione operativa”- la proprietà formale dei beni non si ricollega allo svolgimento di attività di noleggio o locazione operativa in senso proprio ma alla sola funzione di garanzia a tutela del rischio di credito assunto dal locatore.

L’Agenzia, nel fornire il chiarimento, richiama anche le indicazioni dettate dalla Banca d’Italia con la circolare n. 288/2015 sulle “disposizioni di vigilanza per gli intermediari finanziari”.
Agli intermediari è consentito, cita il testo, lo svolgimento del leasing operativo solo a determinate condizioni, tra le quali quella per cui “deve essere negozialmente previsto il trasferimento in capo ad altri soggetti di ogni rischio e responsabilità concernenti il bene locato previsti a carico del locatore nonché delle obbligazioni accessorie riguardanti l’assistenza e la manutenzione del bene”. Questa condizione serve proprio ad assicurare che i contratti, seppur denominati contratti di “leasing operativo”, abbiano comunque causa finanziaria e, pertanto, non siano idonei in nessun caso a configurare il soggetto finanziario quale investitore destinatario dell’agevolazione dell’iper ammortamento, in relazione ai beni che ne costituiscono oggetto.

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Solo il destinatario può detrarre l’Iva assolta all’importazione in dogana

Solo il destinatario può detrarre l’Iva assolta all’importazione in dogana

L’unico contribuente legittimato a recuperare l’imposta sul valore aggiunto è l’effettivo acquirente finale delle merci impiegate nell’esercizio della propria attività

Redazione Fisco Oggi

Fisco Oggi

Soltanto l’effettivo destinatario della merce può detrarre l’Iva assolta in dogana dallo spedizioniere, considerato che la vendita ha luogo direttamente tra una ditta svizzera e una società italiana. Il debitore d’imposta è, infatti, l’acquirente risultante dalla fattura estera ed è lui anche l’unico soggetto legittimato a recuperare l’imposta versata al momento dell’importazione. È quanto precisa l’Agenzia delle entrate con la risposta n. 4/2020.
 
A porre il quesito è una ditta Svizzera di commercio all’ingrosso che vendeva merce in Italia tramite il proprio rappresentante fiscale nel nostro Paese. Nel dettaglio, la società acquistava materiale ferroso all’estero che poi esportava in Italia attraverso il rappresentante fiscale italiano. La merce veniva venduta e fatturata a quest’ultimo, che provvedeva allo sdoganamento e al pagamento dell’Iva all’importazione e, poi, alla vendita e alla fatturazione del materiale al cliente finale. Trattandosi di operazioni esenti, l’imposta veniva poi rimborsata al rappresentante fiscale.
Non a caso, fin qui è stato utilizzato l’imperfetto. Il dubbio oggetto dell’interpello deriva, infatti, dal nuovo meccanismo di vendita adottato dalla ditta a seguito dell’emanazione del Regolamento Ue n. 670/2016. Secondo il nuovo iter, la società svizzera vende direttamente la merce al cliente italiano avvalendosi di uno spedizioniere, che svolge le operazioni di sdoganamento e di assolvimento dell’Iva all’importazione, mentre un trasportatore si occupa della consegna. I diritti doganali, che nel caso in esame riguardano solo l’Iva, da quanto risulta dalla documentazione presentata, sono successivamente addebitati all’istante rappresentante fiscale.
Descritto il nuovo meccanismo, nell’interpello si chiede quale sia la corretta procedura da seguire per recuperare l’imposta, considerato che l’esportatrice non ha una stabile organizzazione in Italia e non ha identificazione diretta.
 
L’analisi della disciplina condotta dall’Agenzia chiarisce ogni dubbio.
In particolare, la risposta, partendo dall’esame del Testo unico delle leggi doganali, in base al quale il versamento dell’Iva è eseguito in dogana dal proprietario della merce o da colui tramite il quale si effettua l’importazione (lo spedizioniere), evidenzia che il debitore d’imposta, come ha chiarito la risoluzione n. 431354/1990, è sempre l’effettivo proprietario della merce e non l’intermediario che agisce come rappresentante indiretto obbligato al pagamento dei diritti doganali (nel nostro caso lo spedizioniere). Tale interpretazione pone le radici nell’articolo 19 del Dpr n. 633/1972 dalla cui lettura emerge che il termine “contribuente” non può che riferirsi all’effettivo destinatario della merce, come risulta dalla fattura estera di acquisto ed è questo l’unico soggetto autorizzato, quindi, ad applicare la detrazione d’imposta, versata dal mandatario senza rappresentanza (spedizioniere). In continuità con tale documento di prassi, l’Agenzia ricorda la sentenza n. 2570/2019 con la quale la corte di Cassazione chiarisce che “è obbligato al pagamento dei tributi e diritti doganali evasi anche l’effettivo proprietario della merce, ossia il soggetto in nome o per conto del quale sia stata effettuata l’operazione di importazione, e non soltanto colui che abbia materialmente presentato la merce in dogana rendendo la relativa dichiarazione”.
In linea generale, quindi, l’unico soggetto legittimato a recuperare l’Iva assolta al momento dell’importazione è il destinatario finale della merce, il quale, una volta annotata la bolletta doganale nel registro degli acquisti, potrà detrarre l’imposta assolta.
Anche nel caso dell’interpello, considerato che la ditta svizzera vende ormai direttamente il materiale ferroso alla società italiana, il debitore, ai fini Iva, è l’acquirente italiano dal quale lo spedizioniere avrebbe dovuto recuperare l’imposta assolta in dogana.
Corretto, invece, il procedimento precedentemente adottato, quando, in sintesi, la società italiana acquistava la merce dal rappresentante fiscale italiano, che risultando a sua volta primo acquirente della merce poteva richiedere il rimborso dell’imposta versata in dogana.

 

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Legge di bilancio per il 2020: le misure tributarie in pillole

Legge di bilancio per il 2020:
le misure tributarie in pillole

Nel pacchetto di detrazioni per la casa, in vetrina, oltre alle conferme per lavori edilizi, efficienza energetica e acquisto mobili, l’inedito bonus facciate, che vale il 90% delle spese sostenute

Nicola Buongrido – Fisco Oggi

Fisco Oggi

La Camera dei deputati ha licenziato in via definitiva la legge di bilancio 2020. Tante, come consueto, le disposizioni fiscali, con new entry, proroghe, rimodulazioni, abrogazioni.
Previste la riduzione delle imposte per i lavoratori dipendenti, con la costituzione, a tal fine, di un apposito fondo con la dotazione di 3 miliardi di euro per il 2020 e 5 miliardi all’anno a partire dal 2021, e l’attribuzione di premi in denaro per chi acquista beni e servizi non in contanti, ma con strumenti di pagamento tracciabili.
Per le imprese, tra le altre misure: l’estensione del “bonus ricerca e sviluppo” alle attività di transizione ecologica, innovazione tecnologica 4.0 e altre attività innovative, quali quelle di design e ideazione estetica; la conferma del “bonus formazione 4.0” e del credito d’imposta per la partecipazione a fiere internazionali; in sostituzione dell’iper e del super ammortamento, un nuovo credito d’imposta a favore di chi investe in beni strumentali nuovi; il ripristino dell’Ace, con contestuale abrogazione della mini Ires; la proroga del credito d’imposta per chi acquista beni strumentali destinati a strutture produttive nei comuni del Centro Italia colpiti dal sisma del 2016 e di quello riservato a chi investe nelle regioni del Mezzogiorno.
E poi, le modifiche al regime forfetario per le partite Iva, l’introduzione della plastic tax per ridurre l’utilizzo dei manufatti in plastica monouso e della sugar tax per colpire il consumo delle bevande contenenti edulcoranti aggiuntivi, l’unificazione dell’Imu e della Tasi, la riproposizione della rivalutazione di terreni e partecipazioni e quella dell’estromissione agevolata di beni…

Nella tabella che segue, in sintesi, le principali disposizioni di carattere tributario, con indicazione dei commi di riferimento dell’articolo 1 della legge.

Comma Argomento
2 e 3 Clausole di salvaguardia Iva e accise
Bloccati gli aumenti delle aliquote Iva per il 2020. Rimodulati quelli per gli anni successivi e la misura delle entrate attese dall’incremento delle accise sui carburanti
4 e 5 Deducibilità Imu
Confermata, per il 2019, la deducibilità del 50% dell’Imu sugli immobili strumentali dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo (stessa cosa per l’Imi e l’Imis, le imposte municipali immobiliari delle province autonome di Bolzano e di Trento)
6 Cedolare secca per contratti a canone concordato
Stabilizzata al 10% l’aliquota della cedolare secca sui canoni delle locazioni abitative a canone concordato nei comuni ad alta densità abitativa
7 Riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti
Costituito un apposito fondo, con dotazione di tre miliardi di euro per il 2020 e cinque a partire dal 2021. L’attuazione degli interventi in successivi provvedimenti normativi
70
e 176
Sconto in fattura per gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica
Abrogate le disposizioni del “decreto crescita” che hanno introdotto, per gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica e per l’installazione di impianti fotovoltaici, il meccanismo dello sconto in fattura in luogo della detrazione spettante. Ora è applicabile soltanto agli interventi di ristrutturazione importante di primo livello, per le parti comuni degli edifici condominiali, con un importo dei lavori pari almeno a 200mila euro
118 Monitoraggio strutturale degli immobili
Istituito, ai fini delle imposte sui redditi, un credito d’imposta per le spese di acquisizione e predisposizione dei sistemi di monitoraggio strutturale continuo, con l’obiettivo di aumentare il livello di sicurezza degli immobili. Le modalità attuative in un successivo decreto Mef, da adottare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio
175 Bonus ristrutturazioni, ecobonus e bonus mobili
Prorogate di un anno, nella misura vigente nel 2019, le detrazioni per le spese relative a lavori di recupero edilizio, a interventi di efficienza energetica e all’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici destinati all’arredo di immobili ristrutturati
da 177
a 179
Sport bonus
Applicabile anche nel 2020 la disciplina che riconosce un credito d’imposta del 65% per le erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche, enti non commerciali e soggetti titolari di reddito d’impresa e destinate a interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e alla realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche
183 Redditi terreni dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali
Estesa al 2020 l’esenzione Irpef per i redditi dominicali e agrari dei terreni dichiarati da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola. Per il 2021, gli stessi redditi concorreranno alla base imponibile Irpef al 50%
da 184
a 197
Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali
Introdotto, in sostituzione delle discipline dell’iper e del super ammortamento operative nel 2019, un credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, compresi quelli immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica secondo il modello Industria 4.0. Riguarda tutte le imprese e, con riferimento ad alcuni beni, anche i professionisti; spetta in misura diversa a seconda della tipologia di beni oggetto dell’investimento
da 198
a 209
Credito d’imposta per la competitività delle imprese
Introdotto, per il 2020, un nuovo credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo, transizione ecologica, innovazione tecnologica 4.0 e altre attività innovative, quali quelle di design e ideazione estetica svolte dalle imprese dei settori tessile e moda, calzaturiero, occhialeria, orafo, mobile e arredo e della ceramica per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari. La disciplina sostituisce l’attuale credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo. Un decreto Mise, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio, definirà le modalità attuative della norma
da 210
a 217
Bonus formazione 4.0
Confermato per il 2020, con alcune modifiche, il credito d’imposta per le spese di formazione del personale dipendente, finalizzate all’acquisizione e al consolidamento di competenze nelle tecnologie rilevanti per la realizzazione del processo di trasformazione delle imprese previste dal “Piano nazionale industria 4.0”. Queste le principali novità: è rimodulato il limite massimo annuale del credito; la misura del bonus è incrementata al 60% se l’attività di formazione riguarda lavoratori svantaggiati o ultra svantaggiati; il credito non spetta alle imprese destinatarie di sanzioni interdittive; scompare l’obbligo di disciplinare espressamente lo svolgimento delle attività di formazione in contratti collettivi aziendali o territoriali
218 Credito d’imposta per investimenti nel Centro Italia
Prorogato a tutto il 2020 il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi per i comuni delle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dal sisma del 2016
da 219
a 224
Bonus facciate
Introdotta una detrazione del 90% per le spese del 2020 relative a interventi, inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, finalizzati al recupero o restauro della facciata degli edifici ubicati nella zona A o B ex Dm 1444/1968 (centri storici e parti già urbanizzate, anche se edificate in parte). Sono ammessi al beneficio i soli interventi su strutture opache della facciata, balconi, ornamenti e fregi. La detrazione va ripartita in dieci quote annuali di pari importo. Se i lavori non sono di sola pulitura o tinteggiatura esterna e influiscono dal punto di vista termico o interessano oltre il 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, devono soddisfare i requisiti energetici previsti dal decreto Mise 26 giugno 2015 e quelli della tabella 2 allegata al decreto Mise 11 marzo 2008, riguardanti i valori di trasmittanza termica
225 Imprenditori agricoli florovivaistici
Per le attività dirette alla commercializzazione di piante vive e prodotti della floricoltura, acquistate da imprenditori agricoli florovivaistici, nei limiti del 10% del volume di affari, da altri imprenditori florovivaistici, il reddito si calcola applicando all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni rilevanti ai fini Iva, il coefficiente di redditività del 5%
287 Aiuto alla crescita economica (Ace)
Ripristinata, con decorrenza dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018, la disciplina Ace, finalizzata a incentivare la patrimonializzazione delle imprese. Il meccanismo consente di dedurre un importo pari al rendimento figurativo, calcolato con l’aliquota dell’1,3%, degli incrementi di capitale effettuati mediante conferimenti in denaro e accantonamenti di utili a riserva. Contestualmente, sono abrogate le misure di riduzione dell’Ires, che erano state introdotte al posto dell’Ace
da 288
a 290
Incentivi all’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici
Istituito un fondo con dotazione di 3 miliardi annui per il 2021 e il 2022 per attribuire rimborsi in denaro a chi, non nell’esercizio di attività di impresa o professione, effettua abitualmente acquisti con strumenti di pagamento elettronici. Le modalità attuative saranno individuate da un decreto Mef entro il 30 aprile 2020
300 Credito d’imposta per partecipazione a fiere internazionali
Esteso al 2020 il credito d’imposta, introdotto dal “decreto crescita” per il solo anno 2019, a favore delle piccole e medie imprese italiane che partecipano a manifestazioni fieristiche internazionali di settore. È pari al 30% delle spese sostenute per l’affitto e l’allestimento degli spazi espositivi e di quelle per attività pubblicitarie, di promozione e di comunicazione connesse alla partecipazione, fino a un massimo di 60mila euro
316 Zone economiche speciali (Zes)
Estesa la fruibilità del credito d’imposta per gli investimenti nelle Zes: va commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquisiti entro il 31 dicembre 2022, non più entro il 2020. Istituita, inoltre, la zona franca doganale nell’area portuale di Taranto, per incentivare il recupero delle potenzialità e sostenere l’occupazione
319 Credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno
Prorogato al 31 dicembre 2020 il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive nelle zone assistite ubicate nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo
346
e 347
Detrazione per lo studio e la pratica della musica
Istituita dal 2021 una detrazione Irpef del 19% per le spese sostenute, fino a un massimo di 1.000 euro e anche nell’interesse di familiari a carico, da contribuenti con reddito complessivo non superiore a 36mila euro, per l’iscrizione annuale e l’abbonamento di ragazzi tra i 5 e i 18 anni a conservatori di musica, istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica legalmente riconosciute, scuole di musica iscritte nei registri regionali nonché cori, bande, e scuole di musica riconosciuti da una P.A.
355
e 356
Esenzione canone tv
Fissata stabilmente a 8mila euro annui la soglia reddituale per le persone di almeno 75 anni che vogliono accedere all’esenzione dal pagamento del canone tv. Con riferimento al requisito di non avere conviventi titolari di un reddito proprio, viene specificato che non rilevano collaboratori domestici, colf e badanti
361 Detrazione per spese veterinarie
Innalzato a 500 euro l’importo massimo detraibile delle spese veterinarie sostenute per la cura di animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva
393 Bonus edicole
Per il 2020, il credito d’imposta a favore delle edicole è esteso anche agli esercenti un’attività commerciale non esclusivamente rivolta alla vendita di giornali pur quando non rappresenta l’unico punto vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici nel comune di riferimento (nel 2019, invece, tali soggetti erano esclusi dal bonus)
431 Pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo
Sancita l’esenzione fiscale per le somme corrisposte a titolo di indennità di risarcimento in esecuzione di pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo, qualora la Corte stessa preveda la clausola di esenzione. Pertanto, in tali circostanze, non si applica la disposizione dell’articolo 88 del Tuir, secondo cui le indennità conseguite a titolo di risarcimento sono imponibili come sopravvenienze attive
509 Colture arboree pluriennali
Incrementata del 20%, per il triennio 2020-2022, la quota di ammortamento deducibile dalle imposte sui redditi, a fronte di spese sostenute per investimenti in nuovi impianti di colture arboree pluriennali, con l’esclusione dei costi relativi all’acquisto dei terreni
513
e 514
Oleoturismo
Le disposizioni dettate dalla legge di bilancio 2018 per l’enoturismo, in particolare la determinazione forfetaria dell’imponibile Irpef con un coefficiente di redditività del 25% e, a talune condizioni, l’applicazione di un regime forfettario Iva, dal 2020 sono estese alle attività di oleoturismo: visite nei luoghi di coltura, produzione o esposizione degli strumenti utili alla coltivazione dell’ulivo; degustazione e vendita delle produzioni aziendali; iniziative didattiche e ricreative nei luoghi di coltivazione e produzione
da 559
a 580
Misure in favore di Campione d’Italia
Istituita la nuova imposta locale sul consumo di Campione d’Italia (Ilcci) su forniture di beni, prestazioni di servizi e importazioni effettuate nel territorio del comune per il consumo finale, con aliquote Iva allineate a quelle svizzere. Riduzione a metà di Irpef, Ires e Irap, per cinque anni, a favore di chi risiede a Campione (l’agevolazione spetta anche a società ed enti non residenti, che hanno sede nel comune). Previsto un credito d’imposta per i nuovi investimenti iniziali nel territorio di Campione, fino al 2024
629 Detrazioni Irpef in base al reddito
Dal 2020, per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 120mila euro, la detrazione per gli oneri di cui all’articolo 15 del Tuir spetta in misura pari al rapporto tra 240mila euro, meno il reddito complessivo, e 120mila euro; pertanto, oltre i 240mila euro di reddito, il beneficio si azzera completamente. La nuova regola non si applica agli interessi passivi pagati in dipendenza di prestiti o mutui agrari e di mutui ipotecari per l’acquisto o costruzione dell’abitazione principale e a tutte le spese sanitarie
630 Accisa sul gasolio commerciale
Dal 1° ottobre 2020, niente più accisa agevolata sul gasolio commerciale per i veicoli appartenenti alla categoria euro 3 e inferiori; dal 1° gennaio 2021, l’esclusione riguarderà anche i veicoli di categoria euro 4
631 Accisa sui prodotti energetici
Rimodulate e innalzate le aliquote di accisa applicabili ai prodotti energetici utilizzati per la produzione di energia elettrica
632
e 633
Auto aziendali
Modificata la tassazione dei veicoli aziendali concessi in uso promiscuo ai dipendenti, che sarà agganciata ai valori di emissione di anidride carbonica: all’aumentare di questi, aumenterà il reddito figurativo. Il compenso in natura, attualmente, è pari al 30% dell’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15mila chilometri, calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio indicato nelle apposite tabelle dell’Aci. Invece, per i contratti stipulati a decorrere dal 1° luglio 2020: per i veicoli con CO2 entro i 60 grammi per chilometro, si assumerà il 25% del costo chilometrico ACI; per i veicoli con CO2 superiore a 60 gr per km ma non a 160, si assumerà il 30%; per i veicoli con CO2 superiore a 160 gr per km ma non a 190, si assumerà il 40% (dal 2021, il 50%); per i veicoli con CO2 oltre i 190 gr per km, si assumerà il 50% (dal 2021, il 60%)
da 634
a 658
Plastic tax
Istituita l’imposta sul consumo di manufatti in plastica con singolo impiego (Macsi) utilizzati per il contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o prodotti alimentari, ad esclusione dei manufatti compostabili, dei dispositivi medici e dei Macsi adibiti a contenere medicinali. È pari a 0,45 euro per chilogrammo di materia plastica. Si applicherà dal primo giorno del secondo mese successivo alla pubblicazione del provvedimento dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli che, entro maggio, dovrà definire le modalità attuative della norma. Alle imprese produttrici di Macsi spetterà un credito d’imposta nella misura del 10% delle spese sostenute nel 2020 per l’adeguamento tecnologico finalizzato alla produzione di manufatti compostabili
659
e 660
Tassazione dei tabacchi lavorati e dei prodotti accessori al loro consumo
Innalzate le accise che gravano sui tabacchi lavorati e introdotta una nuova imposta sui prodotti accessori al consumo dei tabacchi da fumo (cartine e filtri per arrotolare le sigarette), nella misura di 0,0036 euro per ogni pezzo
da 661
a 676
Sugar tax
Istituita l’imposta sul consumo di bevande analcoliche edulcorate nella misura di 10 euro per ettolitro, nel caso di prodotti finiti, e di 0,25 euro per chilogrammo, nel caso di prodotti predisposti a essere utilizzati previa diluizione. Si applicherà dal primo giorno del secondo mese successivo alla pubblicazione del decreto Mef che, entro agosto, dovrà definire le modalità attuative della norma
677 Buoni pasto
Cambia il regime fiscale dei buoni pasto: se erogati in formato elettronico, la quota non tassata è elevata da 7 a 8 euro; se erogati in formato diverso, la quota che non concorre al reddito di lavoro è ridotta da 5,29 a 4 euro. Mantenuto il limite giornaliero a 5,29 euro per le indennità sostitutive delle somministrazioni di vitto a favore dei lavoratori addetti a strutture lavorative temporanee oppure ubicate in zone prive di servizi di ristorazione
678 Imposta sui servizi digitali
Intervenendo sulla disciplina introdotta dalla legge di bilancio 2019: sono chiarite le modalità applicative del tributo circa i corrispettivi colpiti, le dichiarazioni, la periodicità del prelievo; sono individuate le ipotesi di esclusione; è inserito l’obbligo per i soggetti passivi non residenti di nominare un rappresentante fiscale; è stabilita l’applicazione dell’imposta a partire dal 1° gennaio 2020, senza necessità di normativa secondaria; si prevede che la disciplina venga abrogata appena entreranno in vigore disposizioni derivanti da accordi internazionali in materia di tassazione dell’economia digitale
679
e 680
Tracciabilità delle detrazioni
Per poter fruire delle detrazioni Irpef del 19% per oneri fiscalmente rilevanti, diventa obbligatorio utilizzare sistemi di pagamento tracciabili. Il vincolo non opera per i medicinali e i dispositivi medici, nonché per le prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale
da 681
a 686
Analisi di rischio
Per le attività di analisi del rischio evasione effettuate con le informazioni dell’Archivio dei rapporti finanziari, l’Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza potranno avvalersi di tecnologie, elaborazioni e interconnessioni con le altre banche dati di cui dispongono, per individuare criteri di rischio utili per far emergere posizioni da controllare e incentivare l’adempimento spontaneo. Le attività di prevenzione e contrasto dell’evasione sono incluse fra quelle di rilevante interesse pubblico per cui è ammesso il trattamento di dati personali e vengono limitati i diritti dell’interessato, previsti dal Regolamento generale sulla protezione dei dati personali. Un decreto Mef, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio, sentiti il Garante per la protezione dei dati personali e l’Agenzia delle entrate, dovrà definire i diritti da limitare e le modalità di esercizio degli stessi e delle connesse misure di garanzia
690 Estromissione dei beni immobili imprese individuali
La disciplina dell’estromissione agevolata dei beni immobili strumentali è estesa alle esclusioni dal patrimonio dell’impresa dei beni posseduti al 31 ottobre 2019, effettuate dal 1° gennaio al 31 maggio 2020. La relativa imposta sostitutiva dell’8% andrà versata entro il 30 novembre 2020 (il 60% del totale) e il 30 giugno 2021 (il rimanente 40%)
691
e 692
Regime forfetario
Previsti: come condizione di accesso, un limite di 20mila euro di spese sostenute per il personale; l’esclusione per i redditi di lavoro dipendente superiori a 30mila euro; la riduzione di un anno dei termini di decadenza per l’accertamento, per i contribuenti forfetari che, benché non obbligati, hanno un fatturato annuo costituito esclusivamente da fatture elettroniche. Abrogata, infine, la norma che prevedeva, dal 2020, l’imposta sostitutiva al 20% per le partite Iva con ricavi o compensi tra 65.001 e 100.000 euro
693
e 694
Rivalutazione terreni e partecipazioni
Rivalutabili, entro il prossimo 30 giugno, terreni e partecipazioni posseduti alla data del 1° gennaio 2020. Prevista un’unica aliquota per il calcolo dell’imposta sostitutiva: 11%
695 Plusvalenze immobiliari
Incrementata dal 20 al 26% l’imposta sostitutiva applicabile alle plusvalenze realizzate in caso di cessione di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni
da 696
a 704
Rivalutazione beni d’impresa e partecipazioni
Le imprese che non adottano i principi contabili internazionali possono rivalutare i beni e le partecipazioni, esclusi gli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività, risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2018. È previsto il pagamento di un’imposta sostitutiva con aliquota del 12% per i beni ammortizzabili e del 10% per i beni non ammortizzabili; per l’affrancamento del saldo attivo della rivalutazione, è dovuta un’imposta sostitutiva del 10%. Il versamento potrà essere frazionato fino a tre rate annuali di pari importo, se l’ammontare complessivamente dovuto non supera 3 milioni di euro, ovvero, in caso contrario, fino a sei rate
710
e 711
Ivie e Ivafe
Dal 2020 sono soggetti passivi dell’imposta sul valore degli immobili situati all’estero e dell’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero, oltre alle persone fisiche, anche gli enti non commerciali e le società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice, residenti in Italia, tenuti agli obblighi di dichiarazione per gli investimenti e le attività previsti dalle norme sul monitoraggio fiscale (articolo 4, Dl n. 167/1990)
da 712
a 715
Deduzione di componenti negative Ires
Differite le percentuali di deducibilità, ai fini Ires e Irap, previste da alcune norme (stock di svalutazioni e perdite su crediti per gli enti creditizi e finanziari; riduzione di valore dei crediti e delle altre attività finanziarie derivante dalla rilevazione del fondo a copertura perdite per perdite attese; stock di componenti negativi riferibili alle quote di ammortamento relative al valore dell’avviamento e delle altre attività immateriali)
da 716
a 718
Redditi da attività in concessione
Introdotta, per il triennio 2019-2021, una maggiorazione di 3,5 punti percentuali per l’Ires sui redditi derivanti dallo svolgimento di attività in regime di concessione
720 Cinque per mille Irpef
Incrementata la dotazione delle risorse destinate alla quota del 5 per mille dell’Irpef: 10 milioni per il 2020, 20 milioni per il 2021 e 25 milioni a decorrere dal 2022
721 Trattamento fiscale delle Università non statali
Confermata, con una norma di natura interpretativa, la non assoggettabilità a imposta sui redditi delle attività di formazione esercitate dalle Università non statali riconosciute
722
e 723
Normativa Fatca: obblighi degli intermediari finanziari
Semplificati gli obblighi di comunicazione riguardanti l’applicazione della normativa Fatca: le istituzioni finanziarie operanti in Italia, in caso di mancata acquisizione del codice fiscale, potranno comunicare all’amministrazione finanziaria la data di nascita dei titolari dei conti correnti statunitensi o residenti negli Usa, fermo restando l’obbligo di reiterare la richiesta del codice fiscale ed effettuare le opportune verifiche. Dal periodo di rendicontazione 2017, alle istituzioni finanziarie che si avvalgono di tale comunicazione semplificata non si applicano le sanzioni previste per la mancata acquisizione e comunicazione del codice fiscale statunitense
725
e 726
Noleggio imbarcazioni da diporto
A partire dal 1° aprile 2020, per l’applicazione dell’Iva ai servizi di locazione, noleggio e simili a breve termine di imbarcazioni da diporto, l’effettiva utilizzazione e fruizione del servizio fuori della Ue andrà dimostrata con adeguati mezzi di prova e non presunta
da 731
a 735
Preu sugli apparecchi da intrattenimento e sulle vincite
Incrementato il prelievo erariale sulle new slot e sugli apparecchi in rete che si attivano solo in presenza del collegamento a un sistema di elaborazione della rete stessa. Ridotta la percentuale delle somme giocate destinata alle vincite. Aumentati al 20% sia il prelievo sulle vincite eccedenti i 200 euro sia il diritto sulla parte della vincita eccedente i 500 euro
736
e 737
Royalties idrocarburi
Dal 2020, esenzioni dal pagamento delle royalties applicabili ai soli concessionari di coltivazione di idrocarburi con una produzione annua non superiore a 10 milioni di Smc di gas in terraferma e a 30 milioni di Smc di gas in mare
da 738
a 783
Unificazione Imu Tasi
Dal 2020, scompare il tributo per i servizi indivisibili e viene prevista una sola forma di prelievo patrimoniale immobiliare, la cui disciplina, fondamentalmente, ricalca quella preesistente per l’Imu. L’aliquota di base è fissata allo 0,86%, con possibilità per i Comuni di aumentarla fino all’1,06% o diminuirla fino all’azzeramento. Il termine per la presentazione della dichiarazione torna al 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui sono intervenute variazioni rilevanti per la determinazione dell’imposta
da 784
a 815
Riscossione degli enti locali
Riformata profondamente la riscossione degli enti locali, con l’introduzione, tra l’altro, dell’istituto dell’accertamento esecutivo (sulla falsariga di quanto già previsto per le entrate erariali) e, in assenza di regolamentazione da parte degli enti, di una specifica disciplina per rateizzare il pagamento delle somme dovute
da 816
a 847
Canone unico enti locali
Istituiti, dal 2021, il canone unico patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria (al posto di Tosap, Cosap, Cimp e canone per l’occupazione delle strade) e il canone unico patrimoniale di concessione per l’occupazione nei mercati (in sostituzione di Tosap, Cosap e, per i casi di occupazioni temporanee, anche di Tari)

 

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Benefit del piano aziendale: detassabile se ha rilevanza sociale

Benefit del piano aziendale:
detassabile se ha rilevanza sociale

I trattamenti estetici non possono fruire dei benefici fiscali, mancando le finalità educative, ricreative o di assistenza necessarie per guadagnarsi l’esclusione dalla determinazione del reddito

Redazione Fisco Oggi

Fisco Oggi

Con la risposta n. 522 pubblicata il 13 dicembre 2019, l’Agenzia delle entrate ha fornito dei chiarimenti a una società di consulenza che ha chiesto il corretto trattamento fiscale per determinati benefit previsti da un piano di welfare aziendale a favore del personale.

L’istante rappresenta che i benefit in questione, precisamente dei trattamenti estetici e dei corsi di lingua in favore dei familiari al di fuori dell’orario scolastico, sono destinati a tre lavoratori dipendenti della società e tre membri del consiglio di amministrazione. Di questi ultimi solo uno percepisce il reddito di lavoro dipendente, mentre gli altri due lavorano a titolo gratuito e sono titolari di altri redditi. Di conseguenza, la società istante chiede se il regime di detassazione previsto per i piani di welfare aziendale possa valere anche per i benefit a favore degli amministratori che non percepiscono compensi, se i trattamenti estetici possono essere esclusi dal reddito ai sensi dell’articolo 51, comma 2, lettera f) del Tuir e se la relativa Iva è detraibile, ai sensi dell’articolo 19 del Dpr n. 633/1972 e, infine, se i corsi di lingua siano anch’essi esclusi dalla base imponibile.

Sui temi rappresentati dall’istante, disposizioni normative, prassi e giurisprudenza dettano una disciplina chiara e dei principi omogenei, di cui l’Agenzia delle entrate fornisce un quadro puntuale.

L’Agenzia chiarisce, riguardo il primo quesito, che i benefit a favore degli amministratori che non percepiscono alcun compenso devono essere inclusi nel reddito di lavoro dipendente. In particolare, ricorda che l’articolo 51, comma 2 del Tuir, prevede una deroga al principio della tassabilità del reddito di lavoro dipendente per “l’utilizzazione delle opere e dei servizi riconosciuti dal datore di lavoro volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, offerti alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti e ai familiari indicati nell’articolo 12 per le finalità di cui al comma 1dell’articolo 100” (articolo 51, comma 2, lettera f), del Tuir) e per “le somme, i servizi e le prestazioni erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione, da parte dei familiari indicati nell’articolo 12, dei servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare, compresi i servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, nonché per la frequenza di ludoteche e di centri estivi e invernali e per borse di studio a favore dei medesimi familiari” (articolo 51, comma 2, lettera fbis), del Tuir).

Nel caso in esame, rileva l’Agenzia, manca la “generalità” o la “categoria” dei dipendenti, dal momento che i membri del consiglio di amministrazione sono tre e uno solo è retribuito per l’incarico dalla società. Fra l’altro è anche plausibile ritenere che tali benefit assolvano a una vera e propria funzione remunerativa per i due amministratori che lavorano a titolo gratuito. Il regime di favore, infatti, non deve tradursi in un aggiramento della corretta determinazione del reddito di lavoro dipendente (vedi anche circolare n. 28/2016). Perché ci sia detassazione, infatti, l’offerta deve essere rivolta alla “generalità” o “categoria” dei dipendenti e, precisa l’amministrazione, il legislatore non riconosce l’applicazione della norma ogniqualvolta le somme o i servizi sono ad personam o costituiscono vantaggi solo per singoli e ben individuati lavoratori.
In sostanza, i benefit erogati ai membri del consiglio di amministrazioni non possono fruire del regime di esclusione dal reddito.

Per quanto riguarda i trattamenti estetici, l’Agenzia precisa che anche tali erogazioni non possono godere del regime di favore, in quanto non fanno parte di opere e servizi aventi finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto, come richiesto dall’articolo 100, comma 1 del Tuir.

Mancando il requisito della rilevanza sociale, a tali benefit non si può applicare il regime di detassazione previsto dall’articolo 51, comma 2, lettera f) del Tuir.

Anche sulla detraibilità dell’Iva l’Agenzia rileva che, nel caso in esame, manca del tutto il requisito dell’inerenza, non avendo i trattamenti estetici alcun rapporto di strumentalità tra l’esercizio dell’attività svolta dal soggetto passivo e l’utilizzo del bene o servizio, come stabilisce la norma (articolo 19, Dpr n. 633/1972) e, di conseguenza, l’imposta assolta per l’acquisto non è detraibile. Sul tema anche l’ordinanza della Cassazione n. 23817/2017 ha ribadito, ai fini della detraibilità dell’Iva, la necessaria strumentalità del bene rispetto all’attività svolta. Le attività della società, infatti, non hanno nulla a che vedere con l’acquisto di trattamenti estetici da offrire quali benefit agli amministratori e dipendenti.

Infine, conclude l’Agenzia, non concorrono alla formazione del reddito e rientrano, invece, tra i benefit in esame, i rimborsi dei corsi di lingua a favore dei familiari dei lavoratori da effettuare al di fuori del circuito scolastico, vista la formulazione ad ampio raggio della stessa norma che prevede il beneficio (articolo 51, comma 2, lettera f-bis del Tuir), ricomprendendo tutte le prestazioni comunque riconducibili alle finalità educative e di istruzione, indipendentemente dalla tipologia di struttura (di natura pubblica o privata) che li eroga.

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Bonus per il risanamento urbano: dentro gli immobili, fuori i terreni

Bonus per il risanamento urbano:
dentro gli immobili, fuori i terreni

Le norme agevolative sono di stretta interpretazione, nel senso che i benefici previsti dalle stesse non possono essere estesi oltre l’ambito di applicazione al loro interno identificato

Redazione Fisco Oggi

Fisco Oggi

I rimborsi spese per le trasferte del collaboratore esterno sono rilevanti ai fini del credito a favore delle imprese che investono in ricerca e sviluppo (articolo 3, Dl n. 145/2013) soltanto se è dimostrato il collegamento tra i viaggi di lavoro e lo svolgimento dell’attività di ricerca e sviluppo prevista dal contratto stipulato con il professionista.
In sintesi questo il contenuto della risposta n. 520 del 12 dicembre 2019.

L’istanza di interpello è presentata da una società che ha sottoscritto con un ingegnere/fornitore un contratto Ict per lo svolgimento di attività finalizzate alla ricerca e allo sviluppo. Il professionista non ha alcun obbligo riguardo al luogo di svolgimento dell’attività, non ha vincoli di subordinazione e gerarchici, disciplinari e di orari di lavoro. Il contratto prevede che l’impresa rimborserà al fornitore le spese di viaggi di lavoro e alloggi, anticipate dallo stesso per eventuali trasferte effettuate su richiesta dell’istante.
La società chiede se tali costi, classificati sotto la voce “Altre spese sostenute”, possano essere considerati rilevanti per la determinazione della quota agevolabile ai fini del bonus R&S. Per l’istante, infatti, si tratta di spese connesse alle prestazioni svolte dall’ingegnere nell’ambito dell’attività di ricerca e sviluppo.

L’amministrazione ricorda che l’agevolazione prevede un credito d’imposta per le imprese che investono in ricerca e sviluppo “a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31dicembre 2020” pari al 25% “delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015”.

L’Agenzia richiama alcuni documenti di prassi con i quali precisa, in pratica, tra l’altro, che sono agevolabili anche i contratti di ricerca “extra-muros”, ma soltanto se direttamente connessi alle finalità del bonus fiscale e se contenenti l’impegno a svolgere, direttamente o indirettamente, attività di ricerca e sviluppo e per i quali, in ogni caso, a beneficiare degli eventuali risultati deve essere l’impresa committente.
Torna poi al caso specifico e osserva che il contratto oggetto dell’interpello distingue il compenso per l’esecuzione dell’incarico di ricerca e sviluppo svolto e il rimborso delle spese eventuali per viaggi e alloggi.
L’Agenzia, a questo punto, non esclude l’ammissibilità al credito d’imposta per i costi relativi ai viaggi di lavoro dell’ingegnere, ma afferma che i fatti descritti nell’interpello non dimostrano la connessione di tali trasferte all’attività di ricerca e sviluppo.

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Bonus per il risanamento urbano: dentro gli immobili, fuori i terreni

Bonus per il risanamento urbano:
dentro gli immobili, fuori i terreni

Le norme agevolative sono di stretta interpretazione, nel senso che i benefici previsti dalle stesse non possono essere estesi oltre l’ambito di applicazione al loro interno identificato

Redazione Fisco Oggi

Fisco Oggi

Due società, la prima intende acquistare un’area edificabile, l’altra – una cooperativa – un edificio residenziale, impegnandosi rispettivamente a costruire e recuperare, in chiave antisismica, i fabbricati, per poi alienarli entro dieci anni. Entrambe, tra l’altro, chiedono la possibilità di applicare le agevolazioni dell’articolo 7 del decreto crescita (Dl n. 34/2019).
 

Tale disposizione, in particolare, prevede che, in caso di trasferimenti immobiliari in favore di imprese di costruzione o di ristrutturazione, al ricorrere di determinate condizioni, le imposte di registro, ipotecaria e catastale siano dovute nella misura fissa di euro 200 ciascuna.
Nel dettaglio, le condizioni sono:

  • l’acquisto deve avvenire entro il 31 dicembre 2021 da parte di imprese che svolgono attività di costruzione o ristrutturazione di edifici
  • l’acquisto deve riguardare un “intero fabbricato” indipendentemente dalla natura dello stesso.

L’acquirente, inoltre, entro dieci anni dalla data del trasferimento deve provvedere:

  • alla demolizione e ricostruzione di un nuovo fabbricato anche con variazione volumetrica, ove consentito dalle normative urbanistiche, oppure, a effettuare interventi di manutenzione straordinaria, di restauro e risanamento conservativo o di ristrutturazione edilizia (articolo 3, comma 1, lettere b), c) e d) del Dpr n. 380/2001) – in entrambi i casi (ricostruzione o ristrutturazione edilizia) il nuovo fabbricato deve risultare conforme alla normativa antisismica e deve conseguire una delle classi energetiche Nzeb (Near zero energy building), A o B
  • all’alienazione delle unità immobiliari il cui volume complessivo superi il 75% del volume dell’intero fabbricato.

Tanto riassunto ed esaminate le due diverse istanze, l’Agenzia, alla prima, con la risposta n. 511/2019, nega l’applicazione delle agevolazioni in quanto oggetto della compravendita è un terreno edificabile, non citato e quindi escluso dalla disposizione di favore in esame. A questo proposito i tecnici delle Entrate ricordano che le norme agevolative sono di stretta interpretazione, nel senso che i benefici previsti dalle stesse non possono essere estesi oltre l’ambito di applicazione al loro interno identificato.

Alla seconda, la cooperativa, con la risposta n. 515/2019, l’amministrazione accorda invece il proprio benestare perché l’acquisto riguarda un “intero fabbricato”, cioè proprio la tipologia che la norma intende agevolare per rigenerare il tessuto urbano. Inoltre, rammenta che nella definizione di imprese costruttrici, rientrano, tra l’altro, le cooperative edilizie chec ostruiscono, anche avvalendosi di imprese appaltatrici, alloggi da assegnare ai propri soci (circolare n. 18/2013).

Inoltre, in merito a un secondo quesito della stessa società, riguardante l’applicazione – al caso – dei benefici previsti dal “sisma-bonus” (articolo 16, Dl n. 63/2013), nella parte in cui prevede che “qualora gli interventi di cui al comma 1-quater (del medesimo art. 16) siano realizzati nei comuni ricadenti nelle zone classificate a rischio sismico 1, 2 e 3 (…) mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, allo scopo di ridurne il rischio sismico, anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente, ove le norme urbanistiche consentano tale aumento, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che provvedano, entro diciotto mesi dalla data di conclusione dei lavori, alla successiva alienazione dell’immobile, le detrazioni dall’imposta di cui al primo e al secondo periodo del medesimo comma 1-quater spettano all’acquirente delle unità immobiliari, rispettivamente nella misura del 75 per cento e dell’85 per cento del prezzo della singola unità immobiliare, risultante nell’atto pubblico di compravendita e comunque, entro un ammontare massimo dispesa pari a 96 mila euro per ciascuna unità immobiliare” (comma 1-septies), l’Agenzia offre il proprio lasciapassare all’elemento soggettivo in questione: la cooperativa.

E questo, sempre sostenuta dalla norma, cioè il comma 1-sexies.1 del richiamato articolo 16, secondo il quale “le detrazioni di cui ai commi da 1-bis a 1-sexies sono usufruibili anche dagli Istituti autonomi per le case popolari […] nonché dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci”.

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Rimborsi Iva cessioni extra Ue: tutti i requisiti da rispettare

Rimborsi Iva cessioni extra Ue:
tutti i requisiti da rispettare

In caso di diversi beni, ai fini del superamento della soglia dei 154,94 euro che consente la fruizione del beneficio, rileva il fatto che gli stessi siano fatturati da un singolo venditore a un singolo cliente

Redazione Fisco Oggi

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L’Agenzia delle entrate, con il principio di diritto n. 25/2019, ritorna sul tema dello sgravio Iva delle cessioni di beni di importo superiore a 154,94 euro (Iva inclusa) da trasportare nei bagagli dei viaggiatori domiciliati o residenti fuori dell’Unione europea (articolo 38-quater del Dpr n. 633/1972). Tale articolo (modificato dall’articolo 4-bis del Dl n. 193/2016 che ha introdotto l’emissione in modalità elettronica delle fatture per il tax free shopping), prevede che: “Le cessioni a soggetti domiciliati o residenti fuori della Comunita’ europea di beni per un complessivo importo, comprensivo dell’imposta sul valore aggiunto, superiore a lire 300 mila destinati all’uso personale o familiare, da trasportarsi nei bagagli personali fuori del territorio doganale della Comunita’ medesima, possono essere effettuate senza pagamento dell’imposta. Tale disposizione si applica a condizione che sia emessa fattura, e che i beni siano trasportati fuori della Comunita’ entro il terzo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. L’esemplare della fattura consegnato al cessionario deve essere restituito al cedente, recante anche l’indicazione degli estremi del passaporto o di altro documento equipollente da apporre prima di ottenere il visto doganale, vistato dall’ufficio doganale di uscita dalla Comunita’, entro il quarto mese successivo all’effettuazione della operazione; in caso di mancata restituzione, il cedente deve procedere alla regolarizzazione della operazione a norma dell’articolo 26, primo comma, entro un mese dalla scadenza del suddetto termine”. Al comma 2 lo stesso Dl prevede che “Per le cessioni di cui al comma 1, per le quali il cedente non si sia avvalso della facolta’ ivi prevista, il cessionario ha diritto al rimborso dell’imposta pagata per rivalsa a condizione che i beni siano trasportati fuori della Comunita’ entro il terzo mese successivo a quello della cessione e che restituisca al cedente l’esemplare della fattura vistato dall’ufficio doganale entro il quarto mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. Il rimborso e’ effettuato dal cedente il quale ha diritto di recuperare l’imposta mediante annotazione della corrispondente variazione nel registro.
 
Con il principio di diritto in esame, l’Agenzia fornisce le seguenti precisazioni:
1) i cessionari possono essere solo coloro che risultino domiciliati o residenti fuori dalla Ue e che non siano soggetti passivi d’imposta nel loro Paese
2) i beni devono essere destinati all’uso personale o familiare del viaggiatore ed essere privi di qualsiasi interesse commerciale. L’Agenzia sottolinea che un acquisto di beni in una quantità sproporzionata rispetto all’uso personale o familiare fa presupporre un utilizzo commerciale degli stessi e, di conseguenza, esclude il beneficio in questione (vedi anche risoluzione ministeriale n. 126/E del 7 settembre 1998)
 3) per determinare se la soglia di valore (154,94 euro, Iva inclusa) sia stata superata occorre basarsi “sul valore di fattura. Il valore aggregato di diversi beni può essere usato soltanto se tutti i beni figurano nella stessa fattura, rilasciata dallo stesso soggetto passivo che fornisce i beni allo stesso cliente” (vedi articolo 48 del regolamento Ue n. 282/2011)
4) la cessione a viaggiatori extracomunitari dei beni descritti deve essere documentata con fattura in formato elettronico, tramite le funzionalità informatiche di cui al sistema OTELLO (Online tax refund at exit: light lane optimization):
a) senza pagamento dell’Iva, salvo successivo versamento della stessa, con regolarizzazione dell’operazione tramite apposita variazione ai sensi dell’articolo 26, comma 1 Dpr n. 633/1972, laddove non sia presentata la documentazione prescritta a comprova dell’uscita dei beni dalla Ue
b) con pagamento dell’Iva, poi rimborsata al cessionario dal cedente, il quale la recupera, se sia fornita la prova dell’uscita dei beni dalla Ue nei termini indicati, previa annotazione della corrispondente variazione nel registro degli acquisti (articolo 25 del Dpr n. 633/1972). In questa ipotesi, il cedente può delegare il rimborso dell’imposta ad appositi intermediari.
 
Alla luce del quadro esposto, l’Agenzia chiarisce che non sono ammesse modalità che non consentano di rispettare puntualmente i requisiti richiamati nei punti 1), 2) e 3), volte in particolare ad ottenere comunque il rimborso dell’Iva anche se il valore di ciascun singolo acquisto non sia superiore a 154,94 euro, ipotesi in cui la soglia si ritiene superata solo se tutti i beni sono fatturati da un singolo venditore ad un singolo cliente.
In tale ambito, inoltre, non è ammesso il beneficio per le prestazioni di servizi.

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