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Perdite fiscali: chiarite vecchie e nuove modalità di riporto

Perdite fiscali: chiarite vecchie
e nuove modalità di riporto

La modifica della disciplina nell’ambito della determinazione del reddito d’impresa ha l’obiettivo di avvicinare il regime fiscale Iperf a quello previsto per i soggetti Ires

Redazione – Fisco Oggi

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Fisco Oggi

La perdita fiscale conseguita nel 2014 nell’ambito del reddito d’impresa ed emersa soltanto a seguito di un avviso di accertamento notificato nel 2019 non può essere riportata interamente a partire dalla rettifica e secondo la nuova disciplina che, a differenza della precedente, non mette limiti temporali al recupero totale della somma. È questo, in breve, il contenuto della risposta n. 94/E del 24 marzo 2020.

L’istante dell’interpello in esame ha ricevuto alcune indennità per la cessione di rapporti di agenzia. Le somme, assoggettate a ritenute d’acconto, sono state dichiarate dal contribuente nel modello Unico Pf 2015, quadro RF e, quindi, tra i redditi sottoposti a tassazione ordinaria.
Con un avviso di accertamento l’Agenzia delle entrate ha rettificato, nel 2019, la dichiarazione dell’istante assoggettando i proventi in esame a tassazione separata (articolo 17, comma 1, lettera d), del Tuir), in quanto relativi a indennità per la cessazione di rapporti d’agenzia delle persone fisiche e delle società di persone.

La rettifica ha comportato una perdita fiscale derivante dall’esercizio di imprese commerciali in contabilità ordinaria.
Parte della perdita è stata portata in diminuzione dei redditi da partecipazione relativi al 2014.
La somma residua, in base all’articolo 8, comma 3, del Tuir, nella forma vigente al momento dell’accaduto, doveva ordinariamente essere dedotta dal reddito di partecipazione relativa al periodo d’imposta 2015 e, quindi, nella dichiarazione dei redditi 2016.
L’istante tuttavia chiede chiarimenti su quale sia il corretto comportamento da seguire a proposito della riportabilità delle perdite derivanti dal modello Unico PF 2015, visto che nel frattempo la legge di Bilancio 2019 (articolo 1, comma 23, lettera a), n. 2), legge n. 145/2018) ha modificato la disciplina del riporto delle perdite da parte dei soggetti Irpef nell’ambito del reddito d’impresa, e considerato che l’esistenza della stessa è stata accertata solo a seguito dei controlli effettuati dall’Agenzia delle entrate.
Il contribuente, chiede se può riportare la somma in deduzione a partire dall’anno 2018, considerato che la situazione descritta è scaturita dall’avviso di accertamento notificatogli nel 2019.

La norma modificata, in vigore dal periodo d’imposta 2018, prevede che, con l’obiettivo di avvicinare il regime fiscale dei soggetti Irpef a quello previsto per i soggetti Ires, a prescindere dal regime contabile adottato, tutte le perdite emerse nell’ambito del reddito d’impresa (individuale o società di persone) devono essere computate in diminuzione dei redditi conseguiti nei periodi d’imposta e, per differenza, nei successivi, nella misura massima dell’80% dei redditi conseguiti in detti periodi d’imposta, per l’intero importo che trova in esso capienza.
La passata disciplina prevedeva, invece, che le perdite potevano essere portate in diminuzione negli anni successivi, ma non oltre il quinto.

L’Agenzia delle entrate formula la sua risposta partendo dai chiarimenti forniti sull’argomento con la circolare n. 8/2019 (vedi articolo “Circolare omnibus dell’Agenzia sulla legge di bilancio per il 2019”). Il documento di prassi precisa, tra l’altro, che “In relazione alle imprese commerciali e alle società in nome collettivo e in accomandita semplice in contabilità ordinaria, alle perdite maturate prima dell’entrata in vigore delle disposizioni di cui alla legge di bilancio 2019, in assenza di un regime transitorio, si applica la nuova regola di riporto. Tale soluzione risponde a ragioni di ordine logico-sistematico e appare coerente con le finalità dell’intervento normativo finalizzato a semplificare il sistema evitando la gestione di un doppio binario in relazione alle perdite maturate in vigenza dell’articolo 8 ante e post modifica” e precisa che “Si ritiene quindi che possano essere riportate in avanti senza vincoli temporali anche le perdite con riferimento alle quali il quinquennio non sia già scaduto anteriormente al periodo d’imposta 2018”.

Per l’Agenzia delle entrate la circostanza che il contribuente sia venuto a conoscenza della perdita relativa al 2014 solo a seguito dell’avviso di accertamento nel 2019 non consente di spostare la competenza di tale perdita ritenendo che la stessa sia utilizzabile dal contribuente nei periodi d’imposta successivi a quello in cui ne è venuto a conoscenza. Infatti, evidenzia la risposta, se il contribuente avesse operato correttamente avrebbe dichiarato nel periodo d’imposta 2014 la perdita accertata nel 2019.

In conclusione, l’Agenzia afferma che la perdita maturata nel 2014 ed emersa nel 2019 sia utilizzabile dal contribuente:

  • per l’intero importo che trova capienza, dal 2015 al 2017, sulla base della disciplina allora vigente che prevedeva l’utilizzo della perdita nei cinque esercizi successivi
  • illimitatamente e nel limite dell’80% dal 2018 l’eventuale differenza residua, come previsto dalla disposizione modificata, trattandosi di perdite con riferimento alle quali il quinquennio non è ancora scaduto.

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Sospensione dei termini: estensione anche all’accertamento con adesione

Sospensione dei termini: estensione anche all’accertamento con adesione

I chiarimenti e le istruzioni operative sull’applicazione del periodo di stop dei termini del contenzioso, a partire dall’8 marzo fino al 31 maggio, previsto dal decreto “Cura Italia”

Redazione Fisco Oggi

accertamento con adesione

Fisco Oggi

La sospensione dei termini introdotta dagli articoli 67 e 83 del Dl n. 18/2020, a seguito dell’emergenza da Covid-19, vale anche per i procedimenti di accertamento con adesione. Su richiesta dei contribuenti, inoltre, se ciò non contrasta con la tutela della salute pubblica, gli Uffici nel periodo di sospensione, in via del tutto innovativa, potranno finalizzare l’accertamento effettuando contraddittori telefonici o in videoconferenza, con successivo scambio e firma dei verbali tramite Pec o posta ordinaria. A prevederlo la circolare n. 6/E del 23 marzo 2020.

La circolare ricorda in primo luogo l’articolo 67 del decreto “Cura Italia”, in base al quale “sono sospesi dall’8 marzo al 31 maggio 2020 i termini relativi alle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso, da parte degli uffici degli enti impositori“. Tale norma disciplina la sospensione dei termini relativi alle attività di controllo e di accertamento. Al riguardo, ricordiamo che in questo contesto emergenziale, come reso noto con il comunicato stampa del 12 marzo 2020, il direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, al fine di non sollecitare spostamenti fisici da parte dei contribuenti e loro rappresentanti, nonché del personale dipendente, ha dato disposizioni agli uffici di sospendere le attività di accertamento e contenzioso, verifica, accesso, ispezione e liquidazione, esclusi gli atti urgenti o indifferibili.

Anche l’articolo 83 dello stesso decreto prevede la sospensione dei termini di impugnazione dal 9 marzo al 15 aprile 2020, precisando inoltre che “ove il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo”.

Quindi per gli avvisi notificati prima del 9 marzo 2020 con termine di impugnazione ancora pendente a tale data, il termine per ricorrere resta sospeso dal 9 marzo al 15 aprile, con ripresa a decorrere dal 16 aprile. Per gli avvisi notificati tra il 9 marzo e il 15 aprile 2020, l’inizio del decorso del termine per ricorrere slitta alla fine del periodo di sospensione.

Sospensione dei termini estesa all’adesione
Alla luce di tale quadro normativo, l’Agenzia precisa che anche alle istanze di accertamento con adesione presentate dal contribuente a seguito della notifica di un avviso di accertamento, si applica la sospensione disciplinata dall’articolo 83 del Dl n. 18/2020. Quindi, al termine di impugnazione si applicano cumulativamente sia la sospensione del termine di impugnazione di 90 giorni dalla presentazione dell’istanza del contribuente (articolo 6, comma 3, Dlgs n. 218/1997), sia la sospensione prevista dall’articolo 83 del decreto.
Ad esempio, nel caso di un avviso di accertamento notificato il 21 gennaio 2020 e di istanza di accertamento con adesione presentata il 20 febbraio 2020, il termine per la sottoscrizione dell’atto di accertamento con adesione scade il 27 luglio 2020.

Contraddittori telefonici o videoconferenze su richiesta dei contribuenti
L’Agenzia, nel documento di prassi di oggi, precisa che in caso di concreto e condiviso interesse, è possibile comunque svolgere il procedimento di accertamento con adesione, in un’ottica di “collaborazione e buona fede” tra fisco e contribuente, dando priorità alla tutela della salute dei dipendenti e dei cittadini, evitando contatti fisici e spostamenti.
In questi casi il contraddittorio può avvenire “a distanza” privilegiando l’impiego di posta elettronica certificata, senza però escludere la mail ordinaria qualora il contribuente non disponesse di una Pec, e utilizzando il telefono o l’eventuale strumento di videoconferenza.

Nel dettaglio, la procedura prevede:
a) identificazione del contribuente o del suo rappresentante mediante l’invio tramite Pec o mail del documento d’identità del contribuente o del suo rappresentante e indicazione del numero di telefono o del dispositivo da utilizzare in caso di videoconferenza
b) l’effettuazione del contraddittorio via telefono o videoconferenza
c) la redazione del verbale del contraddittorio indicando Pec o mail con cui avverrà lo scambio del file
d) l’invio tramite Pec o mail del file al contribuente o suo rappresentante per la “condivisione”, passaggio finalizzato a rilevare eventuali errori di bozza
e) da parte del contribuente (o del suo rappresentante) la stampa del file ricevuto dall’ufficio e sottoscrizione con una sigla su tutte le pagine, scanner del verbale sottoscritto e rinvio tramite Pec o mail all’Ufficio, allegando anche il documento d’identità
f) da parte del verbalizzante dell’ufficio, a sua volta, la stampa del file ricevuto, la firma, l’acquisizione del protocollo e l’invio del documento al contribuente o al suo rappresentante, tramite Pec o mail.
Sia il contribuente che l’Ufficio si possono avvalere della firma digitale.

La circolare precisa che gli step descritti sono adattabili sia al procedimento di accertamento con adesione avviato dall’ufficio, tramite invito al contribuente, sia all’istanza di adesione riferita ad un processo verbale di constatazione presentata dal contribuente, sia alle adesioni ai fini delle altre imposte indirette o ad ogni altro procedimento tributario che richiede la partecipazione o l’intesa con il contribuente.

Tale sospensione, conclude la circolare, non coinvolge il termine previsto per il versamento delle somme dovute da accertamento per adesione (“venti giorni dalla redazione dell’atto”), come indicato dall’articolo 8 del Dlgs n. 218/1997.

 

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Dopo il “Cura Italia”, i chiarimenti sulla sospensione dei pagamenti

Dopo il “Cura Italia”, i chiarimenti
sulla sospensione dei pagamenti

Per gli avvisi di accertamento esecutivi, il cui termine per la presentazione del ricorso era ancora pendente al 9 marzo, resta in stand-by anche il relativo termine di versamento

Redazione Fisco Oggi

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Fisco Oggi

Con la circolare n. 5 del 20 marzo 2020, l’Agenzia delle entrate fa chiarezza sulla sospensione dei termini per il pagamento degli importi dovuti in relazione alla notifica di avvisi di accertamento cosiddetti esecutivi, fornendo delucidazioni in merito al combinato disposso dagli articoli 83 e 68 del decreto legge n. 18/2020 (decreto “Cura Italia”). In particolare, il documento di prassi chiarisce, tra l’altro, che la sospensione del termine per la notifica del ricorso dal 9 marzo al 15 aprile 2020 comporta anche lo stop del termine per il versamento degli importi recati dall’avviso di accertamento dovuti e che per gli avvisi notificati nell’intervallo temporale l’inizio del decorso del termine per ricorrere e per il pagamento è differito alla fine del periodo di sospensione. Diverso è il discorso per la sospensione dei termini per il versamento dei carichi affidati all’agente della riscossione, disposta dall’articolo 68 del “Cura Italia”.

La circolare inquadra subito la questione, richiamando le prescrizioni della norma di riferimento, ossia l’articolo 29 del decreto legge n. 78/2010. In particolare, il comma 1 lettera a) di tale articolo prevede che il contribuente destinatario di un accertamento esecutivo può decidere entro il termine di presentazione del ricorso, ossia, di norma, entro 60 giorni dalla ricezione dell’atto, se effettuare il pagamento prestando acquiescenza all’atto stesso, usufruendo della riduzione delle sanzioni e rinunciando all’impugnazione, oppure proporre ricorso in Commissione tributaria versando gli importi dovuti a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Il contribuente può, anche, presentare anche istanza di accertamento con adesione o può definire le sole sanzioni e impugnare.

L’articolo 29, comma 1 prosegue con la lettera b), stabilendo che, decorso il termine per l’impugnazione, l’avviso di accertamento diventa titolo esecutivo e, trascorsi ulteriori trenta giorni, in caso di mancato pagamento o impugnazione, la riscossione delle somme dovute è affidata ad un agente della riscossione.

Detto ciò, la circolare n. 5/2020 chiarisce che il decreto “Cura Italia” interviene con l’articolo 83, comma 2, disponendo la sospensione del termine per la notifica del ricorso in primo grado alle Commissioni tributarie dal 9 marzo al 15 aprile 2020

Di conseguenza, la sospensione del termine per ricorrere dettata dal recente provvedimento comporta anche la sospensione del termine per il versamento degli importi recati dall’avviso di accertamento dovuti. In sostanza, per gli avvisi di accertamento esecutivi, il cui termine per la presentazione del ricorso era ancora pendente alla data del 9 marzo, resta sospeso anche il relativo termine di pagamento e lo stesso ricomincia a decorrere dal 16 aprile. La circolare, per chiarezza, riporta un esempio: per un atto notificato il 10 febbraio, il termine per ricorrere: resta sospeso dal 9 marzo al 15 aprile, riprende a decorrere dal 16 aprile, per poi scadere il 18 maggio.

Inoltre, precisa la circolare n. 5/2020, per gli avvisi notificati nell’intervallo temporale, l’inizio del decorso del termine per ricorrere e per il pagamento è differito alla fine del periodo di sospensione. Sempre ad esempio, per un atto notificato il 10 marzo, il termine ordinario di 60 giorni per la presentazione del ricorso e per il pagamento decorre dal 16 aprile.

Passando all’articolo 68 del Dl n. 18/2020, le osservazioni sopra richiamate fanno escludere l’applicazione agli avvisi di accertamento di cui all’articolo 29 del Dl n. 78/2010 la sospensione dei termini per il versamento in scadenza nel periodo dall’8 marzo al 31 maggio 2020, derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonché dagli avvisi previsti dagli articoli 29 e 30 del Dl n. 78/2010. In particolare, il documento di prassi precisa che l’articolo 68 del “Cura Italia” si riferisce alla sospensione dei soli termini per il versamento degli importi degli avvisi di accertamento esecutivo dovuti successivamente all’affidamento in carico all’agente della riscossione degli importi non pagati, ai sensi della citata lettera b) dell’articolo 29 del Dl  n. 78/2010.

Non è infatti immediatamente individuabile un termine di versamento degli importi in carico all’agente della riscossione a cui applicare la sospensione disposta dall’articolo 68, la quale, in relazione agli accertamenti esecutivi, si intende riferita ai versamenti dovuti dal contribuente relativamente ai carichi affidati per i quali lo stesso si è avvalso della modalità di pagamento dilazionato.

Conclude la circolare, una diversa lettura della disposizione, che ricomprenda nella sospensione fino al 31 maggio 2020, di cui all’articolo 68 del “Cura Italia”, anche il termine di versamento degli importi dovuti a seguito della notifica dell’avviso di accertamento esecutivo da parte dell’Agenzia delle entrate, sarebbe incompatibile con quanto previsto dal citato articolo 29 Dl n. 78/2010, che collega il termine per il versamento al termine per la proposizione del ricorso, che è sospeso invece fino al 15 aprile, ai sensi dell’articolo 83 Dl n. 18/2020.

 

 

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Covid-19: il Dl “Cura Italia” è Ufficiale a tutti gli effetti

Covid-19: il Dl “Cura Italia” è Ufficiale a tutti gli effetti

Versamenti e adempimenti fiscali in stand-by fino a maggio, crediti d’imposta per botteghe e negozi, premi per chi ha svolto la propria attività presso la sede di lavoro e tanto altro

Paola Pulella Lucano – Fisco Oggi

firma Dl

Fisco Oggi

Emergenza coronavirus. Dopo le immediate misure restrittive indispensabili per arginare la diffusione incontrollata dell’epidemia, il Governo ha varato un corposo provvedimento con straordinari interventi tesi, tra l’altro, al sostegno della liquidità di famiglie, lavoratori e imprese colpite dalle conseguenze dell’allarme sanitario.

Queste le disposizioni di carattere fiscale racchiuse negli articoli da 60 a 71 del decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 70 del 17 marzo 2020, che conta 127 articoli con importanti misure di potenziamento sia del sistema sanitario nazionale sia in favore degli altri operatori pubblici e privati che, a vario titolo, stanno collaborando per fronteggiare l’espansione del contagio.

Mini proroga per i debiti verso le Pa
Slittano al 20 marzo 2020 tutti i pagamenti da effettuare nei confronti delle pubbliche amministrazioni scaduti il 16 marzo (articolo 60).

Stop ai versamenti di ritenute, contributi e premi assicurativi
Con l’articolo 61 il Dl estende le disposizioni dell’articolo 8, comma 1, del decreto legge n. 9/2020, emanate in prima battuta per il settore turistico-alberghiero, a una platea di contribuenti molto più ampia che va dalle federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva, associazioni e società sportive, professionistiche e dilettantistiche, nonché gestori di stadi, impianti sportivi, palestre, club e strutture per danza, fitness e culturismo, centri sportivi, piscine e centri natatori, ai gestori di servizi di intrattenimento sia ludico sia culturale, passando per coloro che si occupano di asili nido o di servizi di assistenza diurna per minori disabili e per quelli che svolgono servizi di trasporto, nonché coloro che gestiscono attività di ristorazione, gelaterie, pasticcerie, bar e pub o musei, biblioteche, archivi e monumenti storici e per finire alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, di volontariato e di promozione sociale. Lunghissimo è l’elenco dei soggetti interessati rinvenibile al comma 2 dell’articolo 61. Per tutti questi contribuenti viene disposta la sospensione del versamento delle ritenute d’acconto, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria. Sono sospesi anche i termini dei versamenti relativi all’Iva in scadenza nel mese di marzo 2020. I pagamenti sospesi dovranno essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il prossimo 31 maggio 2020 (cioè 1° giugno, perché il 31 maggio è domenica), oppure rateizzati in un massimo di cinque quote mensili di pari importo, a decorrere dal mese di maggio 2020.
In particolare, per il mondo dello sport in generale, la sospensione dei versamenti si spingerà fino al 30 giugno. 

E anche agli adempimenti e ai versamenti fiscali e contributivi
L’articolo 62 “congela”, inoltre, ogni ulteriore adempimento fiscale, diversi dai versamenti e  dall’effettuazione delle ritenute alla fonte e delle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale (ad esempio, trasmissione comunicazioni, invio dati, presentazione dichiarazioni annuali Iva, eccetera) con scadenza tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020, spostandolo al 30 giugno senza applicazione di sanzioni.

Lo stesso articolo dispone, poi, riguardo ai pagamenti scadenti tra l’8 marzo e il 31 marzo 2020, per gli esercenti attività d’impresa, arte o professione con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo di imposta 2019, lo stop ai versamenti da autoliquidazione relativi a ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, Iva, contributi previdenziali e assistenziali, e ai premi per l’assicurazione obbligatoria.
Il comma 3 dell’articolo in esame dispone che la sospensione dei versamenti Iva si applica, a prescindere dall’ammontare dei ricavi o compensi percepiti, agli esercenti attività d’impresa, arte o professione con il domicilio fiscale, la sede legale o operativa nelle province di Bergamo, Cremona, Lodi e Piacenza.
E inoltre, anche per i contribuenti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o quella operativa negli 11 comuni della Lombardia e del Veneto, costituenti la prima zona rossa, restano comunque valide le disposizioni emanate con il Dm del 24 febbraio scorso.
La ripresa dei versamenti per tutti i contribuenti sopra menzionati avverrà entro il 31 maggio in un’unica soluzione o tramite rateizzazione in 5 rate mensili di pari importo.

La disposizione in esame, infine, stabilisce che i contribuenti che, nel 2019, hanno percepito ricavi o compensi non superiori a 400mila euro, per gli stessi “incassi”, eventualmente realizzati tra l’entrata in vigore del “Cura Italia” e il 31 marzo prossimo, non subiranno l’effettuazione delle ritenute d’acconto da parte del sostituto d’imposta, a condizione che nel mese precedente non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato. Quelli che si avvalgono di tale opzione devono presentare un’apposita dichiarazione dalla quale risultino i requisiti per accedervi, poi, procedono al versamento con gli stessi tempi e i medesimi abbuoni in termini di sanzioni e interessi di tutti gli altri (1° giugno 2020 – il 31 maggio come detto è domenica – o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a partire da maggio 2020).

Un premio per chi ha lavorato fuori casa
Ai lavoratori dipendenti, che possiedono un reddito complessivo non superiore a 40mila euro, spetta, a norma dell’articolo 63, un premio esentasse, pari a 100 euro da rapportare al numero di giorni di lavoro svolti fuori dalle mura domestiche, nella propria sede di lavoro nel mese di marzo 2020. Gli interessati si vedranno riconoscere l’incentivo nella retribuzione del mese di aprile o, al massimo, entro il termine di conguaglio di fine anno.

Due crediti antivirus
Per dare impulso alle attività di sanificazione degli ambienti di lavoro, quali misure di contenimento del contagio da Covid-19, l’articolo 64 riconosce, agli esercenti attività d’impresa, arte o professione, per il 2020, un credito d’imposta nella misura del 50% delle spese sostenute per sanificare gli ambienti e gli strumenti di lavoro, fino a un massimo di 20mila euro. Il credito, che sarà “regolato” in trenta giorni – dalla data di entrata in vigore del “Cura Italia” – con un decreto ministeriale, spetta fino a esaurimento dell’importo massimo di 50 milioni di euro per il 2020.

Per risarcire dei mancati introiti derivanti dalla chiusura forzata, finalizzata a contenere la diffusione del coronavirus, di moltissimi negozi e botteghe, con l’articolo 65, il Governo ha previsto, per gli esercenti attività d’impresa, per l’anno 2020, un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1. Il credito andrà utilizzato esclusivamente in compensazione.

Un grazie alla beneficenza
La norma, all’articolo 66, afferma che le erogazioni liberali in denaro e in natura, elargite nell’anno 2020, a sostegno finanziario delle misure di contrasto dell’emergenza epidemiologica, dalle persone fisiche e dagli enti non commerciali, in favore dello Stato, delle regioni, degli enti locali territoriali, di enti o istituzioni pubbliche, di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro, sono detraibili dall’imposta sul reddito nella misura del 30%,  per un importo non superiore a 30mila euro.
La stessa tipologia di “finanziamento”, per i titolari di reddito d’impresa, diventa invece deducibile così come stabilisce l’articolo 27 della legge n. 133/1999. Ai fini Irap, le erogazioni liberali sono deducibili nell’esercizio in cui sono effettuate.

Anche il fisco resta a casa
L’articolo 67 cristallizza, dall’8 marzo al 31 maggio 2020, tutte le attività degli uffici degli enti impositori: sono sospesi i termini relativi alle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso, e, altresì, i termini per fornire risposta alle istanze di interpello.

E pure la riscossione
Con l’articolo 68 sono sospesi i termini dei versamenti, scadenti nel periodo dall’8 marzo al 31 maggio 2020, derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, Le somme andranno versate in unica soluzione entro la fine di giugno. Stessa sorte per gli obblighi, in termini di pagamenti, di chi si è avvalso della rottamazione-ter, della definizione agevolata dei debiti per risorse proprie dell’Unione europea o del saldo e stralcio: il termine per ricominciare a versare le rate è differito al prossimo 31 maggio (1° giugno).

Mano tesa anche per i mancati giochi
Il versamento del prelievo erariale unico sugli apparecchi da gioco e del canone concessorio in scadenza entro il 30 aprile 2020 sono prorogati al 29 maggio 2020. L’articolo 69 dispone, in particolare, che le somme dovute possono essere versate con rate mensili di pari importo, con debenza degli interessi legali calcolati giorno per giorno. In particolare, la prima rata è versata entro il 29 maggio e le successive entro l’ultimo giorno del mese; l’ultima rata è versata entro il 18 dicembre 2020. In più, per tutto il periodo di sospensione, cioè da marzo a maggio, le sale bingo non dovranno alcun canone.

Più risorse per chi difende i confini dal virus
Per il 2020, stabilisce l’articolo 70, otto milioni di euro in più all’Agenzia delle dogane e dei monopoli, per ricompensare le prestazioni di lavoro straordinario derivanti dall’aumento dei controlli nei porti, negli aeroporti e nelle dogane poste ai confini nazionali terrestri, finalizzati sempre al contrasto della diffusione del Covid-19.

L’articolo 71 chiude il capitolo delle “misure fiscali” del decreto “Cura Italia”, prevedendo forme di menzione per chi decide di non avvalersi delle sospensioni ed effettua i versamenti sospesi, dandone comunicazione al ministero dell’Economia e delle Finanze.

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Lotteria degli scontrini: prima estrazione venerdì 7 agosto

Lotteria degli scontrini: prima estrazione venerdì 7 agosto

Potranno partecipare, a partire dal prossimo 1° luglio 2020, tutti i cittadini residenti e maggiorenni che fanno acquisti pari o superiori a un euro, basta avere il codice lotteria

Redazione Fisco Oggi

immagine di uno scontrino

Fisco Oggi

Pronte le regole del gioco. Per partecipare alla Lotteria degli scontrini basterà esibire al negoziante al momento dell’acquisto, senza nessun obbligo di identificazione, il codice reperibile sul “Portale lotteria” (disponibile a partire dalle ore 12.00 del 9 marzo).
Si parte nel 2020 con un’estrazione mensile con tre premi di 30mila euro ciascuno e una annuale del valore di 1 milione di euro. Ci saranno 90 giorni per reclamare il premio e quelli che non verranno riscossi andranno ad alimentare il montepremi annuale.
Le istruzioni operative, in un provvedimento siglato il 5 marzo 2020.

Primo step: procurarsi il “codice lotteria”
Per poter partecipare alla lotteria degli scontrini è necessario esibire all’esercente il “codice lotteria”, reperibile da un’apposita funzionalità disponibile nell’area pubblica del “Portale lotteria” gestito dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli.
Si tratta di un codice alfanumerico composto da 8 caratteri associato al codice fiscale del consumatore finale. Il codice lotteria può essere stampato o salvato su smartphone, tablet, eccetera.

Chi può partecipare
Possono prendere parte alla lotteria le persone fisiche maggiorenni, residenti in Italia, che acquistano beni o servizi al di fuori dall’esercizio di attività d’impresa arte o professione. In questa fase di avvio non potranno partecipare gli acquisti documentati tramite fattura elettronica e quelli per i quali i dati dei corrispettivi sono trasmessi al sistema tessera sanitaria. Sono esclusi dalla lotteria anche gli acquisti on line.

Quali corrispettivi partecipano?
Ogni corrispettivo trasmesso telematicamente all’Agenzia delle entrate e successivamente acquisito dal Sistema lotteria, partecipa nei limiti di quanto contestualmente pagato, in tutto o in parte, se di importo pari o superiore a un euro.
Ciascun corrispettivo partecipa a una sola estrazione settimanale, a una sola estrazione mensile e a una sola estrazione annuale, secondo il calendario visibile sul Portale lotteria.

Estrazioni e premi in palio
Per quest’anno sono previste:

  • 1 estrazione mensile con 3 premi di 30mila euro ciascuno, a partire da venerdì 7 agosto. Le successive estrazioni mensili avverranno ogni secondo giovedì del mese
  • 1 estrazione annuale con un premio pari a 1.000.000 di euro (la data sarà definita con un provvedimento delle Dogane).

A partire dal 14 gennaio 2021 ogni giovedì saranno effettuate anche le estrazioni settimanali con 7 premi del valore di 5mila euro ciascuno.

Le vincite non sono soggette a tassazione.

I premi devono essere reclamati entro il termine di 90 giorni dalla comunicazione di vincita, pena la decadenza. I premi settimanali e mensili non reclamati nel termine previsto concorrono alla formazione di eventuali altri premi da distribuire in occasione del concorso annuale. I premi annuali non reclamati entro il termine previsto concorrono alla formazione dei premi annuali per i successivi anni di riferimento.

Comunicazione ai vincitori
L’Agenzia delle dogane e dei monopoli provvede a informare i vincitori tramite l’indirizzo di posta elettronica certificata o sms, se forniti al momento della registrazione, oppure con comunicazione all’indirizzo di residenza o domicilio fiscale, tramite l’utilizzo dei dati disponibili nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente o nell’Anagrafe tributaria. In quest’ultimo caso, il vincitore è tenuto a recarsi presso la sede delle Dogane territorialmente competente in base alla propria residenza o al proprio domicilio fiscale per l’identificazione e l’indicazione delle modalità di pagamento.
La vincita sarà pagata dall’agenzia delle Dogane tramite bonifico bancario o con assegno circolare non trasferibile.

Il Portale lotteria
Diviso in due aree, una pubblica e una riservata, sarà disponibile dalle ore 12.00 di martedì 9 marzo 2020.

Nell’area pubblica si potranno consultare le informazioni relative all’andamento della lotteria, quali:
a) le informazioni sul gioco (numero corrispettivi, numeri vincenti, importo vincite, eccetera)
b) il calendario delle estrazioni
c) lo stato delle singole estrazioni
d) il codice dei documenti di certificazione risultati vincenti e quelli relativi ai premi non reclamati entro il previsto termine di decadenza
e) le modalità di partecipazione alle estrazioni
f) le modalità di riscossione dei premi
g) la normativa di riferimento.

Nell’area riservata, accessibile tramite Spid, la Carta nazionale dei servizi (Cns) o le credenziali Fisconline/Entratel, il consumatore potrà:
a) consultare il proprio profilo contenente le informazioni eventualmente inserite durante la fase di registrazione (email-Pec per eventuali comunicazioni, contatti telefonici e altro)
b) verificare il singolo documento rilasciato e il numero dei biglietti virtuali della lotteria associati
c) verificare le vincite (se presenti saranno indicate all’accesso in area riservata senza interrogazioni)
d) attivare o disattivare diverse funzionalità di ausilio per le diverse tipologie di comunicazione (newsletter, e-mail/Pec, sms, e altri mezzi di comunicazione definiti dalle Dogane)
e) conoscere i corrispettivi vincenti per i quali è prossima la scadenza del termine per la riscossione del relativo premio
f) esercitare i propri diritti, tra cui l’opposizione al trattamento dei dati
g) consultare i codici lotteria associati al proprio codice fiscale, con la relativa data di generazione.

Sul Portale lotteria, inoltre, è possibile segnalare le eventuali criticità, incongruenze e/o irregolarità riscontrate sia nel sistema di partecipazione sia nello stesso Portale.

Estrazione “zero contanti”
Con un provvedimento, attualmente all’esame del Garante della privacy, saranno stabilite le regole per “zero contanti”, un’estrazione aggiuntiva dedicata a chi effettua gli acquisti con moneta elettronica. E’ previsto un premio annuale di 5 milioni di euro per i cittadini e di 1 milione di euro per i commercianti. Ci saranno, inoltre, 10 premi mensili da 100mila euro per i cittadini e 10 premi da 20mila euro per i commercianti. A partire dal 2021, inoltre, saranno effettuate anche le estrazioni settimanali (15 premi da 25mila euro per i cittadini e 15 premi da 5mila euro per i commercianti).

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Ritenute fiscali degli appalti: il certificato che riduce gli oneri

Ritenute fiscali degli appalti:
il certificato che riduce gli oneri

Disponibile online il modello che attesta la sussistenza dei requisiti delle imprese, valido quattro mesi dalla data del rilascio ed esente da imposta di bollo e dai tributi speciali

Redazione Fisco Oggi

certificato

Fisco Oggi

Via libera allo schema di certificato che permette alle imprese committenti di verificare che le imprese appaltatrici siano dotate dei requisiti richiesti dal collegato fiscale alla legge di Bilancio 2020 (Dl n. 124/2019) in materia di ritenute negli appalti over 200mila euro. Il provvedimento delle Entrate del 6 febbraio 2020 approva il modello (allegato A) con cui gli uffici dell’Agenzia potranno certificare la presenza dei requisiti, allegato B, indicati nell’articolo 17-bis del Dlgs n. 241/1997, ricorrendo alle informazioni presenti nel sistema dell’anagrafe tributaria e ai dati trasmessi dagli agenti della riscossione.

Il certificato, disponibile a partire dal terzo giorno lavorativo di ogni mese, ha una validità di 4 mesi dalla data del rilascio e non sconta l’imposta di bollo, né tributi speciali.

Il documento è messo a disposizione presso un qualunque ufficio territoriale della Direzione provinciale competente in base al domicilio fiscale dell’impresa, salvo diverso atto organizzativo adottato dal Direttore provinciale. Competente all’emissione del certificato per i grandi contribuenti è la Direzione regionale, che già provvede al rilascio di altre certificazioni quali la certificazione dei carichi pendenti, dell’esistenza di contestazioni in caso di cessione d’azienda, o attestante l’iscrizione all’Anagrafe tributaria al fine di poter fruire delle agevolazioni previste dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni.

L’impresa può segnalare all’ufficio che ha emesso il certificato eventuali ulteriori dati che ritiene non essere stati considerati. L’ufficio verifica tali dati e richiede, se necessario, conferma delle informazioni relative ai carichi affidati agli agenti della riscossione, in modo da valutare l’emissione di un nuovo certificato.

Il provvedimento di oggi trova la sua origine nella nuova disposizione, introdotta dall’articolo 4 del Dl n. 124/2019 (articolo 17-bis del Dlgs n. 241/1997), finalizzata a contrastare l’omesso versamento delle ritenute. La nuova procedura introdotta dalla norma prevede che i soggetti che affidano a un’impresa il compimento di una o più opere o di uno o più servizi di importo complessivo annuo superiore a 200mila euro, con contratti di appalto, subappalto o di affidamento a consorzi (o rapporti negoziali comunque denominati), caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi di attività del committente con utilizzo di beni strumentali di proprietà dello stesso committente o ad esso riconducibili in qualunque forma, richiedano all’impresa appaltatrice o affidataria e ai subappaltatori copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute, trattenute dalla stessa impresa ai lavoratori direttamente impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio. 

Per consentire al committente di eseguire il controllo dei pagamenti versati dalle imprese, gli appaltatori, subappaltatori o affidatari sono tenute a trasmettere al committente, entro cinque giorni lavorativi successivi alla scadenza del versamento, le deleghe e un  elenco  nominativo  di  tutti  i  lavoratori, identificati mediante codice fiscale, impiegati nel mese precedente direttamente  all’esecuzione di opere e servizi affidati dal committente, con le ore di lavoro prestate in relazione all’opera o servizio, l’ammontare della retribuzione corrisposta al dipendente collegata a tale  prestazione e il dettaglio delle ritenute fiscali eseguite nel mese precedente nei confronti di tale lavoratore, con separata indicazione di quelle relative alla prestazione affidata dal committente.

Tali nuovi adempimenti in tema di ritenute fiscali non trovano applicazione se le imprese appaltatrici o affidatarie o subappaltatrici consegnano al committente la certificazione, messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, che attesta la sussistenza dei requisiti, indicati alle lettere a) e b) dell’articolo17-bis del Dlgs n. 241/1997:

  • essere in attività da almeno tre anni
  • essere in regola con gli obblighi dichiarativi
  • avere eseguito, nel corso dei periodi d’imposta cui si riferiscono le dichiarazioni dei redditi presentate nell’ultimo triennio, complessivi versamenti registrati nel conto fiscale per un importo non inferiore al 10% dell’ammontare dei ricavi o compensi risultanti dalle dichiarazioni medesime
  • non avere iscrizioni a ruolo o accertamenti esecutivi o avvisi di addebito affidati agli agenti della riscossione relativi alle imposte sui redditi, all’imposta regionale sulle attività produttive, alle ritenute e ai contributi previdenziali per importi superiori a 50mila euro, per i quali i termini di pagamento siano scaduti e siano ancora dovuti pagamenti o non siano in essere provvedimenti di sospensione. Quest’ultima disposizione non si applica per le somme oggetto di piani di rateazione per i quali non sia intervenuta decadenza.

Il provvedimento di oggi, quindi, approva lo schema del certificato di sussistenza dei requisiti delle imprese, oltre a indicare i criteri per la verifica della stessa.

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Locazione turistica di immobile: sì all’Iva per l’impresa di ripristino

Locazione turistica di immobile:
sì all’Iva per l’impresa di ripristino

L’affitto del fabbricato può essere considerato imponibile ai fini Iva se gli interventi eseguiti sullo stesso sono finalizzati a trasformare la struttura in un organismo edilizio diverso dal precedente

Redazione – Fisco Oggi

casa al mare

Fisco Oggi

Una società che intende locare l’immobile di sua proprietà trasformato “room & breakfast” a seguito di rilevanti interventi di modifica, può optare per il regime di imponibilità ai fini Iva, al posto dell’esenzione, se i lavori di frazionamento e accorpamento eseguiti hanno trasformato il fabbricato in un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. In tal caso, infatti la stessa società può essere considerata “impresa di ripristino” e quindi beneficiare del regime opzionale.
È il chiarimento fornito con la risposta n. 84/2020 dall’Agenzia delle entrate.

L’istante è una società immobiliare che ha trasformato un fabbricato di sua proprietà in Room & breakfast essendo intenzionata a svolgere l’attività di gestione turistica dell’immobile. Successivamente, la società, decide di tornare alla sua precedente attività di società immobiliare e di affittare l’unità ricettiva a potenziali conduttori.
Chiede, quindi, se la locazione turistica è esente ai fini Iva e se le fatture emesse dalle imprese che hanno eseguito i lavori senza applicazione di Iva in inversione contabile, debbano essere integrate dalla committente con l’Iva al 10% o al 22%.

L’Agenzia ricorda che quando l’istante ha locato l’immobile nell’esercizio dell’attività di Room & Breakfast, l’operazione non può essere esentata da Iva in quanto rientrante tra “le prestazioni di alloggio,…effettuate nel settore alberghiero o in settori aventi funzioni analoghe” (articolo 135, paragrafo 2, lettera a) della Direttiva 2006/112/CE) che scontano l’Iva con aliquota del 10 per cento.

Diversa è l’ipotesi in cui l’istante loca l’intero immobile accatastato A3 ai potenziali conduttori, ritornando così a svolgere l’attività di gestione immobiliare.
In questo caso, la Società può optare per il regime di imponibilità Iva a condizione che rivesta la qualifica di “impresa di ripristino”.
Come chiarito dalla circolare 27/2013 “Le “imprese di ripristino” sono quelle che acquistano un fabbricato ed eseguono o fanno eseguire sullo stesso gli interventi edilizi elencati dall’art. 3, primo comma, lettere c), d) ed f), del Testo Unico dell’Edilizia, cioè “gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente”. Ne consegue che se le opere fatte eseguire dalla Società sugli immobili di sua proprietà dovessero effettivamente rientrare tra quelle elencate dall’articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f), del Testo unico dell’edilizia (accertamento tecnico che non può essere effettato in sede di interpello), l’Istante potrebbe scegliere di assoggettare ad Iva -in luogo dell’esenzione – la locazione dell’immobile, previa opzione da inserire nel relativo contratto.
In assenza di detta opzione, la locazione rientrerà nel naturale regime di esenzione da Iva

Riguardo al secondo quesito, l’Agenzia rileva che è strettamente connesso al primo, nel senso che l’aliquota Iva dipende dal tipo di interventi fatti eseguire dall’istante. Quindi l’aliquota Iva del 10% potrà essere applicata a condizione che le opere eseguite rientrino effettivamente tra quelle elencate dall’articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f), del Testo unico dell’edilizia e ricorrano anche le altre condizioni (numeri 127-terdecies, 127-quaterdecies e 127-quinquesdecies, Parte III, Tabella A del Decreto Iva).

 

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Invio telematico dei corrispettivi, criticità e soluzioni interpretative

Invio telematico dei corrispettivi,
criticità e soluzioni interpretative

L’Agenzia fa un quadro delle regole generali previste dal nuovo obbligo e chiarisce alcuni aspetti in considerazione dei dubbi e delle segnalazioni pervenute da operatori e cittadini

Redazione – Fisco Oggi

corrispettivi telematici

Fisco Oggi

Sono soggette all’obbligo di memorizzazione e invio telematico dei corrispettivi le operazioni di trasporto internazionale che non avvengono con nave, aereo o treno, mezzi per i quali la normativa prevede uno specifico esonero. In tema di sanzioni, la memorizzazione e la trasmissione costituiscono un unico adempimento per cui la mancanza dell’una o dell’altra comporta l’applicazione delle misure sanzionatorie.
Con la circolare n. 3/E del 21 febbraio 2020, l’Agenzia, attraverso un’analisi organica degli interventi attuati in tema di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi, fa il punto delle regole generali per chiarire poi alcune criticità segnalate dalla platea di contribuenti, operatori e commentatori, interessati al nuovo adempimento.

Regola generale
Il nuovo obbligo telematico si inserisce nelle misure di semplificazione della certificazione fiscale dei corrispettivi avviate su base volontaria a decorrere dal 1° gennaio 2017.
La norma di riferimento (articolo 2, Dlgs n. 127/2015) prevede che i commercianti, gli albergatori, i ristoratori e tutti coloro che svolgono le attività previste dall’articolo 22 del Dpr n. 633/1972, a partire dal 1° gennaio 2020 (dal 1° luglio 2019 per i volumi d’affari over 400mila) debbano inviare all’Agenzia delle entrate i dati degli incassi giornalieri delle cessioni dei beni e delle prestazioni di servizi rilevanti ai fini Iva. Al suo interno, singoli commi sono dedicati, fra l’altro, ai criteri specifici di applicazione, alle sanzioni applicabili, al credito d’imposta per l’acquisto o l’adattamento dei registratori telematici, alle operazioni escluse dall’obbligo.

Le eccezioni alla regola
I primi chiarimenti forniti con la circolare in esame riguardano le operazioni esonerate dall’obbligo di memorizzazione e invio telematico dei corrispettivi, sostanzialmente individuate dal Dm 10 maggio 2019, che vanno quindi documentate con il vecchio scontrino, come l’emissione di titoli di viaggio. L’Agenzia, al riguardo, in relazione alle esclusioni, precisa, tra l’altro, che le operazioni effettuate durante un trasporto internazionale a bordo di mezzi diversi da quelli ivi individuati (nave, aereo e treno), come ad esempio un pullman, sono soggette alla regola generale. Si ricorda, infatti, che il Dm 10 maggio 2019, alla lettera d) prevede espressamente che l’obbligo di memorizzazione e trasmissione non si applica “alle operazioni effettuate a bordo di una nave di un aereo o di un treno nel corso di un trasporto internazionale”.

Riguardo gli operatori rientranti nel regime forfettario (articolo 1, commi 54-89, legge n. 190/2014) non sono di per sé esclusi dall’applicazione delle nuove regole, a meno che non svolgano attività esonerate, stante il fatto che l’elemento determinante è l’attività e non il soggetto.

Buoni pasto
La circolare inoltre prevede l’obbligo di emissione del documento commerciale in tutte le ipotesi di operazioni completate (e dunque non necessariamente “effettuate” ai fini Iva), incluse le prestazioni di servizi in cui ci siano corrispettivi non riscossi. Rientrano in questa categoria, ad esempio, i “ticket restaurant”. In questo caso, chiarisce l’Agenzia, completata la prestazione nei confronti del cliente, alla ricezione del buono pasto il prestatore:

  • memorizza il corrispettivo in tutto o in parte non riscosso
  • emette il documento commerciale.

Dopo la memorizzazione segue l’invio dei dati, secondo le indicazioni e le specifiche tecniche indicate nel provvedimento del direttore dell’Agenzia del 28 ottobre 2016. In pratica, fino al 30 giugno 2020, è prevista la trasmissione di un ammontare dei corrispettivi comprensivo anche degli importi dei resi, degli annulli, dei corrispettivi non riscossi collegati a “ticket restaurant” e similari. A decorrere dal 1° luglio 2020 i dati dei corrispettivi giornalieri trasmessi all’Agenzia delle entrate riporteranno elementi informativi della transazione di maggior dettaglio.

In caso di opzione per la vecchia fattura, precisa inoltre la circolare, non sussiste l’obbligo di emissione del documento commerciale, essendoci alternatività rispetto alla memorizzazione e invio dei corrispettivi.
Pur se la norma non lo abbia precisato, come avveniva per scontrini e ricevute fiscali, il documento commerciale è escluso dall’imposta di bollo.

Modalità di fruizione del bonus
Come è noto il legislatore ha previsto per gli anni 2019 e 2020, un contributo, sotto forma di credito d’imposta, a favore degli esercenti, per l’acquisto o l’adattamento del vecchio registratore di cassa (articolo 2, comma 6-quinquies,  Dlgs  n. 127/2015).
Tale credito è utilizzabile dalla prima liquidazione periodica Iva successiva al mese in cui è registrata la fattura d’acquisto o adattamento del registratore di cassa e spetta in relazione alle sole spese sostenute, con strumenti tracciabili (come per esempio bonifici e carte di credito/debito), nel 2019 e 2020 (per un massimo di 250 euro in caso di acquisto e 50 euro in caso di adattamento).
Il credito è utilizzabile solo in compensazione, non essendo quindi possibili né la cessione, né il rimborso.

L’ammontare della spesa è considerato comprensivo di Iva, nella misura in cui l’imposta non è oggetto di detrazione da parte di chi fruisce dell’agevolazione.
In caso di pagamento rateale, sarà possibile fruire del credito “in ragione di quanto effettivamente corrisposto”, chiarisce la circolare, senza attendere il saldo dell’intero.

Il contributo spetta anche a coloro che utilizzano gli strumenti nuovi o adattati sostenendo la relativa spesa per l’acquisto o l’adeguamento nel 2019 e 2020, ma ne diventano proprietari solo in un secondo momento, come nel caso di leasing. In questo caso, rimangono però fuori del credito d’imposta coloro che acquistano gli strumenti non per un uso diretto, ma, ad esempio, per la successiva cessione a vario titolo (per il leasing, rimane pertanto escluso dal contributo il cedente, che non utilizza l’apparecchiatura per memorizzare e inviare i corrispettivi relativi alla propria attività, ma solo per la successiva locazione).

Applicazione delle sanzioni
La mancata memorizzazione o trasmissione, o l’invio di dati incompleti o non rispondenti al vero, comportano l’applicazione delle sanzioni cioè, rispettivamente, al 100% dell’imposta corrispondente all’importo non documentato, con un minimo di 500 euro e chiusura temporanea dell’esercizio nelle ipotesi di quattro distinte violazioni in giorni diversi all’interno di un quinquennio (articolo 2, comma 6, del Dlgs n. 127/2015). Le sanzioni sono escluse, per il primo semestre di vigenza dei nuovi obblighi (cioè dal 1° luglio al 31 dicembre 2019 per i soggetti con volume d’affari superiore a 400.000 euro, 1° gennaio al 30 giugno 2020 per gli altri) se l’operatore, avendo liquidato correttamente l’imposta, invia i dati entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Al riguardo, l’Agenzia precisa che memorizzazione e trasmissione costituiscono un unico adempimento ai fini dell’esatta documentazione dell’operazione e dei relativi corrispettivi e dunque la mancanza di uno solo di essi comporta l’applicazione della sanzione (vedi anche circolare n. 15/2019 e risoluzione n. 6/2020). Quindi, il soggetto che ha effettuato una corretta memorizzazione cui non segue la trasmissione è sanzionabile come lo è pure colui che dopo una memorizzazione infedele ha inviato regolarmente i dati.

Il documento di prassi chiarisce infine che per omissione si intende anche il mancato rispetto dei termini previsti per la memorizzazione e/o l’invio dei dati, i quali devono ritenersi essenziali.

 

 

 

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Trasmissione telematica corrispettivi: nel I semestre, ritardo non sanzionato

Trasmissione telematica corrispettivi: nel I semestre, ritardo non sanzionato

Quando l’unica violazione posta in essere consista nell’omesso invio dei dati nei termini fissati norma, nessuna contestazione sarà rivolta ai soggetti con volume d’affari superiore a 400mila euro

Pier Paolo del Franco – Fisco Oggi

Fisco Oggi

L’invio dei dati dei corrispettivi giornalieri è indispensabile  ai fini del corretto adempimento degli obblighi fissati dall’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo n. 127/2015. Non è comunque necessario soddisfare gli stessi laddove le operazioni siano state documentate tramite fattura. È questa, in estrema sintesi, l’indicazione principale contenuta nella risoluzione n. 6/E del 10 febbraio 2020.

La norma e i relativi dubbi
L’articolo 2, comma 1, del Dlgs n. 127/2015 declina, nell’attuale quadro normativo, la regola generale propria delle operazioni di commercio al minuto in locali aperti al pubblico e di quelle assimilate (articolo 22 del Dpr n. 633/1972), ossia l’obbligo di memorizzare elettronicamente e inviare telematicamente i dati dei relativi ai corrispettivi giornalieri. Ciò in luogo dei vecchi scontrini e ricevute fiscali, “sopravvissuti” solo per operazioni residuali (cfr Dm 10 maggio 2019).

L’obbligo, che decorre dal 1° gennaio 2020 per la generalità dei soggetti passivi, è stato anticipato al 1° luglio 2019 per quelli con volume d’affari, realizzato nel 2018, superiore a 400mila euro.
Lo stesso porta con sé, in caso di violazione, le sanzioni indicate nel successivo comma 6 del medesimo articolo 2, ovvero, stante il rinvio ivi contenuto, quelle dell’articolo 6, comma 3 e 12, comma 2, del Dlgs n. 471/1997 (rispettivamente, cento per cento dell’imposta corrispondente all’importo non documentato, con un minimo di 500 euro e chiusura temporanea dell’esercizio nelle ipotesi di quattro distinte violazioni in giorni diversi all’interno di un quinquennio).
Si tratta di sanzioni onerose che, unite alle difficoltà che sempre accompagnano i nuovi adempimenti, specie quando la platea dei contribuenti coinvolti è molto ampia e deve dotarsi degli strumenti necessari (nel caso concreto il registratore telematico – RT – di cui al provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 28 ottobre 2016), hanno spinto il legislatore a escludere le stesse, nel primo semestre di vigenza dei nuovi adempimenti, in caso di trasmissione telematica dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, fermi restando i termini di liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto (cfr l’articolo 2, comma 6-ter, del Dlgs n. 127).

L’amministrazione finanziaria, con la circolare n. 15/2019, aveva peraltro evidenziato che, in attesa di dotarsi di un RT, i soggetti coinvolti avrebbero potuto adempiere temporaneamente all’obbligo di memorizzazione giornaliera dei corrispettivi mediante i registratori di cassa già in uso, ovvero tramite ricevute fiscali, fermo il rispetto degli altri obblighi legislativamente fissati (invio dei dati entro il mese successivo e corretta liquidazione dell’Iva).
Trascorso, per i soggetti con volume d’affari superiore a 400mila euro, il primo semestre di vigenza dell’obbligo, si è posto il dubbio della possibile applicazione di sanzioni per coloro che, in luogo di memorizzazione e inviare i dati dei corrispettivi giornalieri, avessero documentato le proprie operazioni tramite altri strumenti.

La soluzione fornita dall’Agenzia delle entrate
Il dubbio è stato prontamente dissipato dall’amministrazione finanziaria che, nel richiamare il corretto iter dell’adempimento previsto dall’articolo 2 del Dlgs n. 127/2015 – ossia memorizzazione dei dati (sostituita, nel caso, per il primo semestre, dall’emissione di scontrini/ricevute fiscali), trasmissione telematica degli stessi e corretta liquidazione dell’Iva – ha altresì ricordato che né tale disposizione, né altre, hanno modificato la previsione dell’articolo 22 del Dpr n. 633/1972 e la possibilità, o l’obbligo (a fronte di una richiesta del cliente), di documentare le operazioni ivi richiamate tramite fatture (ex articolo 21 o 21-bis del medesimo decreto).
In tale ipotesi, dunque, precisa la risoluzione, gli obblighi di memorizzazione e invio dei corrispettivi giornalieri sono esclusi, al pari di quanto accade per le operazioni specificamente indicate nel Dm 10 maggio 2019 (si tratta, ad esempio, delle operazioni non soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi ai sensi dell’articolo 2 del Dpr n. 696/1996, di quelle di trasporto pubblico collettivo di persone, veicoli e bagagli al seguito o della gestione del servizio delle lampade votive nei cimiteri).

Nessuna sanzione sarà comunque contestata ai soggetti con volume d’affari superiore a 400mila euro per il periodo 1° luglio-31 dicembre 2019, in applicazione dei principi fissati dallo Statuto del contribuente (cfr in particolare, l’articolo 10 della legge n. 212/2000 in tema di errori del contribuente), quando l’unica violazione posta in essere consista nell’omesso invio dei dati dei corrispettivi nei termini fissati dal richiamato articolo 2, comma 6-ter, del Dlgs n. 127/2015.
Ciò purché l’omissione sia sanata entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa al 2019 (ossia entro il 30 aprile 2020). Trascorso anche tale ultimo termine, evidenzia l’Agenzia delle entrate, sarà comunque possibile avvalersi del ravvedimento operoso (ex articolo 13 decreto legislativo n. 472/1997), istituto al quale ricorrere anche nelle ipotesi di ulteriori inadempimenti od omissioni (ad esempio, in rifermento al corretto versamento dell’Iva) di cui ci si sia avveduti direttamente o tramite le comunicazioni che l’amministrazione finanziaria, nella propria complessiva attività per favorire l’adempimento spontaneo, ha inviato onde segnalare possibili anomalie.                 

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Legge di bilancio per il 2020 – 11: tax credit per zone “disagiate”

Legge di bilancio per il 2020 – 11:
tax credit per zone “disagiate”

Riguardano gli investimenti effettuati nei comuni colpiti dal sisma del Centro Italia, quelli realizzati nelle Zone economiche speciali e quelli messi in atto nelle regioni del Mezzogiorno

Lilia Chini – Fisco Oggi

Fisco Oggi

Il bilancio 2020 (legge n. 160/2019) prevede la proroga, a tutto il 2020, del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive nei comuni del Centro Italia colpiti dal sisma del 2016 e di quello riservato a chi investe nelle zone assistite ubicate nelle regioni del Sud Italia. Estesa la fruibilità del credito d’imposta per gli investimenti nelle Zes e istituita la zona franca doganale nell’area portuale di Taranto.
Vediamo ora le singole disposizioni riguardanti le diverse agevolazioni.

Credito d’imposta per investimenti nel Centro Italia
Il comma 218 della legge di bilancio 2020 proroga di un anno, fino al 31 dicembre 2020, il periodo entro il quale le imprese localizzate nei comuni situati nelle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dagli eventi simici che si sono succeduti dal 24 agosto 2016 che effettuano investimenti possono beneficiare del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi.
 
Il bonus per gli investimenti nei territori del sisma è stato istituito dall’articolo 18-quater del decreto legge n. 8/2017 che ha esteso alle imprese localizzate nei comuni delle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo, colpiti dagli eventi sismici verificatisi a decorrere dal 24 agosto 2016, il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, istituito dalla legge di stabilità 2016.
In particolare, il beneficio viene attribuito nella misura del 25% per le grandi imprese, del 35% per le medie imprese e del 45% per le piccole imprese.
Il regime di aiuti di cui all’articolo 18-quater è stato autorizzato dalla Commissione europea.
Il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 9 agosto 2019 ha fornito indicazioni sulle modalità di presentazione della comunicazione per la fruizione del credito d’imposta (vedi articolo “La comunicazione per il Mezzogiorno vale anche per i bonus sisma e Zes”).
Con la risoluzione n. 83/E del 27 settembre 2019 è stato poi istituito il codice tributo “6905 (credito d’imposta investimenti sisma centro Italia – articolo 18-quater, comma 1, Dl n. 8/2017) da utilizzare nel modello F24 telematico.
 
Rafforzamento Zes e Zona franca doganale nel porto di Taranto
Esteso ai beni acquisiti entro il 31 dicembre 2022 (anzichè entro il 31 dicembre 2020) il credito d’imposta concesso per gli investimenti nelle Zone economiche speciali dal comma 316 della legge di bilancio 2020. Il medesimo comma istituisce anche la Zona franca doganale nell’area portuale di Taranto, per incentivarne il recupero delle potenzialità e sostenere l’occupazione.
 
Il comma 316 della legge di Bilancio 2020 modifica l’articolo 5, comma 2 del Dl n. 91/2017 riguardante il regime fiscale per gli investimenti nelle Zes stabilendo che il credito d’imposta già previsto per gli investimenti nelle Zes sia commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquisiti entro il 31 dicembre 2022, estendendone quindi la fruibilità; resta invariato il limite massimo previsto, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro.
Anche in questo caso l’Agenzia delle entrate ha dato disposizioni in merito alle modalità di presentazione della comunicazione per la fruizione del credito d’imposta per gli investimenti nelle Zone economiche speciali con il citato provvedimento del 9 agosto 2019 e con la medesima risoluzione 83/E del 27 settembre 2019 ha istituito il codice tributo “6906” (credito d’imposta investimenti Zes – articolo 5, comma 2, Dl n. 91/2017) da utilizzare con il modello F24 telematico.
 
È bene ricordare che le agevolazioni vengono revocate nel caso in cui le imprese non mantengono le loro attività nelle Zes per almeno 7 anni dopo aver completato l’investimento.
L’istituzione delle Zone economiche speciali è stata prevista dal “decreto Sud” (articoli 4 e 5, Dl n. 91/2017) per favorire, in alcune aree del Paese, la creazione di condizioni favorevoli in termini economici, finanziari e amministrativi, finalizzate allo sviluppo delle imprese già operanti, nonché all’insediamento di nuove realtà imprenditoriali
Secondo la normativa di riferimento, per Zes si intende “una zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti, purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un’area portuale” (avente le caratteristiche stabilite dal regolamento Ue n. 1315 dell’11 dicembre 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, sugli orientamenti dell’Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T).
Sulla base della normativa europea, le Zes possano essere costituite in alcune aree del Paese, in particolare nelle regioni “meno sviluppate” o “in transizione”. Le regioni meno sviluppate in Italia sono Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia e Campania, mentre sono regioni in transizione Sardegna, Abruzzo e Molise
Nelle Zes occorre creare condizioni favorevoli dal punto di vista economico, finanziario e amministrativo che permettano lo sviluppo delle imprese già esistenti e la nascita di nuove realtà imprenditoriali; in particolare, le imprese che si insediano all’interno delle Zes usufruiscono di benefici fiscali nonché di riduzione dei termini dei procedimenti e di semplificazione degli adempimenti, così come stabilito dall’articolo 5 del Dl n. 91/2017.
 
L’istituzione della Zona franca doganale nell’area portuale di Taranto è prevista dalla lettera b) del comma 316 che stiamo prendendo in considerazione. Per tale Zona franca doganale, che ha lo scopo di incentivare il recupero delle potenzialità nell’area portuale di Taranto e di sostenere l’occupazione, la perimetrazione è definita dall’Autorità di sistema portuale del Mar Jonio e approvata con determinazione del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.
 
Credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno
Il comma 319 della legge di bilancio 2020 stabilisce la proroga la 31 dicembre 2020 del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive nelle zono assistite situate nelle regioni del Mezzogiorno, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo.
 
L’articolo 1, commi da 98 a 110, della legge n. 208/2015 (Stabilità 2016), ha istituito un credito di imposta a favore delle imprese che, a decorrere dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2019, effettuano l’acquisizione, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di beni strumentali nuovi, vale a dire macchinari, impianti e attrezzature varie, facenti parte di un progetto di investimento iniziale e destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo.
Il credito di imposta è riconosciuto nel rispetto della Carta degli aiuti a finalità regionale 2014-2020, cioè del 25% per le grandi imprese situate in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna e del 10% per le grandi imprese ubicate in determinati comuni delle regioni Abruzzo e Molise. Inoltre, le intensità massime di aiuto applicabili alle grandi imprese possono essere maggiorate: di un massimo di 20 punti percentuali per le piccole imprese; di un massimo di 10 punti percentuali per le imprese di medie dimensioni.
 
Va inoltre ricordato che l’Agenzia delle entrate ha emanato le circolari 34/2016 e 12/2017, interpretative della disciplina agevolativa e con il provvedimento 14 aprile 2017 ha messo a disposizione il modello, con le relative istruzioni, per la presentazione, in via telematica, delle richieste di autorizzazione alla fruizione del credito d’imposta.

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